La sera di nero vestita

22 dicembre, 2009

Stasera che mi metto? L’ansia cresce…il panico assume dimensioni spropositate…e al 99 % la scelta cadrà su qualcosa di nero.

Ci sono varie e interessanti teorie sociologiche e psicologiche sul colore, ma l’uso del nero nell’abbigliamento, almeno nella cultura occidentale, fa parte della stessa.

Correva il VXII secolo e il colore nero era uno status symbol:l e nobiltà europee (originariamente quella spagnola), imponevano più o meno esplicitamente veti per l’utilizzo del colore nero poiché era “proprio delle dame”. Alla fine del ‘700 il nero diventa il colore del lutto, dapprima per i nobili poi per tutto il popolo. L’abito nero quindi, sin dalle sue origini si lega al sacro, nelle testimonianza del dolore per un lutto o per penitenza religiosa. Ma dal sacro al profano il passo è breve, e quasi contemporaneamente l’abito nero diventa anche sinonimo di eleganza e sensualità.

Petit noir,1926

Petit noir,1926

Passati ormai secoli dalla nascita di quest’onda, vediamo che il concetto del nero ha mantenuto ben salde le sue radici, con le naturali evoluzioni, certo.

L’abito nero femminile per eccellenza è indubbiamente il tubino. L’abito etui, che vede la luce intorno al 1918. Era nella sua origine un abito lungo, almeno fin sotto al ginocchio, dritto con scollatura ovale o con spalline. Ma la svolta decisiva si deve a Coco Chanel, nel 1926, con il suo petit noir.

E come potrebbe chiamarsi altrimenti?

Essenziale semplice ma sartoriale, chic, femminile. Il tutto racchiuso in pochi metri di tessuto nero. Quando la rivista Vogue America vide il modello originario scrisse “questa è la Ford dei vestiti”.

Probabilmente l’abito nero di Chanel rappresenta al meglio la sua visione della donna: non un manichino (Coco odiava i manichini, cuciva addosso alle modelle o addirittura su se stessa) bensì una donna bella, elegante, seducente…che riesce anche a “respirare” e muoversi con comodità nel suo abito…bella senza rinunciare alla propria libertà!

Essenziale nella sua costruzione, ciò che in modellistica si chiama “tracciato base del corpetto” unito ad un “tracciato base della gonna”: ecco il tubino.

Tanto semplice da prestarsi a così tante evoluzioni e trasformazioni da proiettarsi all’infinito…. indossato dalle donne comuni come dalle celebrità. Malinconico quasi drammatico se indossato da Edith Piaf, iper sexy attillato più che mai se indossato da Marylin. Elegantissima nel suo abito e nel suo dolore Jacqueline Kennedy, per i funerali del presidente. Intramontabile quello Givenchy di Colazione da Tiffany: Audrey Hepburn mentre tiene in mano un comunissimo caffè davanti alla vetrina della gioielleria, più elegante che mai!

Dolce e Gabbana,1999

Dolce e Gabbana,1999

Dal jersey, tessuto preferito per le prime creazioni di Coco, si passa tranquillamente al lino, al cotone elasticizzato, alle lane, per arrivare ai tubini di pelle o per le più aggressive in lattice, per tutte le stagioni e per tutte le occasioni.

E gli anni 90?! Con quei meravigliosi abiti guepiere neri di Dolce e Gabbana, iper femminili, che tutte noi vorremmo poter indossare. Un vero must nelle collezioni della maison.

Gucci p/e 2010

Gucci, p/e 2010

Ed eccolo superare le otto decadi con grande naturalezza e con grande inventiva. Basta guardare ad esempio quello proposto da Gucci per la primavera che verrà: tagli sartoriali per tubini arricchiti da elementi in materiali utilizzati per le vele e per le tute degli sport estremi.

Ma se la primavera è lontana, Capodanno si avvicina. A buon intenditrice…

di Rita Gandolfi


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