La mappa degli alberghi griffati per le vacanze
13 luglio, 2010
Quando il “total look” diventa qualcosa di simile a un atto di fede si trasforma in un vero “lifestyle” su cui basare ogni scelta: anche quella dell’albergo delle proprie agognate vacanze.
Negli ultimi anni infatti sono spuntati come funghi hotel firmati dai grandi stilisti in Italia, in Europa e nelle mete più gettonate di tutto il mondo. Da anni gli stilisti hanno adottato il verbo della “diversificazione”, pardon della “brand extension”, per allargare i confini dei loro imperi al design di interni e, perché no, all’hotellerie, passando per la ristorazione.
Allora come non citare il minimalista albergo Armani di Dubai, inaugurato il 28 aprile scorso all’interno del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo con i suoi 828 metri d’altezza e 160 piani. L’albergo occupa i primi otto livelli, nonché il 38esimo e il 39esimo.
Trascorrervi una notte è un lusso per pochi: si va dai 1000 euro per la soluzione base ai 13mila per la suite, ma sono anche previste proposte da 100 – 150 euro. Niente reception nell’Armani hotel, solo un lifestyle manager che si occupa di ogni singolo cliente. Entro la fine dell’anno tuttavia, uomini d’affari, sceicchi e turisti avranno l’imbarazzo della scelta con gli hotel di Gucci e Versace prossimi all’inaugurazione nella stessa città degli Emirati.
Donatella Versace aveva inaugurato nel 2000 il primo hotel Versace sulla Gold Coast in Australia occidentale, ma il primo hotel griffato fu il K-Club aperto a Barbuda nel mar dei Caraibi da Mariuccia Mandelli, in arte Krizia. Luoghi da sogno, resort di lusso, palmeti con spiaggia bianca anche per Diesel che a Miami si è stabilito in affari con il Pelican Hotel. Le stanze dell’albergo hanno lo stile estroso delle campagne pubblicitarie del brand di Renzo Rosso. Per finire una capatina sull’Oceano Indiano, eccoci all’hotel Bulgari di Bali, in Indonesia.
Non potevano mancare le proposte della vecchia Europa, come la Casa Camper aperta nel 2005 a Barcellona. Anche qui il gusto è minimale e semplice per 25 stanze arredate secondo lo stile dei negozi della casa spagnola di calzature che mette a disposizione dei clienti le ciabatte Camper.
A Parigi Christian Lacroix ha trasformato un’antica panetteria nel quartiere di Marais in pieno centro nell’Hotel du Petit Moulin, mentre Philip Treacy ha disegnato le stanze del G Hotel di Galway, cittadina di mare e pescatori sulle scogliere dell’Irlanda atlantica.
Per chi sceglie invece il Bel Paese non mancano le alternative. Alberta Ferretti ha realizzato il Carducci 12 di Cattolica e Palazzo Viviani di Montegridolfo nell’entroterra riminese. Byblos firma l’Art hotel di Verona e sempre vicino a Cattolica si trova il Riviera Golf Club Resort di Iceberg.
I Ferragamo, proprietari dei Lungarno Hotels e di Castiglion del Bosco, sono fra i più attivi. Quella di Castiglion del Bosco è una tenuta di 1800 ettari nella Val D’Orcia. Un sorta di agriturismo super esclusivo per 120 membri, invitati ma non solo, che per quattro settimane all’anno villeggiano in una delle 20 ville coloniali con piscina. Due ristoranti, un campo da golf da 18 buche, una Spa e un fitness center sono le caratteristiche del resort che fa dell’ambiente agreste un punto di forza con i suoi orti e vigneti per i prodotti da cucina coltivati in sede.
E se qualcuno dovesse venire a farsi un giro in città? Inevitabile prendere in considerazione a Milano l’hotel Moschino, aperto lo scorso 27 febbraio in via Montegrappa 12 in una vecchia stazione ferroviaria della tratta Milano – Monza.
Il primo albergo milanese aperto da una casa di moda ha un arredamento è ispirato al mondo delle favole per un allegro soggiorno nella città più indaffarata d’Italia.
di Daniele Monaco





Trasferire le sfilate dal chiuso di FieraMilanoCity in una rete di luoghi prestati alle passerelle nel centro di Milano per renderle visibili al grande pubblico. È l’idea che la Camera Nazionale Della Moda propone in vista della Settimana della Moda Donna del 22 – 28 settembre. La decisione è stata presa dal presidente della Cnmi Mario Boselli insieme all’assessore alle Attività produttive del Comune di Milano Giovanni Terzi.
Proprio in quell’occasione si era svolta la notte bianca della moda, con negozi aperti, cocktail e incontri con gli stilisti, per riportare la moda fra la gente “comune”.









Un appello ai grandi retailer internazionali dell’abbigliamento per non vendere vestiti realizzati con il cotone coltivato in Uzbekistan. È l’iniziativa congiunta dell’associazione umanitaria Anti-Slavery International e dell’associazione ambientalista Environmental Justice Foundation (Ejf) contro lo sfruttamento del lavoro minorile nell’ex repubblica sovietica dell’Asia centrale.
Pronti, via! Il 2 gennaio è scattata la corsa ai saldi della stagione invernale 2010 e la partenza è stata un vero sprint. L’inizio insolitamente vicino al Capodanno e in pieno clima vacanze non ha colto impreparati i cacciatori di occasioni a buon mercato, smentendo i commercianti e le loro associazioni, che temevano le assenze dei vacanzieri dalle città. E così a Roma, Milano, Bologna e Palermo sono aumentate le vendite rispetto al primo giorno di saldi del 2009, ma il meglio si aspetta per il week end del 9 – 10 gennaio.
Le previsioni iniziali cedono allora il passo alla scaramanzia o alla prudenza. A dicembre l’associazione dei commercianti prevedeva una spesa media di 174 euro a persona, mentre nei primi due giorni di vendite ribassate a gennaio, lo scontrino medio si è fermato sui 130 euro.
Quel che è certo è che, a quasi un secolo dai primi saldi ai magazzini Macy’s di Manhattan nel 1913, le vendite di fine stagione sono diventate un rito a cui nessuno può sottrarsi. Per questo potrebbe essere utile tenere a mente una piccola guida agli acquisti. La merce in saldo deve essere stagionale, di moda e separata da quella non in saldo. Sulle etichette devono essere indicati il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale. La prova dei vestiti e il cambio di quelli già acquistati sono a discrezione del commerciante, che tuttavia ha l’obbligo di sostituire o cambiare in denaro un capo difettoso, purché riconsegnato entro due mesi dalla scoperta del difetto.














