Enrico Brizzi – L’inattesa piega degli eventi e La nostra guerra
3 febbraio, 2010
Baldini Castoldi Dalai 2008 e 2009, 518 e 640 pp.
Enrico Brizzi è diventato un grandissimo scrittore. Intendiamoci, non che prima non lo fosse, ma rispetto a Jack Frusciante, Bastogne, Tre ragazzi immaginari eccetera, ha cambiato di molto intenzione e argomenti. Per Baldini Castoldi Dalai ha pubblicato due romanzi in due anni, più di 1000 pagine, in ordine inverso: prima il seguito e poi l’antefatto.
Ma non è l’unico trucco col quale ha scombinato il tempo della narrazione. Entrambe le storie, infatti, sono ucroniche, cioè immaginano un futuro alternativo – in questo caso per l’Italia e le sue colonie – partendo da uno scarto della storia, come ad esempio l’Italia che vince la guerra o Mussolini che non si allea con Hitler. Da qui, Brizzi si immagina cosa sarebbe potuto succedere, raccontando la saga della famiglia Pellegrini di Bologna.
L’inattesa piega degli eventi si fonda sul più grande collante sociale europeo che io ricordi: il calcio. Il giornalista Lorenzo Pellegrini viene mandato per punizione in Africa a seguire il campionato di calcio locale. Le colonie italiane in Africa dell’anteguerra, però, negli anni ’60 sono ancora nostre, dunque stiamo parlando di una sorta di succursale della serie A.
La nostra guerra racconta invece del dodicenne Lorenzo Pellegrini che subisce, nella sua Bologna, l’attacco della Germania nazista, indispettita dalla neutralità (sic) di Mussolini. La famiglia del ragazzo, col padre donnaiolo e la mamma sottomessa ma ribelle, si trasferisce a San Sepolcro causa occupazione tedesca e cerca di ricostruirsi una vita laggiù.
E la cosa davvero divertente in entrambi i romanzi, peraltro scritti benissimo e piacevoli da leggere nonostante la mole, è la combinazione tra un tipo di narrazione molto “verista”, con descrizioni accurate e approccio quasi storico/scientifico agli avvenimenti storici, e l’assoluta falsità oggettiva dei fatti narrati. Come raccontare per filo e per segno qualcosa che non è mai successo, mantenendo però veri i nomi e i riferimenti.
Un’avvertenza: per chi si è dimenticato dagli studi liceali come sono andate esattamente le cose in Italia dal 1930 al 1960, si rinfreschi la memoria prima di intraprendere la lettura di questi libri, altrimenti potrebbe rischiare seriamente di confondersi le idee e fare qualche bella figuraccia in società.
di Jacopo Cirillo














