Have one us Joanna
31 marzo, 2010
Se si osserva e si ascolta Joanna Newsom nel video di Sprout and the Bean mentre pizzica la sua arpa tutta concentrata e presa, come se con quella voce particolare, un po’ nasale e subito riconoscibile, stesse recitando un compito o raccontando una storia che ha paura di dimenticare, è impossibile restare indifferenti.
E’ davvero impossibile non rimanere affascinati dal suo aspetto gentile, dai capelli perfettamente tagliati, con la frangia dritta e le orecchie a mo’ di elfo che fanno capolino.
Sì, è facile guardando Joanna pensare ad un qualche sortilegio, d’altra parte la bionda ragazza ce la mette tutta per farci cadere nella sua trappola fatta di lunghi abiti, pizzi e merletti e dobbiamo ammettere che, nonostante la sua musica si ben lontana dall’essere immediata e facile, riesce perfettamente nel suo intento di seduzione. Probabilmente il suo fascino risiede anche e soprattutto nell’innegabile bravura, un misto di preparazione scolastica e talento naturale.
Joanna infatti, non solo è cantautrice ma fin da quando aveva cinque anni suona l’arpa, strumento grazie al quale è diventata celebre, e il pianoforte da quando di anni ne aveva solo tre. Al college comincia poi a studiare composizione e scrittura creativa ed è proprio qui che inizia a suonare le tastiere nel gruppo chiamato The Pleased.
A soli 20 anni riesce così a registrare indipendentemente due Ep, Walnut Whales nel 2002 e Yarn and Glue nel 2003. Questi arrivano fortuitamente all’etichetta Drag City, che mette subito Joanna sotto contratto per farle pubblicare quello che sarà il suo album di debutto, The Milk-Eyed Mender nel 2004. Nei due anni successivi la cantante è in tour con Devendra Banhart e con i Vetiver, ma il successo di pubblico arriva soprattutto dalle sue apparizioni al Jimmy Kimmel Live, programma della ABC.
Il suo secondo album, Ys, è dunque molto atteso e non delude le aspettative. Più curato dal punto di vista musicale e della produzione, l’album in realtà contiene solo cinque canzoni, di cui alcune lunghe più di dieci minuti.
Le apparenti anomalie non hanno però spaventato la critica, che accoglie Ys con calore, salutando la ragazza come il più importante e promettente membro del movimento psych folk, anche se a Joanna non sono mai piaciuti né interessati i giudizi e le etichette prestampate e prestabilite.
Il suo nuovo ed ultimo album, Have one on me, è arrivato da poco sul mercato, ma sta già facendo parlare: un triplo album prodotto dalla stessa Newsom, che pare essere più semplice e meno barocco rispetto al precedente Ys.
Sebbene siano infatti presenti strumenti come il kaval (flauto particolare) e il tambura (strumento a corde simile ad un liuto di grandi dimensioni), per la prima volta dopo tanti anni alcune canzoni si basano principalmente sul pianoforte e non sull’arpa. Anche la voce di Joanna è cambiata, questo purtroppo a causa di noduli alla gola che l’hanno costretta al silenzio per due mesi e ad esercizi che hanno provocato poi il mutamento.
Il suo fascino e il suo sorriso mentre canta completamente persa nelle sue canzoni, quelli però sono rimasti immutati. Joanna Newsom parteciperà a maggio all’All Tomorrow’s Parties organizzato da Matt Groening a Minehead in Inghilterra. Un ritorno davvero imperdibile.
di Sara Moschini foto Elena Morelli
video Sprout and the Bean: http://www.youtube.com/watch?v=IYl0uLrXP7U
video Soft as Chalk (live): http://www.youtube.com/watch?v=ZV0PfHemuvs&NR=1














