Edward Hopper, il padre del Realismo Americano a Milano

10 dicembre, 2009

Morning Sun,1952

Morning Sun, 1952

Uno degli eventi artistico-culturali di fine anno è sicuramente la mostra dedicata al più noto e popolare artista americano del XX secolo: Edward Hopper. La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura e dalla Fondazione Roma, vede per la prima volta la partnership culturale con il Whitney Museum of American Art di New York e la Fondation Hermitage di Losanna.

La tappa milanese, che continuerà fino al 31 gennaio 2010, è organizzata e coordinata da Palazzo Reale, con la collaborazione di Carter Foster, curatrice del Whitney Museum.

La mostra ripercorre “tutta” la produzione di Hopper, ma pur presentandosi come una delle più grandi antologie dell’artista, non raccoglie le sue opere più importanti, quali ad esempio NY movie e Nottambuli. Si tratta piuttosto di un percorso di ricerca, che traccia l’evoluzione stilistica dell’autore attraverso le opere della formazione e della successiva affermazione.

Soir Bleu, 1914

Soir Bleu, 1914

Suddivisa in sette macro stanze, l’esposizione ha inizio con il periodo parigino, in cui Hopper subisce e rielabora gli impressionisti fino ad arrivare, passando per Le bistrot (1909), al capolavoro di questo periodo, Soir Bleu (1914), in cui chiaro è il rimando a Picasso. Si procede con il periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50 (Girlie Show del 1941, in mostra per la prima volta; Pennsylvania Coal Town 1947; Morning Sun 1952), per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni (Second Story Sunlight 1960, A Woman in the Sun 1961). Inoltre una sessione dedicata all’erotismo nella concezione artistica del pittore americano.

A woman in the sun, 1961

A Woman in the Sun, 1961

Il percorso prende in esame tutte le tecniche usate da Hopper: l’olio, l’acquerello e l’incisione (famosissima Locomotiva), con una particolare attenzione ai disegni preparatori. Eccezionalmente è presentato anche uno dei suoi Artist’s ledger Book, i famosi taccuini che riempiva insieme alla moglie.

Con più di 160 opere che commemorano il grande artista statunitense, in mostra si può ammirare al tempo stesso il percorso delle icone del design e dell’architettura americana: dai grattaceli alle fabbriche, dalle ciminiere ai serbatoi dell’acqua, fino ad arrivare ai pali della luce. In quadri pensati architettonicamente, quando non propriamente cinematografici, le tele palesano una sorta di ricerca di equilibrio fra ciò che è naturale ed artificiale.

Allo stesso modo appare chiara la partecipazione (probabilmente non ricercata dall’autore, che si sentiva vicino più all’Europa), all’ “epopea” americana di affermazione nel campo dell’arte contemporanea, a cui contribuì anche il Whitney Museum , con la sua attenzione per gli artisti contemporanei, promuovendo già nel 1920 una personale dell’artista, e ricevendo dalla moglie Josephine, dopo la morte del marito, una parte delle sue opere.

Una grande esposizione-studio che terminato il tempo milanese, proseguirà a febbraio a Roma, per poi avere fine a Losanna.

di Giovanni Bertuccio

Per maggiori informazioni: www.edwardhopper.it


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