“Blu, blu, blu…”
25 giugno, 2010
“Blu, blu, blu, my world is blu…” Diciamo che la maggior parte di noi conosce questa canzone grazie ad un famoso spot degli anni ’90, di un altrettanto famoso marchio alimentare.
Onestamente non so se il mondo sia blu da un punto di vista visivo o significativo o metaforico, ma è indubbiamente blu la tendenza cromatica delle ultime stagioni.
Accessori, smalti, abiti e quel che ci sta sotto.
Quella del colore blu nell’abbigliamento è una storia abbastanza complessa.
Benché il blu sia considerato un colore primario al contrario del rosso e del giallo, è difficile da reperire in natura; il suo utilizzo perciò, muovendosi tra simbolismo e chimica, è stato centellinato e destinato a usi d’elite.
I primi cenni di blu si hanno nell’Antico Egitto, dove veniva realizzato attraverso la frantumazione di lapislazzuli mischiati ad olio lino, fino a creare un colore evidentemente molto prezioso. Il blu era impiegato non tanto per la tintura del pregiato lino (il bianco rimaneva il colore principale) quanto per il belletto.
La preziosità di questo colore derivava anche da l suo significato simbolico: il blu con tutte le sue gradazioni era infatti associato alle divinità (del resto l’azzurro è il colore del cielo). Così si impiegava nelle rappresentazione degli Dei e, di conseguenza, dei Faraoni: le regine con parrucche tinte di azzurro, i re con una barbetta applicata sotto il mento colorata di blu e profumata con unguenti.
Per gli egizi il blu era un colore così importante per il loro decorativismo-simbolico, che furono i primi inventori del blu artificiale: il “blu egizio”, risultato di un processo di lavorazione di calcio e rame. Tanto amato da questa civiltà, quanto invece disprezzato dai Greci e dai Romani, che vedevano il blu come il colore dei Barbari (i quali, tra l’altro, utilizzavano il blu per dipingersi il corpo durante le battaglie per terrorizzare gli avversari).
Passando alle storie bibliche, vediamo che il blu è il colore della sposa. Deriva da qui la tradizione di indossare “qualcosa di blu” durante il matrimonio, usanza che si è mantenuta fino a noi: inizialmente era la veste, poi divenne una cintura sull’abito bianco, successivamente solo una nastrino cucito all’interno, oggi preferibilmente una giarrettiera!
Dal “blu egizio”al “blu indaco” (ricavato dall’omonima pianta di origine indiana) fino ad arrivare al “blu di Prussia “ che, realizzato in laboratorio, fu il vero apripista dei colori sintetici.
La nascita del blu chimico, permettendo una maggiore diffusione del colore, ha contribuito anche a mettere in soffitta lo stereotipo del blu come segno di ricchezza economica, data la sua rarità e preziosità. Da questo momento l’utilizzo del blu si è spostato soprattutto su significati psicologici, trattati anche in importanti teorie sui colori.
Il blu come colore maschile, delle divise militari, o in quelle degli infermieri o nei tanto odiati grembiulini delle elementari, associato dunque al senso di sicurezza e neutralità.
Ora, se è vero che la scelta di questo colore indica la ricerca di pace,armonia serenità e che il solo guardare il colore blu,secondo autorevoli test aiuti a calmare le nostre pulsazioni… vorranno mica gli stilisti aiutarci nella nostra ricerca di serenità?!
Beh , tanto vale provarci.
di Rita Gandolfi

















