Dalla Scozia al fashion
2 dicembre, 2009
Tra i tessuti più utilizzati, rivisitati e decontestualizzati troviamo il tartan.
Sicuramente le sue origini risalgono a prima del XVI secolo ma è da questo periodo che diviene simbolo di identità nazionale: si parla infatti di “tartan clan” per distinguere l’appartenenza ad una famiglia, con il caratteristico kilt che viene tessuto con abbinamenti cromatici diversi, che servono appunto ad identificare e distinguere i numerosi clan.
La gonna scozzese periodicamente torna a far capolino nei nostri armadi. Pian piano la definizione “scozzese” va ad identificare (a volte non proprio correttamente) tutti quei tessuti che presentano una tramatura o una fantasia a quadri più o meno grandi. Partendo dall’intreccio di lane si passa poi anche alle stampe, su qualsiasi tipo di tessuto. Lo scozzese sembra dunque particolarmente versatile, un tessuto da usare nell’abbigliamento, nelle stoffe d’arredamento o più semplicemente per le coperte: basti pensare che negli Stati Uniti si usa la parola “plaid” come sinonimo di “tartan”, mentre in gaelico questa parola significa proprio “coperta” e a pensarci bene, prima del plaid che oggi associamo al pile, in passato le coperte più diffuse erano indubbiamente in fantasia a quadri. E infondo pare che la stessa prima versione del kilt fosse proprio una coperta.
Probabilmente per questa sua versatilità, il tartan veniva utilizzato sia per confezionare abiti maschili da caccia, sia per abiti da passeggio per le gentildonne che si rifugiavano nelle loro tenute di campagna.
I quadri subiscono svariate modifiche : nel 1918 si prediligono piccoli scozzesi per le lane d’inverno, ma anche quadrettature giganti per gonne primaverili che sempre più ricordano i grembiuli da lavoro(perché si sa…la donna è l’angelo del focolare)
Negli anni ‘20, tra frange e foxtrot si vedono gonne morbide con vita più bassa e i quadri si preferiscono sulle morbide casacche.
La fanno da padrone nelle gonne, meglio se con piegoni tra gli anni ‘30 e ‘40, e diventano molto eleganti se indossatie con cappellino e bolero. Passata la guerra con le sue grandi ristrettezze, per cui gli abiti venivano recuperati e riaggiornati con nuove cuciture, si passa al grande splendore del new look di Dior, che ripropone la donna opulenta con ampie gonne.
Poiché le altezze regolari dei tessuti appaiono “striminzite”, per la realizzazione di queste gonne si passa a tagliare il tessuto di sbieco e gli scozzesi appaiono così prevalentemente in diagonale; gonne strette in vita da una bella cintura o addirittura montate su una “fascia cintura” a tre bottoni, tutto per evidenziare le forme ritrovate.
Nella seconda metà dei ‘60 il fenomeno è sicuramente la minigonna di Mary Quant: riflesso e in qualche modo stimolo per tutti quei cambiamenti culturali e sociali che attraversano da quel momento in poi l’universo femminile, e non solo . Ed eccoci al 1970 che trae spunti da paesi lontani, culture diverse, tra gonne a balze fiorate, si strizza l’occhio anche al kilt…spilla da balia annessa.
A questo punto la triade quadri-mini-pieghe è imprescindibile: negli anni ‘80 identifica l’abbigliamento da teenager, che si consolida poi nel decennio successivo, anche grazie a quell’immagine da collegiale che arriva da oltre oceano, secondo cui tutti i migliori licei farebbero indossare alle proprie allieve divise scozzesi,diventando un cult…anche un po’ culturale.
Dagli anni ‘80 ad oggi il passo è davvero breve: data la “Celebration” (giusto per citarne la regina) di queste ultime stagioni, si può affermare che la gonna scozzese seppure tipicamente ‘80, ha goduto e gode tutt’ora di molteplici rivisitazioni. Quindi punk, meglio ancora se indossata con anfibi, o un po’ più sbarazzina con maxi pull e lunghi cardigan…
E per il 2010? Impossibile non citare la collezione di Dsquared2, per una donna pronta al campeggio che però non abbandona il glamour.
Insieme ad abiti plastificati per non bagnarsi, il tartan avvolto un po’ come tunica, un po’ come coperta (pronta da stendere per un picnic sul’erba)…. sembra ora ritornare agli albori della sua nascita.
Del resto… corsi e ricorsi.
di Rita Gandolfi












































