NOUVELLE VAGUE: cocktail e bossanova

17 febbraio, 2010

Se siete allergici ai gruppi musicali specializzati in cover non andate avanti a leggere. Se invece non vi dispiace che i grandi classici del passato, così come quelli meno grandi e famosi, siano riletti in chiave diversa e che da una canzone bella ne venga creata poi una seconda, questo è il posto che fa per voi.

Il collettivo francese Nouvelle Vague

Il collettivo francese Nouvelle Vague

Nouvelle Vague è il nome che i musicisti Marc Collin e Olivier Libaux scelgono per il loro progetto: un collettivo musicale il cui obiettivo è quello di riarrangiare in chiave bossa e sixties vecchie glorie della New Wave, del post rock e del post punk. Già a cominciare dal nome che scelgono l’idea è abbastanza chiara: Nouvelle Vague oltre ad essere uno storico movimento cinematografico francese, tradotto in inglese significa proprio New Wave, e lo stile che scelgono i collaboratori del gruppo ,unito all’immagine che vogliono dare, richiama fortemente l’estetica degli anni ’60.

Il primo album omonimo Nouvelle Vague esce nel 2004. Qui si trovano brani come Love Will Tear Us Apart dei Joy Division, Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode, Guns of Brixton dei Clash, tutti molto famosi e riconoscibili anche se reinterpretati in chiave bossanova e cantati da voci femminili. In realtà le ragazze non avevano mai sentito prima i pezzi, così il loro modo di cantare non è stato influenzato in alcun modo e l’originalità è stata assicurata.

Nouvelle Vague in stile sixtiesDue anni dopo il successo si ripete con Bande à Part. Lo schema non cambia, il titolo è ispirato al film di Jean-Luc Godard e i brani riletti sono questa volta quelli di Blondie con Heart of Glass, dei New Order con Blue Monday e addirittura di Billy Idol con una zuccherosa Dancing with Myself.

Nonostante l’effetto sorpresa sia svanito, le canzoni reggono, anzi piacciono. Si cantano, ripetono l’effetto sottofondo da cocktail ballabile e cantabile estremamente piacevole del primo album. E d’altra parte perché non dovremmo divertirci ascoltando bella musica e ripercorrendo vecchi ricordi?

Purtroppo poi nella realtà le cose non vanno così e dopo poco il giocattolo tanto amato si rompe. Colpa forse di una minore attenzione nella scelta dei pezzi o nel voler ampliare gli arrangiamenti introducendo anche ballate e melodie country. Il terzo album dei Nouvelle Vague, 3, funziona meno dei primi due, nonostante la presenza degli artisti originali delle canzoni, che duettano con le cantanti di turno.

Sprazzi di sollievo si hanno comunque negli episodi di Master & Servant dove Mélanie Pain canta con Martin Gore dei Depeche Mode e con All My Colours, in cui la guest star è Ian McCulloch di Echo And The Bunnymen. Il risultato generale è tuttavia quello di un album stanco, figlio di un’idea interessante ma ormai sfruttata e che ha perso di freschezza.

Per l’estate che arriva, ci accontentiamo di ascoltare i primi due album, magari al tramonto e bevendo un mojito ben fatto. Per il futuro chissà.

di Sara Moschini

video Dance with me: http://www.youtube.com/watch?v=ekQZPozjCX8

video Don’t go: http://www.youtube.com/watch?v=cSeOrU2SMM8