(At) tacco d’arte
13 aprile, 2010
Una delle cose che permette di elevarci nella vita, intellettualmente e spiritualmente sembra essere l’arte. Fisicamente serve un tacco, se poi il suddetto nasce sotto la stella dell’arte, allora…
Ultimo in ordine di tempo il surrealista tacco banana di Sergio Zambon, in edizione ovviamente limitata; ma come non ricordare le armadille del compianto Mc Queen rese famosissime da Lady Gaga, o quelle vertebrate di Dsquared 2 per il prossimo inverno.
Opera d’arte e sforzo ingegneristico ?
Da quando il tacco ha vita, muovendosi tra le varie forme e altezze, la scuola del “tacco scultura” ha avuto numerosi adepti di stile.
Se del tacco si hanno tracce già nell’epoca precristiana, il tacco vanesio fa la sua prima apparizione alla Corte De’ Medici nel 1533, quando Caterina (che non era certo una cima) le scelse per un viaggio in Francia per presentarsi al Duca d’Orléans.
A quel punto le dame francesi ne copiarono subito lo stile così come gli uomini: nella corte di Luigi XIV si usavano scarpe con tacchi scolpiti con romantiche miniatura.
Il tacco divenne quindi segno distintivo delle classi agiate scomparendo con la caduta in disgrazia della monarchia francese.
Nella metà dell’800 ritorna di gran moda e attraversando il ‘900 si sviluppa nelle fogge e nelle dimensioni più svariate.
Negli anni ‘20 il tacco a rocchetto, ideale per ballare il Charleston e meglio se intercambiabile, scolpito o gioiello, si protrae nella sua forma fino agli anni ‘30.
Negli anni ‘50 nasce il tanto amato-odiato tacco a spillo, meglio se con cinturino a tallone scoperto, che in questi anni è un vero elemento della sensualità femminile. Un tacco sottilissimo e alto che diventa punto focale della calzatura femminile. Un esempio il tacco cavatappi di Andrè Perugia,del 1952.
Ma dell’inventiva del tacco fa la sua prerogativa Roger Vivier. Il suo stile mescola dettami del XVIII sec. a moderni principi di ingegneria. E’ uno scultore che, sin dal 1937, si dedica alla progettazione di calzature per le più importanti maison da Balmain a Dior.
Il tacco di Vivier è innovativo anche nella semplicità dei nomi: virgola, rocchetto, conchiglia, piramide, per arrivare negli anni ‘60 al tacco choc reinterpretazione del fortunato virgola.
Le costruzioni con materiali come la lega d’alluminio (utilizzata nell’aereonautica) vengono arricchite con perle, piume o sfere gioiello. Costruzione e decorativismo: pensare che si parla semplicemente di tacchi!
Poco importa se alto come quello delle ultime tendenze o quadrato e forte come quello degli anni ‘90, magari in plastica trasparente con petali o torre Eiffel integrata. Per non parlare delle “scandalose” calzature di Vivienne Westwood che riproducevano i genitali maschili… fatto sta che il tacco è fondamentale nella calzatura, non solo da un punto di vista di costruzione ed equilibri, di postura o di aplomb, di comodità o di seduzione ma anche perché attraverso questo si riescono a creare delle scarpe, che anche se difficilmente indossabili e a volte poco comprensibili, entreranno facilmente nella storia della calzatura con identificazioni più o meno artistiche.
E si sa dell’arte contemporanea difficilmente ci si innamora a prima vista.
Ergo… ai posteri l’ardua sentenza.
di Rita Gandolfi















