Il Jeans oltre la moda
30 ottobre, 2009
Entri in un negozio d’abbigliamento e chiedi un paio di jeans. Siamo tutti d’accordo: chi di noi non l’ha mai fatto? Cambiano i tempi, cambiano le mode ma i jeans ci sono sempre.

modello base del jeans a 5 tasche
Non esisteva l’Italia unita, ma esistevano i jeans: Giuseppe Garibaldi durante la sua spedizione indossava i primi “genovesi” testimoniati dalla storia…E che storia! Mentre la prima donna ad indossarli in pubblico pare sia stata la stilista newyorkese Elizabeth Hawes, intorno al 1930.
Ma andiamo per gradi….
E’ a Genova che intorno al 1500 nasce la storia del tessuto jeans. Infatti con il nome Blue de Genes (da qui blue jeans) si indicava un particolare tipo di tela di colore blu, utilizzato sulle navi per le vele e per coprire le merci. Alcuni storici del costume sostengono invece che all’epoca i marinai del porto di Genova indossassero già dei pantaloni realizzati con questo tessuto. E data la similitudine tra la trama del jeans e quella del fustagno, molti pensano che sia proprio questo l’antenato del jeans, e ne anticipano così la nascita al XV secolo, a Chieri. Di certo si sa che nel XVI secolo da Genova partivano verso porti internazionali grandi quantità di questo tessuto, che nella lingua inglese si cominciò a chiamare, in modo” storpiato”, jeans.
Ma è nel 1850 a San Francisco per opera di Levi Strauss che il termine blue jeans inizia a definire non tanto il tessuto, quanto un modello di pantalone a cinque tasche con cerniera e rivetti realizzato per i cercatori d’oro e per i lavoratori delle miniere, utilizzato dunque per la sua resistenza. Basta guardare ciò che mostra la più celebre delle sue etichette: due cavalli che tirano da una parte e dell’altra un paio di jeans, solidi e indistruttibili. Dai cercatori d’oro ai cow boy , arrivando fino alla Seconda Guerra Mondiale, il jeans rappresenta il pantalone da lavoro.

jeans anni '50
Negli anni ‘50 succede qualcosa che stravolge la sua originaria destinazione: come poteva un indumento indossato da Elvis Presley, Marlon Brando o James Dean essere considerato un abbigliamento da fatica? Il cinema, come sempre, crea miti ed insieme a quelli in carne ed ossa lo ha fatto anche con questi pantaloni. I jeans diventano così il simbolo di quegli uomini belli, dannati “che non devono chiedere mai”; rappresentano quei ragazzi che affrontano la vita come una sfida, che si bruciano presto e che a volte non arrivano a diventare uomini ma vengono consacrati miti. Questo mutamento di carattere sociale prende una piega di tale dimensione per cui i jeans vengono proibiti a scuola ma nel frattempo, grazie a Elvis, il pantalone a cinque tasche diventa anche l’abbigliamento “musicale” per eccellenza. Con la nascita del rock and roll si collauda un binomio che continua nel tempo, dai Rolling Stone ai Nirvana, a Bruce Springsteen agli Oasis, senza citare il rock italiano.
Negli anni ’60 vengono indossati dai giovani rivoluzionari, trasformandosi così nel capo d’abbigliamento simbolo della lotta al potere e al perbenismo. Parallelamente la moda jeans si declina al femminile, prendendo una svolta sexy : jeans attillati che vengono indossati da Marilyn, che dà addirittura il suo nome ad alcuni modelli del pantalone. Ed ecco che anche le ragazze si appropriano di questo capo.
- skinny jeans, 1964
- jeans donna al ginocchio, anni '60
Finchè tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ‘70 il jeans si fa unisex: uomini e donne cominciano a vestire lo stesso modello che si differenzia solo per il verso dell’allacciatura di zip e bottoni. Il jeans abbandona l’idea di divisa e si apre alla libertà, diventa un indumento per tutti, ideale per le gite fuori porta così come per i raduni hippy. Il termine jeans comincia ad identificare qualcosa che va al di là del pantalone, della gonna, della camicia o del tessuto: diventa quasi un aggettivo, qualcosa che ne evoca la praticità, la piacevolezza dell’indossarlo, il suo essere alla portata di tutti.

alcuni modelli anni '70
Dalla seconda metà degli anni’ 70 le pubblicità dei jeans divengono sensuali e provocatorie e a guardar bene si mantengono tali fino ai giorni nostri, tanto da creare censure e da far insorgere cause legali che condannano l’incitazione alla violenza sessuale nei confronti delle donne.
Arrivano gli anni ’80, e del fenomeno jeans iniziano ad interessarsi anche i grandi nomi della moda che disegnano e producono jeans in versione griffata, con decorazioni, ricami, strass e pietre, facendo di questo pantalone un caposaldo delle loro collezioni.
Dallo skinny jeans di Marilyn, a quello a zampa di elefante anni ’70; e poi di nuovo a restringersi e con risvolti negli anni ‘80, aderenti ed elasticizzati per i punk, meglio se neri. E ancora larghi con tasconi simbolo della moda hip hop anni ‘90; di nuovo scampanati all’inizio del nuovo millennio (perché si sa, degli hippy non ci stufiamo mai!). E pian piano dritti, sobri e non tanto sdruciti, da indossare con giacca e cravatta per lui, o con tacchi a spillo per lei.
- anni '80
- anni '90
- anni Duemila
O perché no, anche tagliuzzati, al punto tale che del jeans che hai pagato 300 euro in realtà rimane ben poco! E se invece non vuoi spendere una cifra esagerata puoi sempre pensarci tu: sì, perché il jeans puoi maltrattarlo, strapparlo, colorarlo, farci una borsa o un gilet, rivisitarlo o addirittura riciclarlo, metterci le borchie o decine di zip.
stile harem, 2009
Coloratissimi o leggerissimi (perché dopo averlo elasticizzato il denim si è anche alleggerito), si indossano anche d’estate, magari morbidi con laccetti, o meglio ancora stile harem, come abbiamo visto nelle ultime stagioni…
Che costi 10 euro o 36,000 dollari -prezzo con cui è stato venduto su Ebay un paio di Levis 201, padre del famosissimo 501- è proprio il caso di dirlo: il jeans è un capo trasversale e a dir poco intramontabile, fondamento del costume e della moda. Che va oltre la Moda e che, naturalmente, non scomparirà mai neppure dai nostri armadi.
di Rita Gandolfi

















