Swap boutique, un guardaroba infinito ed eco-chic

23 dicembre, 2009

un interno della swap boutique milanese Atelier del riciclo

un interno della swap boutique milanese Atelier del riciclo

C’è una soluzione creativa, eco-chic e allo stesso tempo antica ai regali poco azzeccati che capita di ricevere a Natale: il baratto. Se si tratta di vestiti le festività potrebbero essere un’occasione per entrare in una swap boutique e sperimentare lo scambio di abiti, una tendenza proveniente dai paesi anglosassoni, dove il baratto, lo swap appunto, nasce da un’etica del rispetto e dalla fiducia reciproca nello scambio.

A Roma e a Milano si possono trovare boutique interamente dedicate allo scambio di abiti di qualità e in buono stato. Per prima ha aperto nell’ottobre 2008 nella capitale Barattiamo? (in via Amatrice 24) e dopo quasi un anno il 25 settembre, durante la settimana della moda, è stato inaugurato con un grande swap party l’Atelier del riciclo a Milano (in via Asti 17).

swap party

swap party

Ma nella gara per contendersi il titolo di pioniere dello swapping all’italiana c’è anche Tamara Nocco, titolare di una boutique a Bologna, I love shopping (in via San Felice 27). Nel 2007 Nocco aveva aperto una vetrina on-line per consentire alle clienti di scambiarsi vestiti e accessori a costo zero. Quest’anno ha fondato lo Swap Club Italia e organizzato due swap party a Bologna a ottobre e a Roma a novembre.

La filosofia dello swapping è riciclare gli sprechi e non gli scarti, ovvero non l’abito che dopo essere stato indossato a lungo è ormai inutilizzabile e da buttare, ma il capo d’abbigliamento nuovo o semi nuovo che non è adatto al suo proprietario ma che, piuttosto che essere macerato, potrebbe soddisfare un’altra persona. Nelle boutique i capi d’abbigliamento (ma anche accessori, libri o cd), vengono classificati dal personale in base a una scala di valutazione e possono essere scambiati con altri vestiti di pari valore portati da altri scambiatori. A Roma gli scambi si pagano dai 13 ai 20 euro a seconda della qualità dell’abito, lavato e sterilizzato; a Milano si paga un abbonamento che va dai 30 euro per un mese ai 200 per un anno, più una tessera di associazione di 10 euro e gli abiti che avanzano vengono regalati all’Associazione Solidarietà Aids.

In tempi di crisi economica il baratto può essere una soluzione per rinnovare il guardaroba senza spendere una follia: “Oggi la gente, soprattutto le donne, ha molta voglia di cambiare, spendendo poco”, ha detto al Corriere della Sera Arianna Alaimo, titolare di Barattiamo?. Ma Grazia Pellagrosi, una delle tre giornaliste che hanno fondato l’Atelier del riciclo, assicura: “Avevamo questa idea da 20 anni, avendo visto come negli Stati uniti e in Australia si viva benissimo con questo sistema”.

swap party all'Atelier del riciclo

swap party all'Atelier del riciclo

Lo swapping potrebbe non essere una moda passeggera, ma una nuova forma di consumo critico eco-chic: “Vogliamo diffondere – prosegue Pellagrosi – un edonismo sostenibile nell’arte, nel design, nella cultura e nella vita sociale. Si può vivere piacevolmente senza consumismo e senza inquinare. Con l’upcycling dei vestiti diamo nuova vita a oggetti che rimarrebbero inerti, senza consumare altra energia per il riciclo”.

Il tempo dirà se le swap boutique sono progetti destinati a crescere con nuovi punti vendita associati in franchising. Nel frattempo mani ai regali e se qualcosa non è della misura giusta niente paura: c’è la swap boutique, un nuovo, infinito guardaroba aperto a tutti.

di Daniele Monaco

Per saperne di più:

Swap Club Italia www.swapclubitalia.it/swap/

Atelier del riciclo (Milano) www.atelierdelriciclo.it

I love shopping (Bologna) www.iloveshopping.bo.it

Barattiamo? (Roma) www.barattiamo.org


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