Chi ha ucciso Amanda Palmer?
23 novembre, 2009
Proprio così si chiama l’esordio solista della cantante dei Dresden Dolls, Who killed Amanda Palmer?, datato 2008.
Ispirato al ritornello dei fan di Twin Peaks (Who killed Laura Palmer?) l’album è controverso proprio come la sua creatrice, ambiguo, profondo e scioccante quanto basta per suscitare reazioni e dibattiti. D’altra parte né come musicista né come personaggio pubblico, Amanda Palmer si è mai preoccupata di far parlare di sé o di dare adito a scandali di qualunque genere, anzi, spesso le provocazioni sono partite proprio dal suo blog.
Prima racconta di un aborto a 17 anni, poi di uno stupro a 20, e infine della propria bisessualità. Quando accusa la propria casa discografica (la Roadrunner Records) di aver eliminato alcune foto promozionali della sua pancia perché “troppo grassa”, i fan creano addirittura un sito per difendere la loro beniamina. La sua più grande provocazione deriva comunque dalla musica e dalle sue performance.
Già dai tempi dei Dresden Dolls, Amanda era solita mettere in scena dei veri spettacoli per i suoi concerti, show decadenti con artisti di strada e rimandi al circo, ai clown, agli uomini-statua delle città d’arte, al burlesque. Quando canta si esibisce quasi sempre in calze a rete, bustino e reggiseno a vista, gonne da can-can e trucco da gothic-doll. A metà tra una creazione di Tim Burton e una di Neil Gaiman, con cui sta portando in tour uno spettacolo di musica e reading, Amanda sembra davvero uscire dall’universo parallelo di un film fantasy.
La sua musica riesce a diventare davvero di rottura, con pezzi come Oasis, che ha suscitato un vero e proprio caso, non tanto per gli argomenti trattati quanto per la leggerezza con cui sono affrontati. La canzone racconta infatti in prima persona la triste storia (autobiografica?) di una ragazzina stuprata ad una festa dopo essere stata drogata, che rimasta incinta decide di abortire nonostante gli avvertimenti della comunità cristiana. La protagonista attraversa questi orrori con grande tranquillità, grazie all’aiuto virtuale dei suoi idoli, gli Oasis appunto, che le mandano una foto autografata; la sua unica preoccupazione, nonostante ciò che le è accaduto, è poi quella di poter andare a vedere i Blur, avendo già comprato il biglietto per il loro concerto. La musica è allegra, non conoscendo il testo si direbbe una canzone dagli argomenti felici, e invece no.
E proprio questo contrasto la rende così forte, e proprio per questo l’ascoltatore viene colpito e portato a riflettere. Come spesso accade, Oasis è stata letta invece come un tentativo di alleggerire e non prendere sul serio la religione, l’aborto, le violenze. Il video è stato censurato da tutte le televisioni inglesi.
Con tutte le contraddizioni e gli eccessi che la contraddistinguono, Amanda Palmer resta prima di tutto una grande artista, capace di creare spettacoli incredibili per i suoi spettatori. La sua ultima fatica? Un musical con i ragazzi della scuola d’arte di Lexington basato sulle musiche dei Neutral Milk Hotel e sul Diario di Anna Frank. Un po’ come se in Italia la Loredana Berté degli anni ’80 organizzasse uno show sul fascismo con musiche dei CSI al DAMS di Bologna. Impossibile.
di Sara Moschini
foto 01 Stefano Masselli http://www.flickr.com/photos/stefanomasselli/
foto 02 Beth Hommel
foto 03 Gregory Nomoora
sito web Amanda Palmer: http://amandapalmer.net/content/
flickr Amanda Palmer: www.flickr.com/amandapalmer
video Oasis: http://www.youtube.com/watch?v=8C17yfGyJjM














