Stanley Kubrick fotografo in prima mondiale a Milano
29 maggio, 2010
Il palazzo della Ragione di Milano è fiero di presentare al pubblico una mostra unica dai contenuti rari e mai visti precedentemente. Un aspetto poco noto di Stanley Kubrick, istituzione importantissima nel mondo del cinema e della regia, viene indagato e riportato alla luce dopo anni. Ci si riferisce all’intenso rapporto che il regista ebbe con la fotografia negli anni del dopoguerra Newyorkese.
Fu proprio il 1945 l’anno nel quale la sua carriera partì con uno straordinario scatto rubato ad un edicolante rattristato dalla morte del presidente Roosevelt che vendette alla rivista Look. Il periodico, ad ampia distribuzione a New York, si proponeva di indagare la vita sociale americana del dopoguerra descrivendone tutte le sfaccettature.
La redazione, colpita immediatamente dal talento del promettente ragazzo, lo assunse subito tra i collaboratori del magazine. Dopo aver terminato gli studi ed aver seguito un corso di fotografia, il diciassettenne Kubrick iniziò a collaborare con Look in qualità di fotografo.
Rainer Crone, curatore di questa mostra e critico d’arte contemporanea, ha scoperto un complesso di più di mille immagini tratte dalla rivista Look e, per la prima volta, le ha esaminate dal punto di vista prettamente storico e stilistico.
La grandiosa dote di narratore di storie di Kubrick, che si riflette anche nel cinema, è un elemento importantissimo che ci ha dato la possibilità di avere una documentazione sociale e pienamente rispecchiante la realtà degli anni seguenti la seconda guerra mondiale nei quali l’America si stava affermando nella propria originalità.

Ed è proprio la singolarità a caratterizzare gli scatti di Kubrick filtrati da un buona dose di senso dell’humor e da una capacità narrativa non comune. La cosa curiosa fu il singolare modo ci concepire la fotografia di Look e la maniera in cui Kubrick ne fu affascinato. Il magazine infatti riportava scatti in sequenza che avevano lo scopo di narrare delle storie con i soggetti seguiti costantemente in modo quasi invadente.
Tutto ciò piacque molto al desiderio di raccontare delle storie che caratterizzava Kubrick. Anzi, per perfezionare la tecnica dai più considerata invadente, Kubrick attuò degli stratagemmi per riuscire a fotografare passando inosservato e indisturbato. Uno di questi consisteva nel nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e nell’azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano.
Nonostante la quasi imprevedibilità del soggetto fotografato, gli scatti sono pervasi dal senso estetico che poi si troverà anche nei film del Kubrick regista e da un’indagine quasi psicologica dei volti.

E’ lo stesso curatore, Rainer Crone, ad affermare che “il percorso espositivo è organizzato in due parti. La prima, divisa a sua volta in 7 sezioni, ha un’introduzione, Icone, nella quale vengono presentate le immagini simbolo delle storie che l’occhio dell’obiettivo di Kubrick ha immortalato. La seconda parte del percorso toccherà altri argomenti rappresentativi della breve carriera di Kubrick fotografo, come le immagini dedicate al giovane Montgomery Clift colto all’interno del suo appartamento, o quelle del pugile Rocky Graziano, che raccontano i momenti pubblici e privati di un eroe moderno, o ancora l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans”.
di Andrea Pellegrino
Informazioni mostra: Stanley Kubrick fotografo 1945-1950, Palazzo della Ragione, Milano. Fino al 4 Luglio 2010. www.mostrakubrick.it














