Prima regola: swap! Scambia, condividi e ricicla
4 febbraio, 2011
Sull’impronta del nuovo trend eco-sostenibile che (finalmente) sta prendendo piede un po’ ovunque, ecco cosa succende quando design, ecologia e creatività si uniscono per cercare di rinnovare il mondo.
Degli swap party ne avevamo sentito parlare un po’ tutti. Magari inconsciamente, durante i cambi di stagione, ne avevamo anche messo in piedi uno con amiche e amici, ma in quei casi niente di più facile era trovare nell’armadio altrui le cose più kitsch e sdrucite.
Insomma, ci vuole un po’ di altruismo! Ed ora che la pratica si è istituzionalizzata e tra inviti Facebook, siti web che insegnano i “10must have” e gli “how to do”, e vere e proprie organizzazioni che propongono uno swap party al mese, possiamo dire che i nostri (ri)cambi d’abito sono assicurati. Quello che sfugge ai più, è che dietro a questi eventi mondani c’è una certa attenzione e cura verso il riutilizzo degli oggetti e la sostenibilità.
A combattere la recessione con una marcia in più ci pensa “L’Atelier del Riciclo”, con un team e un progetto tutto italiano. Del riciclo l’Atelier ne ha fatto una missione; oltre agli eventi per lo swap ha aperto una swap boutique, riportando in auge il vecchio concetto del baratto. Ad ogni capo portato vengono attribuite delle stelline, da una a sette a seconda della classe di valore; stelline che si possono spendere per prendere altri capi o oggetti dalla boutique.
Non pensate di potervi finalmente disfare di quelle vostre scarpe con la suola masticata dall’asfalto in favore di un bel paio di 15cm… Si scambia solo ciò che è in buono stato. Accessori, vestiti, oggetti di design e mobili sono benvenuti.
L’Atelier ospita anche un laboratorio per il riciclo e offre corsi per imparare a rinnovare un proprio capo o per creare un proprio look in otto ore.

L’idea del baratto non è nuova, l’avevo sperimentata anche io anni fa durante il FUORIMODA di “Esterni”, bel tentativo di far sentire la propria voce durante la settimana della moda di Milano. Ho sfilato su una lunga passerella facendomi immortalare dai fotografi, ho creato e “combattuto” con il mio gruppo di sei sconosciuti, ho mostrato la mia esuberante personalità, ho giocato e, alla fine, sono tornata a casa con una borsa di pelle creata da una giovane designer, guadagnata dopo una flebile contrattazione per il mio cappello di lana (contenta lei…).
Ok, l’idea non è nuova, ma alle ideatrici dell’ “Atelier del Riciclo” va comunque il merito di aver organizzato un network consolidato capace di coinvolgere artisti, designer e “barattatori” italiani.
di Chiara Monteleone















“La materia abbandonata ha un forza nascosta che gli occhi attenti di un progettista non possono ignorare” (Officina delle 1000 cose).


























