Roy Lichtenstein: Meditations on Art alla Triennale di Milano

4 febbraio, 2010

Still life after Picasso, 1964

Still Life After Picasso, 1964

Roy Lichtenstein arriva a Milano con un’affascinante esposizione di oltre cento opere, per lo più di grande formato, oltre a numerosi disegni, collages e sculture provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali, tra le quali, per citarne solo alcune, il Ludwig Museum di Colonia, il Whitney Museum e il Gugghenheim Museum di New York, il Moderner Kunst Museum di Vienna. La mostra, a cura di Gianni Mercurio, è aperta al pubblico fino al 30 maggio e nel mese di luglio verrà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, dove rimarrà fino al 3 ottobre 2010.

Nei primi anni ’50, quando Jackson Pollock incarnava il sogno di un’arte americana che aveva estinto i suoi debiti con quella europea, Roy Lichtenstein dipinge rivisitando iconografie medievali tratte da fonti celebri come l’arazzo di Bayeux, e reinterpreta dipinti come Emigrant Train di William Ranney o Washington Crossing the Delaware di Emanuel Leutze. In questa fase della sua produzione Lichtenstein mescola i linguaggi modernisti provenienti dall’Europa con gli elementi della storia e della cultura americana, quali gli indiani e il Far West.

Red Horsemen, 1974

Red Horsemen, 1974

Nel dicembre del 1952 ha la sua prima personale alla John Heller Gallery di NewYork. Alle pareti, oltre a diversi autoritratti in stile cavalleresco che lo ritraevano nei panni di eroe leggendario, sedici dipinti ispirati al tema della frontiera richiamavano opere ottocentesche di genere western e autori come Frederic Remington e Charles Willson Peale. Questi soggetti americani, trasposti in uno stile pittorico europeo, prevalentemente cubista, prefiguravano una strada inedita da sperimentare. Appropriarsi di una pittura “storica” e liberarla dalla partecipazione emotiva ha rappresentato nei decenni successivi una delle caratteristiche più pregnanti della poetica di Lichtenstein. Su questo immaginario, che ha guarda alla storia dell’arte piuttosto che alla Storia e alla Natura, Lichtenstein ha impresso uno stile vagamente fumettistico e ironico.

Nel periodo eroico della Pop Art, Lichtenstein definisce il proprio stile e linguaggio pittorico, e inizia una rivisitazione di opere celebri di artisti del passato più o meno recente. La rielaborazione di opere di Picasso, Matisse, Monet, Cézanne, Léger, Marc, Mondrian, Dalì, Carrà, è concepita come un modo per riportare (o ridurre) la dimensione della pittura a quella di “oggetto stampato” e commercializzato.

Still Life With Goldfisch, 1974

Still Life With Goldfisch, 1974

Potrebbe apparire paradossale che un’arte che si rivolge al mondo si sia espressa attraverso soggetti esclusivamente bidimensionali, ma Lichtenstein ha sempre saputo che l’estetica pop costituiva la sfida più attuale di quel momento storico, perché il realismo che rifletteva gli aspetti più autentici della cultura americana agli inizi degli anni ’60 era un realismo edificato sul potere seduttivo dell’icona pubblicitaria e commerciale, sul sogno a due dimensioni di una società che vedeva attraverso lenti di celluloide la proiezione delle proprie ambizioni.

Il gusto per “la citazione dell’opera” non è un tratto comune alla Pop art, è piuttosto una caratteristica peculiare della poetica di Lichtenstein. Per gli altri artisti della sua generazione la citazione di opere altrui era perlopiù un fatto occasionale, limitato a episodi circoscritti. Sin dai primi anni Sessanta, quando Warhol e Wesselmann, al pari di Rauschenberg o Rivers, davano prova di considerare la storia dell’arte come una sorta di serbatoio di immagini “belle e pronte”, da utilizzare all’occorrenza, Lichtenstein ha mostrato di avere un approccio minimalista all’immagine: l’ha isolata e non l’ha messa in relazione con nient’altro che con se stessa.

La mostra che oggi possiamo ammirare a Milano comprende opere realizzate dagli anni Cinquanta agli anni Novanta, ispirate al Cubismo, all’Espressionismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni ’30, all’astrazione minimalista, all’Action Painting, e ai generi del paesaggio e della natura morta. Assolutamente da non perdere.

di Giovanni Bertuccio foto © Estate of Roy Lichtenstein

Informazioni mostra: Roy Lichtenstein Meditations on Art, Triennale di Milano. Fino al 30 maggio 2010.

http://www.triennale.it/index.php?id=1&tbl=0&idq=207

http://www.triennale.it/index.php?id=20&tbl=2&id_repository=264


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