Violetta Bellocchio – Sono io che me ne vado.

20 ottobre, 2009

Mondadori 2009, 352 pp., diciotto euro.

Quando comincia la scuola e si entra in una nuova classe, i ragazzini più sgamati sanno già cosa aspettarsi: ci sarà il bullo, il secchione, quella carina, quella brutta e quella simpatica, l’amico di tutti, eccetera. Ruoli ben definiti che aspettano solo uno o più occupanti. Questi ruoli esistono da quando esiste la scuola e si definiscono per differenza: un bullo è tale solo perché ha qualche secchione a cui fare le mutandate; quella carina ha bisogno di girare insieme alla racchia per sembrare bella.

Ecco, un certo linguista francese degli anni Cinquanta ha pensato bene di complicare e appesantire questo concetto semplice e comune chiamandolo attanzialità e parlando di ruoli attanziali. Stiamo parlando di (Yawn) Lucien Tesnière.

Ecco, una certa scrittrice italiana degli anni Duemila ha pensato bene di prendere un ruolo attanziale e costruirci attorno un romanzo. Un romanzo giustissimo. Stiamo parlando di Violetta Bellocchio.

I personaggi di Sono io che me ne vado infatti, fanno e dicono continuamente delle “gran figate”.  C’è un maxi ruolo: quello del tipo/a che ha una storia incredibile alle spalle, che conferma il suo sorprendente passato con nuove e bellissime avventure (che so, inventare una storia di antichi ammazzamenti per fare qualche soldo extra) e che, in qualsiasi dialogo, ha sempre la frase pronta e la locuzione perfetta da dire, in battuta e in risposta.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       In questo enorme spot trovano spazio praticamente tutti i personaggi del romanzo, in primis i due protagonisti Layla e Sean. Ma anche una ragazza a bordo piscina che accetta una falsa videointervista in cambio di un’acconciatura, una mamma che viene chiamata “Vanessa” tra virgolette, un ex quasi stupratore che fa finta di niente e tanto altro.

Io non ho mai letto nessuno scrivere come Violetta Bellocchio, in Italia. Probabilmente solo lei poteva mettere in piedi un libro così.

Tanti attori, un solo attante, direbbe il vecchio Lucien.

Una grande personalità per scrivere una bella opera prima a partire da un solo ruolo, diremmo noi.

di Jacopo Cirillo

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