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	<title>Cool Hunter ITALY Magazine &#187; 8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco</title>
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	<description>Ipertendenze della moda</description>
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		<title>Princess Hijab, un fantasma si aggira nella metropolitana di Parigi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 19:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Da cinque anni si aggira nei corridoi della metropolitana di Parigi tenendo in mano un pennarello nero da writer. Si fa chiamare Princess Hijab. Dove lei (o lui?) passa, i volti di modelli e modelle dei manifesti di moda vengono coperti dal disegno di un velo islamico nero. Li colpisce tutti senza distinzione: H&#38;M, Virgin, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da cinque anni si aggira nei corridoi della metropolitana di Parigi tenendo in mano un pennarello nero da writer. Si fa chiamare Princess Hijab. Dove lei (o lui?) passa, i volti di modelli e modelle dei manifesti di moda vengono coperti dal disegno di un velo islamico nero. Li colpisce tutti senza distinzione: H&amp;M, Virgin, Dolce &amp; Gabbana, Jean Paul Gaultier. Il volto nascosto, il resto del corpo scoperto. Il risultato è un contrasto provocatorio e inquietante fra nudo e censura che attira l’attenzione dei passanti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8405" title="Princess Hijab " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-1.jpg" alt="Princess Hijab " width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Pare che Princess Hijab sia nata nel 1988. Non mostra il suo volto, né ha mai dichiarato la sua religione. Ha concesso una breve intervista alla Bbc e ne hanno parlato grandi quotidiani come il Guardian, Globo e Repubblica. È attenta a gestire la sua immagine misteriosa, lasciando che su di lei si costruiscano le più svariate ipotesi e teoremi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei suoi “action painting” copre uomini e donne tutti allo stesso modo in un’opera seriale che assomiglia a un’ossessione. In Francia il divieto a indossare il velo integrale islamico è scattato due mesi fa e i lavori di Princess Hijab hanno un’attualità giornalistica. Ma le immagini che crea potrebbero assomigliare altrettanto bene a quelle di un boia da ghigliottina del ‘700. Emerge così in modo chiaro come il velo integrale è visto nell’ottica europea: un oggetto che annulla la personalità, nasconde l’identità, rendendola un nulla impersonale, un attore di istanze altre, agente anonimo di un ruolo socialmente imposto e, in alcuni paesi, persino istituzionalizzato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8406" title="Princess Hijab " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-2.jpg" alt="Princess Hijab " width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La “pittrice”  precisa che le sue azioni di street-art sono iniziate ben prima della <em>querelle</em> nata in Francia sul burqa e rivendica di aver dato visibilità in tempi non sospetti al tema dell’integrazione dei musulmani in Francia. Ma non solo per questo motivo le sue opere hanno una risonanza di lungo periodo. Perché lasciare scoperti solo lacerti di braccia, cosce, seni e addominali e non coprire tutta la figura umana, una volta iniziato il blitz iconoclasta? E perché colpire preferibilmente i manifesti di moda? L’artista sembra voler ragionare sul senso dell’ultraesposizione mediatica dei corpi, intesi come oggetti, merce, strumenti di richiamo brandizzati. Ed è così nei sotterranei di Parigi della laica Francia che gli estremi opposti della civiltà occidentale capitalista e ormai mediatizzata si toccano con la società arcaica medievale islamica, creando un cortocircuito culturale. Non a Kabul o Kandahar, perché lì non può avvenire, se non a un livello più brutale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8411" title="Princess Hijab " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-4.jpg" alt="Princess Hijab " width="500" height="348" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Forse proprio dai disegni di Princess Hijab hanno tratto ispirazione le Niqabitch. Questo nome “d’arte” appartiene a due ragazze riprese in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2-SvxEYLFTM">un clamoroso video caricato su Youtube</a> a fine settembre. Più di 150mila le visualizzazioni per le due giovani che si aggirano nelle vie di Parigi vestite di un velo integrale, hot pants e tacchi alti. Nessuno può fare a meno di fermarsi a guardare, fare qualche domanda, chiedersi se quello che non va è sopra, nel volto e nel busto coperto, o sotto, nello stacco provocante di gambe. Al centro c’è la libertà delle donne di poter fare, nel bene o nel male, uso del proprio corpo secondo la libera espressione della propria personalità, rifiutando un’immagine imposta per legge, religione o moda, perché sancita come universalmente “giusta” o “sbagliata”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8407" title="Princess Hijab " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/Princess-Hijab-3.jpg" alt="Princess Hijab " width="500" height="353" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il velo, insomma, mette a disagio ed è questo ciò che vuole Princess Hijab: «Il niqab è molto potente non solo in quanto oggetto di osservanza religiosa ma perché è collegato a un discorso di dolore e morte», dice nell’unica <a href="http://www.youtube.com/watch?v=h0GLv-HzJFc">videointervista in circolazione sul web</a> concessa ad Al Jazeera English. Le telecamere la inquadrano mentre, nascosta fra i capelli (veri?) a mo’ di Samara Morgan, la protagonista di “The ring”, si aggira tranquillamente per i sottopassaggi della metropolitana, apre le antine e colora a suo piacimento i manifesti. «Lo hijab può essere luminoso e oscuro allo stesso tempo – spiega Princess Hijab -. Isola una persona ma, in occidente, la mette in un evidenza. È una contraddizione: vuoi sparire dalla sfera pubblica, ma sei più visibile. I miei personaggi non hanno niente a che fare con la religione. Non sono a favore di niente. Faccio Arte. È qualcosa che dà forza ma è anche spaventoso». Sarà vera Arte? Ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p>di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>A.A.A. sarto cercasi: il settore moda cerca artigiani</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 12:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche i mestieri della moda risultano fra i lavori trascurati dai giovani italiani, secondo il rapporto di Confartigianato pubblicato lunedì 25 ottobre. Le figure professionali più richieste ma anche meno reperibili sono quelle che si trovano a monte della filiera italiana moda – abbigliamento. Mancano all’appello centinaia fra sarti, pellettieri e tessitori ma anche parrucchieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Sarto-ok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8044" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="Sarto" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Sarto-ok.jpg" alt="Sarto" width="300" height="200" /></a>Anche i mestieri della moda risultano fra i lavori trascurati dai giovani italiani, secondo il rapporto di Confartigianato pubblicato lunedì 25 ottobre. Le figure professionali più richieste ma anche meno reperibili sono quelle che si trovano a monte della filiera italiana moda – abbigliamento. Mancano all’appello centinaia fra sarti, pellettieri e tessitori ma anche parrucchieri ed estetisti: insomma, manca la base artigianale di un grande “sistema moda Italia” che trova nelle passerelle soltanto la più prestigiosa delle vetrine.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di lavori considerati “banali” o “faticosi”, da svolgere magari in bottega o in laboratorio, che spesso i giovani fra i 15 e i 24 anni si possono permettere di non considerare, in attesa di qualcos’altro. Tanto che il 25,9% di loro ad agosto risultava disoccupato, secondo i dati Istat e del rapporto Excelsior 2010 di Unioncamere e Ministero del Lavoro. D’altro canto, le imprese italiane non riescono a trovare il 26,7% dei dipendenti totali di cui hanno bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio di Confartigianato ha rilevato il seguente fabbisogno nel settore tessile – abbigliamento:</p>
<p style="text-align: justify;">-Tessitori e maglieristi a mano e su telai manualio. Fabbisogno insoddisfatto: 33.3%. Assunzioni previste nel 2010: 330.</p>
<p style="text-align: justify;">-Sarti, modellisti e cappellai.  Fabbisogno insoddisfatto: 21,9%.  Assunzioni previste nel 2010: 1.960.</p>
<p style="text-align: justify;">-Addetti a macchine per confezionamento di abbigliamento in stoffa e affini. Fabbisogno insoddisfatto: 21,5%.  Assunzioni previste nel 2010: 1.300.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/estetisti-ok.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8051" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="estetisti " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/estetisti-ok.jpg" alt="estetisti " width="250" height="375" /></a>-Parrucchieri, estetisti ed assimilati. Fabbisogno insoddisfatto: 21%.   Assunzioni previste nel 2010: 6.950.</p>
<p style="text-align: justify;">-Valigiai, borsettieri ed affini anche su similpelle e stoffa. Fabbisogno insoddisfatto: 17,2%.  Assunzioni previste nel 2010: 290.</p>
<p style="text-align: justify;">-Conciatori di pelli e di pellicce e pellettieri.  Fabbisogno insoddisfatto: 16,2%. Assunzioni previste nel 2010: 740.</p>
<p style="text-align: justify;">Operai specializzati delle calzature ed assimilati. Fabbisogno insoddisfatto: 15,1%. Assunzioni previste nel 2010: 1190.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di circa 2.600 posizioni scoperte in tutta Italia, senza contare quelle afferenti ad altri settori, come l’edilizia o l’alimentare. Una situazione paradossale, dal momento che la disoccupazione giovanile italiana è superiore alla medie Ue del 20,2%.</p>
<p style="text-align: justify;">«Pochi candidati e poco qualificati», si sente dire da parte delle imprese. Ma, al di là di ogni moralismo, non è certo possibile attribuire tutta la responsabilità ai giovani. Tolti coloro che proseguono gli studi dopo la scuola dell’obbligo, bisognerebbe chiedersi come gli enti locali o le scuole promuovano alcuni mestieri tradizionali che non possono essere più tramandati di padre in figlio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>Rivoluzione streaming, la moda dà spettacolo in diretta</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 15:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2010 ha consacrato l’alleanza sempre più stretta fra moda e internet che aiuterà a rilanciare l’economia e l’immagine del fashion sotto l’insegna di una nuova parola d’ordine: democrazia.
Se a febbraio alcune case di moda, italiane e straniere, avevano trasmesso sui loro siti o sulle pagine Facebook le proprie sfilate, per la settimana della moda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7825" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/09/img-ok.jpg" alt="" width="280" height="210" />Il 2010 ha consacrato l’alleanza sempre più stretta fra moda e internet che aiuterà a rilanciare l’economia e l’immagine del fashion sotto l’insegna di una nuova parola d’ordine: democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se a febbraio alcune case di moda, italiane e straniere, avevano trasmesso sui loro siti o sulle pagine Facebook le proprie sfilate, per la settimana della moda donna di Milano a settembre è scesa in campo la Camera Nazionale della Moda. I defilé delle firme iscritte nel calendario dal 22 al 28 settembre che hanno sfilato nei palazzi storici del centro meneghino sono stati trasmessi in streaming su internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spettacolo per gli occhi di tutti gli appassionati di moda accessibile dal pc all’indirizzo <a href="http://live.cameramoda.it/" target="_blank">http://live.cameramoda.it/</a> e da smartphone su <a href="http://mobile.cameramoda.it/" target="_blank">http://mobile.cameramoda.it/</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per restituire alla moda un contatto con la città le maison hanno accettato di sfilare nella duecentesca Loggia dei Mercanti, a Palazzo Clerici, al circolo Filologico e in luoghi di accesso comune come l’università Statale o i giardini di Porta Venezia. In cambio, gli eventi hanno avuto una visibilità amplificata grazie a internet per chi non poteva essere presente negli esclusivi parterre.</p>
<div id="attachment_7818" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><img class="size-full wp-image-7818" title="Sfilate su maxischermo davanti a palazzo Giureconsulti" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/09/Giureconsulti-ok.jpg" alt="Sfilate su maxischermo davanti a palazzo Giureconsulti" width="224" height="302" /><p class="wp-caption-text">Sfilate su maxischermo davanti a palazzo Giureconsulti</p></div>
<p style="text-align: justify;">Che questo cambiamento sia una rivoluzione copernicana o la scoperta dell’acqua calda, le maison potrebbero rivolgerlo a proprio favore, superando l’esempio di yoox.com, il grande store on line di moda che ha avuto un successo tale da ottenere una quotazione in borsa o il vecchio sistema di sell-out on line. La soluzione è la vendita degli abiti che sfilano in diretta. La griffe che sta intraprendendo con maggiore convinzione questa strada sembra essere Burberry Prorsum, che mercoledì 22 ha trasmesso “live” da Londra la propria sfilata in 25 Burberry store sparsi nel mondo, dando vita al primo Retail Theatre concept, veri e propri eventi di acquisto immediato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. Gucci ha registrato 10mila contatti Ipad giovedì 23 settembre da piazza Oberdan con un gruppo virtuale di 360 spettatori collegati tramite webcam dall’interno del salone, vincitori di un apposito concorso su Facebook. Apripista delle sfilate sul social network più famoso del mondo è stato Louis Vuitton nell’ottobre 2009 mentre fra i pionieri della diretta on line ci sono Alexander McQueen e Miuccia Prada.</p>
<p style="text-align: justify;">E il filo corre sempre più tra web, passerella e realtà. Venerdì 24 duemila spettatori hanno sfidato una democraticissima pioggia insistente pur di assistere alla seconda sfilata in piazza Duomo di C’n’c di Ennio Capasa, trasmessa in diretta su Sky 1 e sul sito. Un dato che fa ben sperare, segno che la moda interessa un vasto pubblico e che difficilmente le sfilate virtuali potranno mai sostituire quelle reali. Così, anche i maxi schermi situati in piazza San Babila, Cordusio e via dei Mercanti serviranno per promuovere le collezioni moda, stimolare la vendita e avvicinare il grande pubblico a un evento che spesso viene vissuto come qualcosa di inavvicinabile, diverso e lontano dalla vita di tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>La mappa degli alberghi griffati per le vacanze</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il "total look" diventa qualcosa di simile a un atto di fede si trasforma in un vero "lifestyle" su cui basare ogni scelta: anche quella dell’albergo delle proprie agognate vacanze.
Negli ultimi anni infatti sono spuntati come funghi hotel firmati dai grandi stilisti in Italia, in Europa e nelle mete più gettonate di tutto il mondo. Da anni gli stilisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando il &#8220;total look&#8221; diventa qualcosa di simile a un atto di fede si trasforma in un vero &#8220;lifestyle&#8221; su cui basare ogni scelta: anche quella dell’albergo delle proprie agognate vacanze.</p>
<div id="attachment_7479" class="wp-caption alignright" style="width: 145px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/Burj-Khalifa.jpg"><img class="size-full wp-image-7479    " title="Burj Khalifa Tower" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/Burj-Khalifa.jpg" alt="Il Burj Khalifa, sede dell'hotel Armani di Dubai" width="135" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Il Burj Khalifa, sede dell&#39;hotel Armani di Dubai</p></div>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni infatti sono spuntati come funghi hotel firmati dai grandi stilisti in Italia, in Europa e nelle mete più gettonate di tutto il mondo. Da anni gli stilisti hanno adottato il verbo della “diversificazione”, pardon della “brand extension”, per allargare i confini dei loro imperi al design di interni e, perché no, all’hotellerie, passando per la ristorazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora come non citare il minimalista albergo <em>Armani </em>di Dubai, inaugurato il 28 aprile scorso all’interno del<em> Burj Khalifa</em>, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri d’altezza e 160 piani. L’albergo occupa i primi otto livelli, nonché il 38esimo e il 39esimo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_7477" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/hotel-Armani-Dubai.jpg"><img class="size-full wp-image-7477  " title="hotel Armani, Dubai" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/hotel-Armani-Dubai.jpg" alt="un interno dell'hotel Armani, Dubai" width="240" height="139" /></a><p class="wp-caption-text">un interno dell&#39;hotel Armani, Dubai</p></div>
<p style="text-align: justify;">Trascorrervi una notte è un lusso per pochi: si va dai 1000 euro per la soluzione base ai 13mila per la suite, ma sono anche previste proposte da 100 – 150 euro. Niente reception nell’Armani hotel, solo un lifestyle manager che si occupa di ogni singolo cliente. Entro la fine dell’anno tuttavia, uomini d’affari, sceicchi e turisti avranno l’imbarazzo della scelta con gli hotel di <em>Gucci</em> e <em>Versace </em>prossimi all’inaugurazione nella stessa città degli Emirati.</p>
<p style="text-align: justify;">Donatella Versace aveva inaugurato nel 2000 il primo hotel <em>Versace </em>sulla Gold Coast in Australia occidentale, ma il primo hotel griffato fu il <em>K-Club </em>aperto a Barbuda nel mar dei Caraibi da Mariuccia Mandelli, in arte <em>Krizia</em>. Luoghi da sogno, resort di lusso, palmeti con spiaggia bianca anche per<em> Diesel</em> che a Miami si è stabilito in affari con il <em>Pelican Hotel</em>. Le stanze dell’albergo hanno lo stile estroso delle campagne pubblicitarie del brand di Renzo Rosso. Per finire una capatina sull’Oceano Indiano, eccoci all’hotel <em>Bulgari</em> di Bali, in Indonesia.</p>
<div id="attachment_7484" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/Petit-Moulin.jpg"><img class="size-full wp-image-7484    " title="hotel du Petit Moulin, Christian Lacroix" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/Petit-Moulin.jpg" alt="prospettive sghembe nel Petit Moulin a Parigi" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">prospettive sghembe nel Petit Moulin di Lacroix a Parigi</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non potevano mancare le proposte della vecchia Europa, come la <em>Casa Camper</em> aperta nel 2005 a Barcellona. Anche qui il gusto è minimale e semplice per 25 stanze arredate secondo lo stile dei negozi della casa spagnola di calzature che mette a disposizione dei clienti le ciabatte <em>Camper</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Parigi <em>Christian Lacroix</em> ha trasformato un’antica panetteria nel quartiere di Marais in pieno centro nell’<em>Hotel du Petit Moulin</em>, mentre<em> Philip Treacy </em>ha disegnato le stanze del <em>G Hotel</em> di Galway, cittadina di mare e pescatori sulle scogliere dell’Irlanda atlantica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi sceglie invece il Bel Paese non mancano le alternative. <em>Alberta Ferretti</em> ha realizzato il <em>Carducci 12</em> di Cattolica e <em>Palazzo Viviani </em>di Montegridolfo nell’entroterra riminese. <em>Byblos</em> firma l’<em>Art hotel</em> di Verona e sempre vicino a Cattolica si trova il <em>Riviera Golf Club Resort </em>di <em>Iceberg</em>.</p>
<div id="attachment_7487" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/suite-al-Castiglion-Del-Bosco-di-Ferragamo.jpg"><img class="size-full wp-image-7487 " title="Castiglion Del Bosco, Ferragamo" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/suite-al-Castiglion-Del-Bosco-di-Ferragamo.jpg" alt="suite al Castiglion Del Bosco di Ferragamo" width="280" height="166" /></a><p class="wp-caption-text">suite al Castiglion Del Bosco di Ferragamo</p></div>
<p style="text-align: justify;">I <em>Ferragamo</em>, proprietari dei <em>Lungarno Hotels</em> e di <em>Castiglion del Bosco</em>, sono fra i più attivi. Quella di Castiglion del Bosco è una tenuta di 1800 ettari nella Val D’Orcia. Un sorta di agriturismo super esclusivo per 120 membri, invitati ma non solo, che per quattro settimane all’anno villeggiano in una delle 20 ville coloniali con piscina. Due ristoranti, un campo da golf da 18 buche, una Spa e un fitness center sono le caratteristiche del resort che fa dell’ambiente agreste un punto di forza con i suoi orti e vigneti per i prodotti da cucina coltivati in sede.</p>
<div id="attachment_7491" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/hotel-Moschino-Milano1.jpg"><img class="size-full wp-image-7491 " title="hotel Moschino, Milano" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/hotel-Moschino-Milano1.jpg" alt="Il palazzo in stile neoclassico dell'hotel Moschino a Milano" width="270" height="127" /></a><p class="wp-caption-text">Il palazzo in stile neoclassico dell&#39;hotel Moschino a Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">E se qualcuno dovesse venire a farsi un giro in città? Inevitabile prendere in considerazione a Milano l’<em>hotel Moschino</em>, aperto lo scorso 27 febbraio in via Montegrappa 12 in una vecchia stazione ferroviaria della tratta Milano &#8211; Monza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo albergo milanese aperto da una casa di moda ha un arredamento è ispirato al mondo delle favole per un allegro soggiorno nella città più indaffarata d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>La moda esce dalla Fiera ed entra in città</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 13:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasferire le sfilate dal chiuso di FieraMilanoCity in una rete di luoghi prestati alle passerelle nel centro di Milano per renderle visibili al grande pubblico. È l’idea che la Camera Nazionale Della Moda propone in vista della Settimana della Moda Donna del 22 – 28 settembre. La decisione è stata presa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-6724" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="Fieramilanocity" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Fieramilanocity-sshot-1.jpg" alt="Fieramilanocity" width="217" height="233" />Trasferire le sfilate dal chiuso di <em>FieraMilanoCity</em> in una rete di luoghi prestati alle passerelle nel centro di Milano per renderle visibili al grande pubblico. È l’idea che la Camera Nazionale Della Moda propone in vista della Settimana della Moda Donna del 22 – 28 settembre. La decisione è stata presa dal presidente della Cnmi Mario Boselli insieme all’assessore alle Attività produttive del Comune di Milano Giovanni Terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo trent’anni di sfilate nella Fiera di via Gattamelata, i <em>défilé </em>potrebbero passare alla Loggia dei Mercanti, sotto porticati di piazza Duomo, a Palazzo Reale, in via Dante o ai giardini di via Palestro. La mappa delle sistemazioni possibili sarà comunicata da Palazzo Marino l’8 giugno. Le sfilate saranno aperte da <em>Gucci</em> e chiuse da <em>Armani</em> e una soluzione per renderle visibili ai milanesi saranno i megaschermi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea è infatti di realizzare sfilate professionali con accesso riservato a stampa e compratori, ma che si possano vedere anche dall’esterno. Per ora quello che sembra sicuro è che il 24 settembre <em>C’n’C</em> di <em>Costume National</em> ripeterà la felice esperienza della sfilata in piazza Duomo del 10 settembre del 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-6725" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="42-19213676" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/sfilata.jpg" alt="42-19213676" width="280" height="186" />Proprio in quell’occasione si era svolta la notte bianca della moda, con negozi aperti, cocktail e incontri con gli stilisti, per riportare la moda fra la gente “comune”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, fanno notare dalla Camera Nazionale Della Moda, anche Parigi e New York hanno cambiato la sede delle sfilate, d’altra parte questa decisione sembra seguire l’esempio del Salone del Mobile, che sta accrescendo la sua importanza nel calendario cittadino per la vasta affluenza alle esposizioni aperte al pubblico nelle zone più importanti del design milanese.</p>
<p style="text-align: justify;">Un cambiamento storico da progettare con cura. Per gli stilisti infatti sarà necessario conoscere presto la loro destinazione. Il trasferimento pone incognite di spazio, costi, accessibilità delle location, organizzazione del backstage, luci e messa in scena. Dettagli che fanno l’insieme e che si devono sposare con il luogo della sfilata. La prima sfilata in Fiera si tenne nel 1978, all’interno di due sale disegnate dal pr Beppe Modenese, che ebbe l’incarico dall’Associazione Italiana degli Industriali di trovare uno spazio per riunire gli stilisti di allora in un’unica manifestazione commerciale. Parteciparono per primi <em>Ken Scott</em>, <em>Laura Biagiotti</em>, <em>Mario Valentino</em> e <em>Claudio La Viola</em>. L’anno dopo si aggiunsero<em> Armani</em>, <em>Fendi</em>, <em>Ferrè</em>,<em> Krizia</em> e <em>Missoni</em>. Era nata Milano Moda Donna. Era iniziata una nuova era del fashion.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>Borse “fantasma” e disoccupati, idea Pivetti per GhostZip</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 15:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Una grande macchina per cucire fa bella mostra in vetrina. Dai rocchetti colorati si capisce che un sarto lavora proprio lì, sotto gli occhi dei passanti. Nel negozio bandiera di Ghostzip, inaugurato in via Gorizia a Sesto San Giovanni (Milano) il 15 aprile, il minimo comune denominatore di borse, zaini, vestiti e accessori è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6189" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/GHOSTZIP_Taglio.jpg"><img class="size-full wp-image-6189 " title="taglio della zip per l'inaugurazione del negozio bandiera di Ghostzip" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/GHOSTZIP_Taglio.jpg" alt="taglio della zip per l'inaugurazione del negozio Ghostzip" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">taglio della zip per l&#39;inaugurazione del negozio bandiera di Ghostzip</p></div>
<p style="text-align: justify;">Una grande macchina per cucire fa bella mostra in vetrina. Dai rocchetti colorati si capisce che un sarto lavora proprio lì, sotto gli occhi dei passanti. Nel negozio bandiera di <em>Ghostzip</em>, inaugurato in via Gorizia a Sesto San Giovanni (Milano) il 15 aprile, il minimo comune denominatore di borse, zaini, vestiti e accessori è che sono prodotti a mano in sede e sono fatti con un’unica cerniera zip chiusa su se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un oggetto comune come la “lampo” nascono vere e proprie “borse fantasma”, l’articolo più rappresentativo del marchio <em>Ghostzip</em>. La tracolla si materializza quando la lampo è allacciata e scompare quando è slacciata. La prima collezione è del dicembre 2007 e da allora si sono aggiunti gli altri oggetti, che costano dai 5 ai 120 euro: portamonete, lampade, cuscini e cravatte.</p>
<div id="attachment_6194" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-6194" title="Irene Pivetti e il sindaco di Sesto San Giovanni Giorgio Oldrini" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/GHOST.jpg" alt="Irene Pivetti e il sindaco di Sesto San Giovanni Giorgio Oldrini" width="280" height="420" /><p class="wp-caption-text">Irene Pivetti e il sindaco di Sesto San Giovanni Giorgio Oldrini</p></div>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre a Milano impazzano il Salone Internazionale del Mobile e il Fuori Salone, a Sesto San Giovanni arrivano Irene Pivetti e il sindaco Giorgio Oldrini. L’ex presidente della Camera dei Deputati più giovane della storia della Repubblica è ora a capo di <em>Learn to be free </em>(<em>Ltbf</em>) Onlus, un’associazione che difende il diritto al lavoro di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">La sinergia fra <em>Ltbf</em> e <em>GhostZip</em> porterà al recupero di persone in difficoltà, come disoccupati o detenuti, che potranno diventare imprenditori o  artigiani e reinserirsi nella società. “Ho apprezzato l’elemento artigianale e la garanzia del made in Italy di questo progetto. Inoltre il rapporto profit &#8211; non profit mette al centro l’opportunità di lavoro per i disoccupati”, ha spiegato la Pivetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Profitto e sostenibilità si sposano in un progetto commerciale e al tempo stesso sociale, dando uno stimolo moderno nel recupero del “saper fare” artigianale. La trasparenza nella produzione e la creatività italiana potrebbero essere un antidoto alla delocalizzazione industriale. Per ora sono, più semplicemente, motivo di soddisfazione per il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini, presente all’inaugurazione “per assistere, in un momento di crisi, alla nascita di un progetto portato avanti da giovani con coraggio, professionalità e qualità”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>Temporary shop, e ora anche il negozio diventa temporaneo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 14:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Ebbene sì, ormai non ci sono più i negozi di una volta. Ma neppure quelli di due o tre mesi fa! Si fa appena in tempo ad adocchiare un’insegna che in pochi giorni viene sostituita da una nuova. Niente paura, si tratta solo di un temporary shop: un negozio permanente a disposizione temporanea di chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ebbene sì, ormai non ci sono più i negozi di una volta. Ma neppure quelli di due o tre mesi fa! Si fa appena in tempo ad adocchiare un’insegna che in pochi giorni viene sostituita da una nuova. Niente paura, si tratta solo di un temporary shop: un negozio permanente a disposizione temporanea di chi ne ha bisogno.</p>
<div id="attachment_5871" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/ttortona-location.jpg"><img class="size-full wp-image-5871 " title="spazio temporary in zona Tortona a Milano" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/ttortona-location.jpg" alt="spazio temporary in zona Tortona, Milano" width="320" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">spazio temporary in zona Tortona a Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’antesignano in Italia fu Levi’s nel 2005 a Milano, la formula viene dagli Stati Uniti. Il pubblicitario Russel Miller fu il primo a sperimentarla con successo a New York in un loft di 400 metri quadri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il temporary shop può restare aperto minimo un giorno, massimo sei mesi. Fra il gestore del sito e l’azienda interessata ad aprire un negozio temporaneo c’è un contratto di servizio, il cui modello è stato redatto dall’associazione <a href="http://www.assotemporary.com/" target="_blank">Assotemporary</a>. Nessun affitto, lo spazio in cui si svolge l’attività viene considerato un servizio all’interno di un pacchetto più ampio che il gestore vende al contraente e che comprende la licenza di vendita al pubblico, il personale di vendita, l’organizzazione degli eventi, la comunicazione e la campagna stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione è fondamentale per ottimizzare l’apertura per poche settimane del negozio, pubblicizzato come un evento unico. Per le piccole e medie imprese diventa un test prima di aprire un vero negozio. Per le grande aziende è una strategia di marketing per testare nuovi prodotti e distribuire linee esclusive.</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaella Colombo, gestore di uno spazio temporaneo spiega l’importanza strategica della posizione: “Una grande azienda può aprire in una zona dove ha molti clienti, per presentare nuovi prodotti, in modo da creare con loro una sinergia virtuosa”. I temporary shop devono trovarsi nelle strade di maggior visibilità commerciale e aperti nel periodo giusto dell’anno, poiché risentono della stagionalità: “Una settimana di temporary shop – aggiunge Colombo &#8211; può costare dai 1.000 / 1.500 euro in su. I prezzi salgono nelle settimane della moda, del mobile e del Micam o a Natale. Per le aziende il temporary shop può essere una valida alternativa alle fiere”.</p>
<div id="attachment_5873" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/BonjourGaribaldi.jpg"><img class="size-full wp-image-5873" title="spazio Bonjour in corso Garibaldi a Milano" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/BonjourGaribaldi.jpg" alt="spazio Bonjour in corso Garibaldi a Milano" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">spazio Bonjour in corso Garibaldi a Milano</p></div>
<p style="text-align: justify;">Gli eventi con aperitivi, ospiti famosi, animatori, laboratori per bambini, arricchiscono la vita del temporary shop e di zone come Garibaldi, Quadrilatero, Isola o Tortona dove sono numerosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove invece l’attività di vendita è prevalente, si parla di “temporary outlet”. Si tratta spesso di negozi che restano aperti oltre i sei mesi e che affittano un locale prima di lasciarlo completamente vuoto. Lo allestiscono in pochi giorni per vendere abbigliamento di collezioni superate.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Costa, direttore di Assotemporary, disegna un quadro della situazione: “La crisi ha contribuito ad accelerare i temporary shop, meno impegnativi di un investimento fisso come un negozio. La formula del temporary shop inoltre è ancora allo stato nascente, non è conosciuta dalla stragrande maggioranza delle aziende. Attualmente una buona piazza è Roma, dove un’azienda fa fatica a trovare spazi per temporary shop ma un operatore temporary avrebbe possibilità di successo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da marzo i temporary shop sono riconoscibili grazie a un marchio di originalità posto sulle vetrine. I temporary retailer dovranno poi osservare un “pentalogo”, cinque regole per il rispetto delle norme amministrative sugli orari degli esercizi commerciali; delle regole per le vendite straordinarie “promozionali” e “di liquidazione”; dei limiti dei saldi di fine stagione; dovranno poi controllare le azioni non corrette delle aziende clienti e garantire una concorrenza non sleale, in armonia con la vita delle vie cittadine. Per i reclami i consumatori devono risalire al titolare dell’attività di vendita che può essere il gestore del locale, che si trova sempre sul posto, oppure l’azienda che ha occupato con la sua insegna il negozio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>Moda critica in fiera, ecco &#8220;Critical Fashion&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 16:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’esposizione tutta dedicata alla moda critica, giovane ed ecosostenibile sbarca in Fieramilanocity.
È "Critical Fashion", un salone nel salone all’interno di "Fa' la cosa giusta", la mostra-mercato di tre giorni organizzata (12 – 14 marzo) da "Terre di mezzo" per la promozione del consumo e della produzione consapevole e sostenibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5476" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Critical-Fashion.jpg"><img class="size-full wp-image-5476   " style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="stand Critical Fashion" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Critical-Fashion.jpg" alt="Critical Fashion" width="280" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">stand Critical Fashion</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un’esposizione tutta dedicata alla moda critica, giovane ed ecosostenibile sbarca in Fieramilanocity.</p>
<p style="text-align: justify;">È <em>Critical Fashion</em>, un salone nel salone all’interno di <a href="http://falacosagiusta.terre.it" target="_blank"><em>Fa&#8217; la cosa giusta</em></a>, la mostra-mercato di tre giorni organizzata (12 – 14 marzo) da<em> Terre di mezzo</em> per la promozione del consumo e della produzione consapevole e sostenibile. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fa&#8217; la cosa giusta</em> è nata nel 2004 e ogni anno, fra le varie sezioni tematiche ne prevede una speciale. Quest’anno sarà riservata a<em> Critical Fashion</em>, una grande area per gli espositori di abbigliamento, scarpe, gioielli e tessile per la casa eco ed etico. Al centro dell’attenzione ci sarà il <em>Borgo delle botteghe</em>, con 20 realtà produttive specializzate nella moda su misura realizzata con materiali eco sostenibili e riciclabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il calendario è fitto di iniziative e non mancano le sfilate. Si parte venerdì 12 alle 19 <em>Re PUBLIC FASHION</em>, con le collezioni proposte a backstage aperto da <em>Isola della moda</em>,  promotore di moda libera dal consumo di massa. Il giorno dopo alle 18 sarà la volta di <em>Altromercato</em>, che proporrà abbigliamento artigianale realizzato con materiali naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5481" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/prove-capi-tra-gli-stand.jpg"><img class="size-full wp-image-5481  " title="prove dei capi tra gli stand" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/prove-capi-tra-gli-stand.jpg" alt="prove capi tra gli stand" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">prove dei capi tra gli stand</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Due le mostre in programma. A <em>Eco Chic Milan</em> si potranno ammirare i prodotti della ricerca dell’alta moda realizzati su materiali come cotone, seta, soia e bambù da designer del calibro di Diane von Furstenberg, Ivanna Basilotta, John Roch e Jose Castro.  <em>Giusta Trama</em> sarà l’esposizione dedicata al cambiamento del tessile e inviterà gli ospiti a testare direttamente i prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">E se i confini tra produttore e consumatore diventano sempre più sottili, l’esperienza di creazione diventa accessibile anche allo spettatore. Il 13 marzo dalle 12 alle 19 il brand collettivo Serpica Naro insieme con Laafia, scuola sartoriale del Burkina Faso, terrà una dimostrazione sull’autoproduzione a partire da un cartamodello “open source”, per soddisfare il desiderio di auto produrre come risposta allo shopping “usa e getta”. E per gli uomini alla ricerca di un’espressione creativa, sabato mattina e domenica nello spazio relax c’è il workshop di Giuliano Marelli, per imparare il lavoro a maglia.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_5479" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sfilata-Critical.jpg"><img class="size-full wp-image-5479  " title="sfilata Critical" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sfilata-Critical.jpg" alt="sfilata Critical" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">sfilata Critical</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Previsto anche il concorso per stilisti <em>Oggi nasco…oggi rinasco</em>, organizzato dalla Nuova Accademia di Belle Arti. Esperti di progettazione, moda e sostenibilità nomineranno i quattro migliori creatori del prodotto realizzato in sintonia con il contesto socio ambientale, che saranno premiati con una borsa di studio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le altre sezioni tematiche di <em>Fa&#8217; la cosa giusta</em> troveranno posto l’agricoltura biologica, il turismo solidale, la mobilità sostenibile, le energie rinnovabili, l’editoria indipendente, la finanza etica, i software liberi e altro ancora. Una rassegna al passo con i tempi che non è solo una critica, ma anche un modo per prendere l’iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Informazioni</strong>: <em>Critical Fashion &#8211; Fa&#8217; la cosa giusta</em>. MM1 Amendola Fiera o Lotto Padiglioni 1-2 ingresso porta Scarampo, Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 12 marzo: 9-21; Sabato 13 marzo: 9-23; Domenica 14 marzo: 10-19</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Milano 2015, “L’ultima sfilata” della moda. Intervista all’autore Luca Testoni</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 23:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Febbraio 2010: gli stilisti italiani si accapigliano per sfilare davanti alla regina del giornalismo di moda, il direttore di Vogue America Anna Wintour. Febbraio 2015: dopo più di quarant’anni di presenza internazionale Milano perde le sue sfilate. Non è l’incipit di un romanzo, ma il futuro della moda italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5131" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><img class="size-full wp-image-5131  " title="L'ultima sfilata" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/copertina.jpg" alt="la copertina del libro" width="184" height="276" /><p class="wp-caption-text">la copertina de L&#39;ultima sfilata</p></div>
<p style="text-align: justify;">Febbraio 2010: gli stilisti italiani si accapigliano per sfilare davanti alla regina del giornalismo di moda, il direttore di <em>Vogue America</em> Anna Wintour. Febbraio 2015: dopo più di quarant’anni di presenza internazionale Milano perde le sue sfilate. Non è l’incipit di un romanzo, ma il futuro della moda italiana ipotizzato ne <em>L’ultima sfilata</em> di Luca Testoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un’incursione dietro le quinte delle passerelle, Testoni annuncia le sfide del futuro del prêt-à-porter italiano: dalla concorrenza americana alla nascita dell’<em>ethical chic</em>, dai giovani talenti ignorati dalle grandi maison alla debolezza della Camera della moda. Testoni cita fatti di cronaca come tracce di decadenza del “sistema Italia” del fashion. Ecco allora i regali ai giornalisti, gli imprenditori in stile “lei-non-sa-chi-sono-io”, gli uffici stampa che confondono il fatturato con il Pil, i testimonial presi dalla cronaca nera, le sfilate sponsorizzate dai pomodori.</p>
<p style="text-align: justify;">Un declino che era già scritto nella natura del boom più duraturo del miracolo economico italiano. La più grave responsabilità dell’elite del fashion: aver lasciato che al culto della personalità creativa si sostituissero l’arroganza ed l’egoismo di un’elite autoreferenziale e miope.</p>
<p style="text-align: justify;">Un processo che non è solo accusa, ma anche un appello per salvare l’anima delicata di Milano e del “made in Italy”. L’opera si svolge in sette capitoli, con l’amara vicenda finale dello stilista Romeo Gigli, genio dimenticato degli anni ’80. Un’analisi di ampio respiro, punteggiata da fatti di cronaca documentati o vissuti in prima persona. Una lettura scorrevole e illuminante dedicata, dice Testoni “a chi spera che le cose possano ancora cambiare”. Prima dell’ultima sfilata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luca, se davvero nel 2015 Milano dovesse perdere le sfilate, la creatività italiana nella moda andrebbe completamente dispersa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se perdi la vetrina in cui mostri la tua creatività non emerge più quello che c’è dietro, destinato a essere cancellato. Un conto è avere una rete che valorizza il prodotto in continuità fra negozio e stilista, un altro è esportare e avvalersi di altri fornitori. Diventa difficile mantenere tutta la filiera. La crisi, ad esempio, sta già trasformando molti distretti del tessile in<em> ghost town</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul retro della copertina una citazione da Valentino accenna a un’epoca finita della moda. Quale nuova epoca sta nascendo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella moda è finita l’epoca in cui tutto era concesso e permesso a poche genialità individuali che con un’idea creativa costruivano qualcosa di concreto. L’antico adagio “vizi privati, pubbliche virtù” ha fatto grande la moda italiana, ma ora proprio questo non funziona più. Il problema della moda italiana era nel Dna originario degli stilisti. Oggi sorge il bisogno di confrontarsi con nuovi valori eco-etici e il consumatore non è più conquistabile solo con l’immagine dello status symbol.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ethical chic sarà la fine del prêt-à-porter di lusso che seduce le fashion victim e che ha dato successo alla moda italiana?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In effetti l’ethical chic è una variabile molto pericolosa per la moda, con cui è finito il vecchio modello del lusso. Come antidoto bisognerà ripensare la comunicazione e la distribuzione in alcuni segmenti che hanno fatto la moda italiana. Poi è cresciuto anche da noi il settore del “pronto moda”, ma è considerato di “serie b” e comunque non basterà perché la concorrenza straniera è forte. Nel prêt-à-porter italiano servono soprattutto idee nuove e persone nuove: i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5135" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><strong><strong><img class="size-full wp-image-5135" title="Luca Testoni autore del libro" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Luca.jpg" alt="Luca Testoni autore del libro" width="230" height="171" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Luca Testoni autore del libro</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le barriere all’ingresso per i giovani creativi? Perché i grandi non si accorgono di loro, nonostante le scuole di moda?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La torta della moda è stata distribuita solo fra i grandi nomi e se il talento creativo emergente non viene sostenuto dai grandi il giovane deve avere una grande forza economica di partenza per farsi largo e deve seguire modelli diversi di stile, fuori dagli schemi dell’epoca passata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha ancora senso difendere la moda italiana con la legge sul “made in Italy”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono scettico, secondo me non bisogna basarsi troppo sul marchio, ma creare un sistema che sappia adeguarsi e non abbia paura di produrre in Cina. Un tessuto va sponsorizzato non solo perché italiano e il suo micron più fine dà una qualità maggiore, ma bisogna offrire un tessuto migliore perché magari investe nel settore eco-sostenibile. Bisogna comunicare esclusività per le elités socio culturali, rappresentare nuovi modelli di cultura con cui creare il valore aggiunto dell’oggetto di lusso. Un esempio che mi ha impressionato è stato Gorbaciov testimonial di Louis Vuitton nella campagna autunno inverno 2007-2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi come potrebbero le case del prêt-à-porter italiano uscire dalla crisi e affrontare il cambiamento culturale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trovando una formula equa ed etica. Una casa di moda può praticare un ricarico del 1500% su un abito, ma deve darmi una ragione. Può trovarla ad esempio nel sostenere dei nuovi valori come l’ecologia, il rispetto dei diritti di chi lavora nel settore, i sussidi alla cultura o alla ricerca. Parole già sentite, ma spesso erano parole vuote.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Italia soffre di un ritardo nella gestione manageriale della moda?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono ancora strutture che risalgono a modelli di 20 anni fa che limita le maison nell’aggiornamento, che non è solo un adeguarsi alle tendenze ma anche interpretare un’evoluzione sociale. Questo discorso non è ancora entrato nei piani marketing delle varie aziende.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tuo libro definisci il 2009 l’anno delle “illusioni perdute”: la moda italiana è già a un punto di non ritorno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro è scoraggiante: il 2010 è partito malissimo. Basta pensare al caos sul calendario delle sfilate di questo mese, suscitato da una richiesta del direttore di Vogue America Anna Wintour. È chiaro che in Italia non c’è volontà fra le case di moda di fare sistema. In più la crisi economica non aiuta, non ci sono sussidi pubblici, riforme o idee.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il presidente della Cnmi, Mario Boselli, ha detto che questo è il canto del cigno della Wintour e che tutto questo non si ripeterà più: è credibile alla luce di quanto già successo nel 2005 e nel settembre 2009?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">O è il canto del cigno della Wintour o della moda di Milano. Penso che Boselli abbia il polso della situazione e che il suo sia un auspicio affinché le cose cambino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa crisi può essere salutare per un cambiamento della moda italiana?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando il malato è gravissimo o muore o si riprende.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato accolto il tuo libro sui media?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei che questo libro aprisse una discussione. Ma la stampa  non gli ha dato molta attenzione, al contrario di  radio, tv e internet che sono meno vincolati alle inserzioni del settore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Luca Testoni è giornalista del quotidiano “Finanza &amp; Mercati” e ha lavorato per il settimanale “Fashion Magazine”. Nel 2008 ha scritto con Carlo Pambianco “I signori dello stile” (Sperling &amp; Kupfer).</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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		<title>Marchia il marchio, arriva la classifica “ecofashion”</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 13:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella storia dei marchi della moda, ma non solo, l’esempio dei ragazzi olandesi di "Rank a brand" è certamente tra quelli destinati a rappresentare un’epoca. Se infatti gli edonisti e sfrenati anni ’80 consacrarono il marchio come status symbol fatto di valori e stili di vita da inseguire e condividere nell’acquisto, oggi i grandi brand [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella storia dei marchi della moda, ma non solo, l’esempio dei ragazzi olandesi di <em>Rank a brand</em> è certamente tra quelli destinati a rappresentare un’epoca. Se infatti gli edonisti e sfrenati anni ’80 consacrarono il marchio come status symbol fatto di valori e stili di vita da inseguire e condividere nell’acquisto, oggi i grandi brand sono chiamati dai consumatori a rispondere dell’impegno etico d’azienda, che entra a pieno titolo nella “catena del valore” attribuito all’oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">È proprio quello che succede su <a href="http://www.rankabrand.nl" target="_blank">www.rankabrand.nl</a>. Niels Oskam, il fondatore della ong <em>Rank a brand</em>, si è inventato una classifica di Corporate social responsibility (Csr) delle marche di abbigliamento e altri settori. La graduatoria è stilata da un gruppo di volontari che possono iscriversi on-line da qualsiasi parte del mondo e devono sostenere un test di corretta valutazione su cinque brand, prima di essere operativi.</p>
<p style="text-align: justify;">La scala di giudizio per ogni marchio è di sedici punti divisi in tre settori: emissioni di carbonio (4), politiche ambientali (4), condizioni di lavoro e diritti umani (8). Ogni responso, positivo o negativo, ha un link di verifica al sito dell’azienda sotto esame.</p>
<div id="attachment_4837" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Rank-a-Brand-cycle.jpg"><img class="size-full wp-image-4837" title="il ciclo di Rank a brand" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Rank-a-Brand-cycle.jpg" alt="Rank a Brand cycle" width="500" height="462" /></a><p class="wp-caption-text">il ciclo di Rank a brand</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">La sensibilità ecologista e la sostenibilità sociale sono i valori che i consumatori di oggi apprezzano e i classificatori di <em>Rank a Brand </em>sono consumatori che consentono ad altri un acquisto consapevole. Le aziende più corrette, rivalutate in senso etico, verrebbero così sostenute dal mercato, in modo da creare con un’azione dal basso un mondo più “equo ed eco”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è anche chi non si limita a spulciare fra le pagine web delle grandi corporations. In vista delle prossime Olimpiadi invernali (Vancouver, 12 – 28 febbraio), due associazioni impegnate nella lotta per il rispetto dei diritti dei lavoratori dell’industria tessile hanno messo sotto inchiesta alcune multinazionali produttrici di abbigliamento sportivo. Le associazioni <a href="http://www.playfair2008.org/" target="_blank">Play Fair</a> e <a href="http://www.maquilasolidarity.org/" target="_blank">Maquila Solidarity Network</a> (Msn) hanno identificato quattro ostacoli che i lavoratori delle industrie di abbigliamento sportivo devono fronteggiare e suggerito quattro modi per superarli: favorire le associazioni e la contrattazione collettiva; eliminare il precariato; ridurre gli effetti negativi alla chiusura delle fabbriche; portare i salari dei lavoratori a livelli di sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nike, Adidas, Pentland, Puma, Lotto, New Balance, Asics e Mizuno hanno risposto ai quesiti e le risposte sono state elencate in una <a href="http://www.clearingthehirdles.org/response-chart" target="_blank">classifica</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Daniele Monaco</em></p>
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