L’architettura urbana ora viaggia sullo schermo
24 novembre, 2009
Cinque film, un unico scopo. Quello di Giampiero D’Angeli e Alice Maxia è un progetto che non ha paragoni. Sul grande schermo scelgono di mostrare e raccontare l’architettura e la fotografia italiana, ripercorrendo le tappe lavorative e spirituali di cinque artisti di fama consolidata. Il cinema ritorna così educativo, riscopre i valori al di là del suo lato puramente ludico. «Il perché di questo lavoro? C’è troppo poco spazio nella televisione italiana per la cultura», aveva detto D’Angeli in occasione dell’anteprima del docu-film Gabriele Basilico. Tant’è.

Gabriele Basilico
Quello sul fotografo milanese è solo il primo dei cinque passi percorsi da questa coppia di giovani amanti del cinema, sceneggiatore lui, autrice lei. Dopo Basilico, le telecamere hanno immortalato le gesta artistiche di Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana, Mimmo Jodice e Ferdinando Scianna, soffermandosi sulla loro complessità artistica, sul perché delle loro scelte, dei soggetti ma scoprendo anche la personalità di ciascun fotografo, l’anima che si nasconde nella camera oscura.

Mimmo Jodice
Si tratta di un viaggio tra le città, che permette di studiarne l’ architettura urbana: con Basilico si scopre così la Milano abbandonata e sola delle periferie, si allungano gli occhi sugli alti edifici che privano il centro meneghino dell’infinità dell’orizzonte. Ci si sposta poi in Francia, si sorvola la Silicon Valley e si resta senza parole davanti alle rovine, morte eppure così piene di vita, di Beirut. Sguardi lenti, quelli di Basilico, perché è solo attraverso la contemplazione che il fotografo riesce a dare vita a ciò che immortala. Sguardi lenti, perché la prima lezione che un fotografo deve imparare è di lasciare alla fotografia il tempo di maturare e di rispettare l’oggetto che ha di fronte, sia esso un edificio abbandonato o una persona.

Gianni Berengo Gardin
Con Gardin si torna a viaggiare: dalla Venezia dei suoi lavori primordiali ai tanti reportage in giro per il mondo, come quello sugli ospedali psichiatrici, sul movimento del 1968 o sugli zingari.
Ci ripensa Scianna a rientrare in Italia, con i suoi lavori, estremamente letterari, sulla Sicilia e sulla sua musa, la top model Marpessa, che posa per lui nello scenario di una terra piena di storia.

Ferdinando Scianna
Sempre nel Bel Paese si sviluppano i lavori di Mimmo Jodice, che dalla sua Napoli racconta se stesso, il proprio lavoro e ripercorre, attraverso una presa diretta dei luoghi cardine della civiltà mediterranea e di culto per gli amanti dell’archeologia, le tappe salienti della sua memoria, esorcizzando paure, dubbi e inquietudini.

Franco Fontana
Ultimo, ma non per importanza, Fontana con i suoi luoghi dal significato interiore. Poco importa dove le sue immagini prendono vita, ciò che conta è quello che sono in grado di esprimere. Ecco che forme, materia e ombre assumono una nuova potenze emotiva: «Per interpretare il paesaggio – confida Fontana – devi diventare il paesaggio. Grazie a questa simbiosi, tu non illustri ma crei».
Cinque storie, cinque voci, ora raccolte in un unico punto di vista.
di Alessia Barbiero foto Giart-Visioni d’Arte
video: http://www.youtube.com/watch?v=2A-z_nPpMpU














