Non solo folk per Laura Veirs
1 febbraio, 2010
Codini, occhiali, gonne sotto il ginocchio e scarpe improbabili. Laura Veirs si presenta come la timida ragazza che non esce mai dalla biblioteca, la vicina di casa biondina con lo sguardo abbassato, come una che potrebbe facilmente essere la protagonista di un teen movie americano, nel ruolo della secchiona di turno.
E invece no. Invece quando Laura canta, tutti ammutoliscono. La sua voce così limpida e dolce riesce a trasmettere sensazioni che hanno fatto spendere per lei parole ben più che benevole e paragoni con artiste del calibro di Susanne Vega, Beth Orton e Cat Power.
Sì perché c’è di più dietro all’immagine della cantautrice folk che salta immediatamente agli occhi, c’è un talento confermato, una costanza e una profondità che non possono passare inosservate e che portano, ascolto dopo ascolto, ad apprezzarla sempre di più, a voler ascoltare quella canzone ancora una volta e un’altra ancora.
Il primo album esce nel 1999, è registrato dal vivo e porta il nome di Laura. Solo lei e la sua chitarra nella versione più intima. Da quel momento ad oggi sono ben cinque gli album che si succedono. La band comincia a comparire nelle registrazioni e nei live in maniera costante e nel 2003 esce Troubled by the Fire, un album registrato completamente con i musicisti che ha portato Laura a dividere lo studio con grandi artisti come l’improvvisatore di viola Eyvind Kang che è ancora con lei.
Ma è con Carbon Glacier e Year of Meteors che la cantautrice comincia a farsi davvero apprezzare soprattutto in Europa. Sono entrambi album intimi che al primo ascolto potrebbero risultare meno immediati di quelli precedenti, ma che poi riescono a mantenere un alto livello di interesse e di piacere, nelle prove più slow e classiche come in quelle più sperimentali.
Nel 2007 esce così Saltbreakers, dove Laura racconta in musica le sue passioni, il mare (da cui il titolo che indica le onde), la letteratura (José Saramago e Melville), le stelle e gli astri. Musicalmente mescola indie-rock e country e rhythm & blues per un album più movimentato e diversificato.
L’ultima prova, July Flame è da poco in circolazione, ma sta già facendo parlare di sé. Più scarno nel suono vista la sola presenza del produttore e batterista Tucker Martine, di Karl Blau e di Kang assieme a Laura, l’album risulta un ritorno al passato, a quel confessionale intimo che sono le canzoni per la cantante, dove la voce e i testi sono i veri protagonisti e il pop più ritmico lascia spazio agli archi.
Colin Meloy dei Decemberists ha già dichiarato che questo sarà il miglior album del 2010, non male come risultato per la timida ragazza che non esce mai dalla biblioteca.
di Sara Moschini
foto G.A. Carafelli, David Belisle
video Magnetized: http://www.youtube.com/watch?v=jo-yV19ZomE
video Cast a Hook in Me: http://www.youtube.com/watch?v=yZGheh28D7o
















