La Storia raccontata da Yousuf Karsh
5 ottobre, 2009

Christian Dior, stilista
Entrando nella galleria Carla Sozzani di Milano non si può fare a meno di pensare di stare assaporando la Storia. Quella con la S maiuscola. Sono tutti lì: John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krusciov, Pablo Picasso e Joan Mirò, Armstrong e i compagni dell’Apollo 13. Ma ancora Anna Magnani, il ballerino russo Rudolf Nureyev, la bella Brigitte Bardot. E Ernest Hemingway, Jean Cocteau, Christian Dior, Man Ray, Edward Steichen, Joan Baez, Alberto Giacometti e Andy Warhol, e chi più ne ha più ne metta. Tutti racchiusi in una sola stanza, immortalati dagli scatti del fotografo armeno Yousuf Karsh. Foto che hanno sapore di arte, ispirate dai grandi maestri a cui l’artista deve la sua formazione: Rembrandt e Velazquez in primis, ma poi anche John Garo, che l’avviò verso la strada del ritrattismo fotografico.

Jacques Lipchitz, Henry Moore e Marino Marini, scultori
Esponenti del mondo politico, celebri nomi dell’arte, della letteratura e della scultura, ballerini e musicisti di fama internazionale, in tanti hanno deciso di lasciarsi spogliare di loro stessi per apparire dietro all’obiettivo, rigorosamente in bianco e nero, di Karsh. Il fotografo di Mardin sceglie la posa con cura, studia i dettagli ma poi lascia che il caso, la naturalità e la quotidianità entrino nei suoi scatti. I muscoli facciali dei soggetti da lui ripresi sono rilassati, come se quelle fotografie fossero captate per caso, senza nessuna premeditazione. Ma la premeditazione c’era, eccome.
Lo sapeva bene Winston Churchill, a cui Karsh strappò il sigaro per quella posa a cui il primo ministro inglese aveva acconsentito contro voglia. Era il 1941: il volto di Churchill imbronciato in quella che poteva essere una postura da sovrano assolutista del ‘700, fu il momento di svolta della carriera di Karsh. Da lì una caccia continua, in cerca di anime da catturare e riconsegnare al mondo: lo spirito tormentato della musa di Rossellini in “Roma città aperta” ritratta con la sigaretta tra le dita, Marcel Marceu, immortalato mentre sfoggiava la sua arte di mimo, Humphrey Bogart, premio oscar nel 1952, consegnato ai posteri come la Storia ha deciso di ricordarlo, bello e divino, degno della nomea della “più grande stella maschile di tutti tempi”, come lo ha definito l’American Film Institute.
Mettere a nudo gli altri, però, è un modo per mettere a nudo anche se stesso. Ecco perché Karsh non fu immune dalla sua stessa macchina: un autoritratto svela i segreti più intimi di questo artista morto nel 2002 e nato giusto un secolo fa. Desolazione, solitudine e calma fuoriescono dal suo volto, simboli di quelle che sono la sua storia personale, la sua vita e le sue origini, legate ai massacri e agli orrori vissuti nel suo Paese natio. «I miei ricordi di quell’epoca sono uno strano miscuglio di sangue e bellezza, di persecuzione e di pace», aveva detto nella sua autobiografia. E i suoi lavori ne sono la prova.
di Alessia Barbiero
Informazioni: mostra aperta fino all’ 11 ottobre nella Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano. Ingresso libero.














