La vita in fascia

8 gennaio, 2010

Aah le cinture… uno di quegli accessori che più di tutti si è trasformato: da semplici corde di riciclo dei carri nei campi a veri e propri gioielli dai prezzi inaccessibili; da accessori basic per “tener su le braghe” a elementi di puro decoro dei capi indossati.

Se si considera poi che dopo aver fatto scendere il punto vita dove più in basso non si può (mai dire mai!), e che dopo aver toccato il fondo si può solo risalire… ecco che il nostro punto vita conquista nuovamente un lembo di abbigliamento, e guardar bene una certa importanza, grazie ai tagli e agli accessori di queste ultime stagioni. E cosa c’è di più decorativo dell’obi?

obi tradizionale

obi tradizionale

L‘obi è la cintura che ferma il kimono. Siamo alla fine del 400 e nasce ovviamente da una necessità, i primi obi che conosciamo, infatti, appaiono come una corda legata in modo simile a quelli che tutt’ora si usano nelle divise delle arti marziali.

E’ all’inizio del 1600 e andando avanti sino alla fine dell’800 che questa cintura si evolve, si arricchisce, in qualche modo muta la sua funzione principale e diventa complessa e ricca, non solo nell’estetica: comincia a identificare aspetti sociali, a esprimere significati più o meno espliciti, in base alla persona e all’occasione in cui la cintura viene indossata.

Si trasforma in una  fascia in tessuto dalle importanti dimensioni, sempre coordinata al kimono:  da 10 a 32 centimetri in altezza, mentre in lunghezza  supera i 4 metri di tessuto. Inevitabile quindi l’aiuto nella vestizione, rendendo questa una vera e propria arte. Appartiene all’abbigliamento sia maschile che femminile, per il quale però ne esistono molte più tipologie. Pare ci siano cinquecento modi diversi di legare l’obi e ogni nodo ha un nome e un significato, come lo stato civile della donna che le indossa (le donne non sposate tengono il nodo sulla schiena e quelle sposate sul davanti).

Almeno fino al 1700, quando si narra che un attore del Teatro Kabuki entrò in scena recitando la parte di una ragazza con l’obi legato dietro, e ciò divenne ben presto la nuova moda, al di là del proprio stato civile.

dama, 1795

dama, 1795

Questa moda di fasciare il punto vita, attribuendogli certo significati diversi, viene adottata in Occidente nel costume femminile neoclassico di fine ‘800. La moda precedentemente caratterizzata dai pesanti cerchi delle gonne, poi sostituiti con imbottiture ai fianchi, ora preferisce concentrarsi sul punto vita, grazie alla presenza di cinture, ricami e nastri, che in realtà mettono in evidenza in il seno.

Poiret,1913

Poiret,1913

Partendo proprio da quello che è stato il gusto neoclassico e da ciò che proviene da Oriente, all’inizio del ‘900 Paul Poiret dà una sua interpretazione di obi: toglie i busti alle donne e le avvolge in morbide stoffe che riprendono i decori e l’esotismo giapponese.

Passando per gli anni ‘50 con cinture alte indossate persino sui maglioni morbidi, per evidenziare le curve; si arriva agli ‘80 dove, tra colori fluo e leggins, la vita si porta alta e stretta, e con le abbondanti spalline contribuisce a creare la silhouette di quegli anni. Anni dai quali, come ormai ben sappiamo, non ci siamo ancora allontanati, e quindi anche le obi di queste ultime stagioni sono pop, folk, e così via, prendendo dagli Ottanta tutto ciò che si può rivisitare.

Balmain,2009

Balmain, 2009

Ed ecco che ogni volta che la vita viene rimarcata e diventa uno dei cardini dello stile del momento, la cintura obi torna a farsi vedere e ancora una volta di “tener su le braghe” proprio non se ne parla.

di Rita Gandolfi


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