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	<title>Cool Hunter ITALY Magazine &#187; 5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi</title>
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	<description>Ipertendenze della moda</description>
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		<title>Emozioni di un orologio</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 12:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[A fine giugno è scomparso Nicolas George Hayek, l’ideatore dell’orologio più venduto al mondo, potremmo dire il "jeans degli orologi": lo Swatch.
Il Second Watch (che per contrazione diventa appunto Swatch) è l’artefice del “Rinascimento” dell’orologeria svizzera, dopo la crisi degli anni ’70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A fine giugno è scomparso  <em>Nicolas George Hayek</em>, l’ideatore dell’orologio più venduto al mondo, potremmo dire il &#8220;jeans degli orologi&#8221;: lo<em> Swatch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Second Watch</em> (che per contrazione diventa appunto <em>Swatch</em>) è l’artefice del “Rinascimento” dell’orologeria svizzera, dopo la crisi degli anni ’70. La concorrenza a bassi costi del Giappone, entrata prepotentemente nel mercato globale, aveva intaccato anche la “patria neutrale”, che questa volta però rispose all’attacco.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea fu sicuramente innovativa: produrre in casa propria i meccanismi per realizzare totalmente l‘orologio, diminuirne i meccanismi interni (da 91 a 51 ) abbassando così notevolmente i costi. Un orologio al quarzo e per di più in plastica. Magari colorata&#8230; meglio se ispirata alla “pop art”&#8230; un orologio che comunicasse, che emozionasse.</p>
<div id="attachment_7352" class="wp-caption alignleft" style="width: 184px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/spring-1985.jpg"><img class="size-full wp-image-7352 " title="Swatch Spring, 1985" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/spring-1985.jpg" alt="Swatch Spring, 1985" width="174" height="133" /></a><p class="wp-caption-text">Swatch Spring, 1985</p></div>
<p>Il tutto ad un prezzo relativamente basso, ma con la garanzia di un orologio “made” in Svizzera, datato 1983.<br />
Ma la chiave del successo<em> Swatch</em> sta da sempre nella comunicazione, nel marketing.</p>
<p style="text-align: justify;">In America  nacquero i primi <em>Swatch Store</em> e da lì partirono le prime tendenze, come quella di indossarne due o addirittura usarlo come ferma coda. Tutto questo preparò con entusiasmo l’Europa, dove lo<em> Swatch</em> arrivò nel 1986. Tante erano le aspettative, e prima dell’introduzione nel mercato venne organizzata un’asta da<em> Sotheby </em>a Milano, che aumentò l’attesa e precorse quello che sarebbe accaduto negli anni successivi: numerosi collezionisti, il <em>World Museum Swatch</em> (Cesano Maderno) e <em>swatch-clopedia</em>.</p>
<div id="attachment_7354" class="wp-caption alignright" style="width: 172px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/golden1992.jpg"><img class="size-full wp-image-7354 " title="Swatch Golden,1992" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/golden1992.jpg" alt="Swatch Golden,1992" width="162" height="156" /></a><p class="wp-caption-text">Swatch Golden,1992</p></div>
<p style="text-align: justify;">Dal  primo GN701, essenziale nella sua plastica nera e tutt&#8217;ora in vendita,  si è passati in pochissimo tempo ai modelli più svariati, come il “Pop”, che poteva essere indossato come una spilla. Questo dettaglio, altamente significativo della componente modaiola dello Swatch, riuscì a fare entrare agiatamente l&#8217;orologio svizzero nel sistema moda e nella sua ciclicità: collezioni invernali, collezioni estive proprio come  se si trattasse di un abito, di cui lo Swatch divetava accessorio fondamentale. Così come fondamentale è sempre stato il packaging, creativo e strettamente coordinato al suo contenuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Orologi a tema e serie limitate legate ad autocelebrazioni e celebrazioni. Come non ricordare quelle sportive. I cronografi<em> Swatch</em> sono stati testimonial ufficiali per numerose manifestazioni sportive, su tutte le Olimpiadi. Senza dimenticare le diverse collaborazioni con artisti e stilisti per le <em>limited editions</em>. Nei decenni  ecco nascere nuovi modelli, come gli <em>Scuba</em>, i subacquei più semplici al mondo, gli <em>Skin</em> sottilissimi, e naturalmente gli <em>Irony</em> con cinturino metallico o gli <em>Automatic </em>con movimento automatico. E per i bambini i <em>Flik Flak</em>, solo per citare i più conosciuti.</p>
<div id="attachment_7356" class="wp-caption alignleft" style="width: 119px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/dreambrown2010.jpg"><img class="size-full wp-image-7356 " title="Swatch Dreambrown, 2010" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/dreambrown2010.jpg" alt="Swatch Dreambrown, 2010" width="109" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">Swatch Dreambrown, 2010</p></div>
<p style="text-align: justify;">E’ vero, lo <em>Swatch</em> non si può riparare perché la cassa non può essere smontata. Nella sua ideazione c’è intrinseco il messaggio che questo orologio possa “durare senza essere riparato”. Come a dire che se si rompe, è giunta la sua ora. E ammettiamolo: quanti di noi hanno sentito inumidire gli occhi perché il nostro <em>Swatch</em> ci aveva abbandonato? Quanti lo conservano e sorpresi nel rivederlo in fondo al cassetto esclamano “ohh&#8230;!”?</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto uno degli obiettivi di Mr Hayek era proprio che i suoi<em> Swatch</em> comunicassero un’emozione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
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		<title>“Blu, blu, blu…”</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 18:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[“Blu, blu, blu, my world is blu...” Diciamo che la maggior parte di noi conosce questa canzone grazie ad un famoso spot degli anni ’90, di un altrettanto famoso marchio alimentare.
Onestamente non so se il mondo sia blu da un punto di vista visivo o significativo o metaforico, ma è indubbiamente blu la tendenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6925" class="wp-caption alignright" style="width: 154px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dolce-Gabbana-2010.jpg"><img class="size-full wp-image-6925 " title="Dolce &amp; Gabbana, 2010" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dolce-Gabbana-2010.jpg" alt="Dolce &amp; Gabbana, 2010" width="144" height="481" /></a><p class="wp-caption-text">Dolce &amp; Gabbana, 2010</p></div>
<p style="text-align: justify;">“Blu, blu, blu, my world is blu&#8230;” Diciamo che la maggior parte di noi conosce questa canzone grazie ad un famoso spot  degli anni ’90, di un altrettanto famoso marchio alimentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Onestamente non so se il mondo sia blu da un punto di vista visivo o significativo o metaforico, ma  è indubbiamente blu la tendenza cromatica delle ultime stagioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Accessori, smalti, abiti e quel che ci sta sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella del colore blu nell’abbigliamento  è una storia abbastanza complessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Benché il blu sia considerato un colore primario al contrario del rosso e del giallo, è difficile da reperire in natura;  il suo utilizzo perciò, muovendosi tra simbolismo e chimica, è stato  centellinato e destinato  a usi  d’elite.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi cenni di blu si hanno nell’Antico Egitto, dove veniva realizzato attraverso la frantumazione di lapislazzuli  mischiati  ad olio lino, fino a creare un colore evidentemente molto prezioso.  Il blu  era impiegato non tanto per la tintura del pregiato lino (il bianco rimaneva il colore principale) quanto per il belletto.</p>
<p style="text-align: justify;">La preziosità di questo colore derivava anche da l suo significato simbolico: il blu  con tutte le sue gradazioni era infatti associato alle divinità (del resto l’azzurro è il colore del cielo). Così si impiegava nelle rappresentazione degli Dei  e, di conseguenza,  dei Faraoni: le regine con parrucche tinte di azzurro, i re  con una barbetta  applicata sotto il mento colorata di blu e profumata  con unguenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli egizi il blu era un colore così importante  per il loro  decorativismo-simbolico,  che furono i primi inventori del  blu artificiale: il “blu egizio”, risultato di un processo di lavorazione di calcio e rame. Tanto amato da questa civiltà, quanto invece disprezzato dai Greci e dai Romani, che vedevano il blu come il colore dei Barbari (i quali,   tra l’altro, utilizzavano il blu per dipingersi il corpo durante le battaglie per terrorizzare gli avversari).</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6931" class="wp-caption alignleft" style="width: 186px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dior1956.jpg"><img class="size-full wp-image-6931 " title="Dior,1956" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Dior1956.jpg" alt="Dior,1956" width="176" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">Dior,1956</p></div>
<p style="text-align: justify;">Passando alle storie bibliche, vediamo che il blu è  il colore della sposa. Deriva da qui la tradizione di indossare “qualcosa di blu” durante il matrimonio, usanza che si è mantenuta fino a noi: inizialmente era la veste, poi divenne una cintura sull’abito bianco, successivamente  solo una nastrino cucito all’interno, oggi preferibilmente una giarrettiera!</p>
<p style="text-align: justify;">Dal  “blu egizio”al “blu indaco” (ricavato dall’omonima pianta di origine indiana) fino ad  arrivare al “blu di Prussia “ che, realizzato in laboratorio, fu  il vero apripista dei colori sintetici.</p>
<p style="text-align: justify;">La nascita del blu chimico, permettendo una maggiore diffusione del colore, ha contribuito anche a mettere in soffitta lo stereotipo del blu come segno di ricchezza economica, data la sua rarità e preziosità. Da questo momento  l’utilizzo del blu si è spostato soprattutto su  significati psicologici, trattati anche in importanti teorie sui colori.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6936" class="wp-caption alignright" style="width: 125px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Tailleur1967.jpg"><img class="size-medium wp-image-6936 " title="Tailleur,1967" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/06/Tailleur1967-115x300.jpg" alt="Tailleur,1967" width="115" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tailleur,1967</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il  blu come colore maschile, delle divise militari, o in quelle degli infermieri o nei tanto odiati grembiulini delle elementari, associato dunque al senso di sicurezza  e neutralità.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se è vero che la scelta di questo colore  indica la ricerca di pace,armonia  serenità  e che il solo guardare il colore blu,secondo autorevoli test  aiuti a calmare le nostre pulsazioni&#8230; vorranno  mica gli stilisti aiutarci nella nostra ricerca di serenità?!</p>
<p style="text-align: justify;">Beh , tanto vale provarci.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>(At) tacco d’arte</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 23:52:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle cose che permette di elevarci nella vita, intellettualmente e spiritualmente sembra essere l’arte. Fisicamente serve un tacco, se poi il suddetto nasce sotto la stella dell’arte, allora...
Ultimo in ordine di tempo il surrealista tacco banana di Sergio Zambon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle cose che permette di elevarci nella vita, intellettualmente e spiritualmente sembra essere l’arte. Fisicamente serve  un tacco, se poi il  suddetto  nasce sotto la stella dell’arte, allora&#8230;</p>
<div id="attachment_6106" class="wp-caption alignright" style="width: 264px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/sergio-zambon.jpg"><img class="size-medium wp-image-6106 " title="Sergio Zambon, 2010" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/sergio-zambon-282x300.jpg" alt="Sergio Zambon, 2010" width="254" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Zambon, 2010</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ultimo in ordine di tempo il surrealista <em>tacco banana</em> di <em>Sergio Zambon</em>, in edizione ovviamente limitata; ma come non ricordare le <em>armadille</em> del compianto <em>Mc Queen</em> rese famosissime da Lady Gaga, o quelle <em>vertebrate </em>di <em> Dsquared 2</em> per il prossimo inverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Opera d’arte  e sforzo ingegneristico ?</p>
<p style="text-align: justify;">Da quando il tacco ha vita, muovendosi tra le varie forme e altezze, la scuola del &#8220;tacco scultura&#8221; ha avuto numerosi adepti di stile.</p>
<p style="text-align: justify;">Se del tacco si hanno tracce già nell’epoca  precristiana, il tacco vanesio fa la sua prima apparizione alla Corte De&#8217; Medici nel 1533, quando Caterina (che non era certo una cima) le scelse per un viaggio in Francia per presentarsi al Duca d’Orléans.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto le dame francesi ne copiarono subito lo stile così come gli uomini: nella corte di Luigi XIV si usavano scarpe con tacchi scolpiti con romantiche miniatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tacco divenne quindi segno distintivo delle classi agiate scomparendo con la caduta in disgrazia della monarchia francese.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6109" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/andrè-Perugia-1952.jpg"><img class="size-full wp-image-6109  " title="Andrè Perugia, 1952" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/andrè-Perugia-1952.jpg" alt="Andrè Perugia, 1952" width="252" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Andrè Perugia, 1952</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella metà dell’800 ritorna di gran moda e attraversando il ‘900 si sviluppa nelle fogge e nelle  dimensioni più svariate.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ‘20 il tacco <em>a rocchetto</em>, ideale per ballare il Charleston e meglio se intercambiabile,  scolpito o gioiello,  si protrae nella sua forma fino agli anni ‘30.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ‘50 nasce il tanto amato-odiato tacco  <em>a spillo</em>, meglio se con cinturino a tallone scoperto, che in questi anni è un vero elemento della sensualità femminile. Un tacco sottilissimo e alto che  diventa punto focale della calzatura femminile. Un esempio  il <em>tacco cavatappi</em> di <em>Andrè Perugia</em>,del 1952.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dell’inventiva del tacco fa la sua prerogativa <em>Roger Vivier</em>. Il suo stile mescola dettami del XVIII sec. a moderni principi di ingegneria. E’ uno scultore che, sin dal 1937, si  dedica alla progettazione di calzature per le più importanti maison da<em> Balmain</em> a<em> Dior</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tacco di Vivier è innovativo anche nella semplicità dei nomi: <em>virgola</em>, <em>rocchetto</em>, <em>conchiglia</em>, <em>piramide</em>, per arrivare negli anni ‘60 al tacco <em>choc </em>reinterpretazione del fortunato <em>virgola</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_6111" class="wp-caption alignleft" style="width: 316px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/Roger-Vivier1967.jpg"><img class="size-full wp-image-6111 " title="Roger Vivier,1967" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/Roger-Vivier1967.jpg" alt="Roger Vivier,1967" width="306" height="162" /></a><p class="wp-caption-text">Roger Vivier,1967</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le  costruzioni con materiali come la lega d’alluminio (utilizzata  nell’aereonautica) vengono  arricchite con perle, piume o sfere gioiello. Costruzione e decorativismo: pensare che si parla semplicemente di tacchi!</p>
<p style="text-align: justify;">Poco importa se alto come quello delle ultime tendenze o quadrato e forte come quello degli anni ‘90, magari in plastica trasparente con petali o torre Eiffel integrata. Per non parlare delle &#8220;scandalose&#8221; calzature di <em>Vivienne Westwood</em> che riproducevano  i genitali maschili&#8230; fatto sta che il tacco è fondamentale nella calzatura, non solo  da un punto di vista di costruzione ed equilibri, di postura o di aplomb, di comodità o di seduzione ma anche perché  attraverso questo si riescono a creare  delle scarpe, che anche se difficilmente indossabili e a volte poco comprensibili, entreranno facilmente nella storia della calzatura con identificazioni più o meno artistiche.</p>
<p style="text-align: justify;">E si sa dell’arte contemporanea difficilmente ci si innamora a prima vista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ergo&#8230; ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>D&#8217;annata</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà che come il buon vino “più invecchia meglio è” e, proprio come il vino, non è una moda ma un piacere, il vintage comunque sia è entrato a far parte del nostro senso estetico.
Ricordo mia nonna indicare un venditore  con  “chiddu vinne robbi americani” (“quello vende vestiti americani”). Lo diceva in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sarà che come il buon vino “più invecchia meglio è” e, proprio come il vino, non è una moda ma un piacere, il <em>vintage</em> comunque sia è entrato a far parte del nostro senso estetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo mia nonna indicare un venditore  con  “chiddu vinne robbi americani” (“quello vende vestiti americani”). Lo diceva in modo dispregiativo perché intendeva roba usata, destinata ai meno abbienti. Un ricordo, il suo, risalente al secondo  dopoguerra: il piano Marshall, infatti, tra gli aiuti prevedeva anche la distribuzione di vestiti usati provenienti dalla raccolta negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se l’abito di seconda mano nasce da un disagio economico  e  all’inizio viene comprensibilmente snobbato, pian piano diventa una scelta, uno stile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5824" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/scarpe-uomo1930.jpg"><img class="size-full wp-image-5824  " title="scarpe uomo, anni '30" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/scarpe-uomo1930.jpg" alt="scarpe uomo, 1930" width="270" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">scarpe uomo, anni &#39;30</p></div>
<p style="text-align: justify;">È negli anni ’70 che l’utilizzo e l’ispirazione alle ciclicità della moda diventa qualcosa che ben si  distacca dall’aspetto puramente estetico; è soprattutto la voglia di guardare a periodi  storici in cui è ancora lontano il pensiero  della globalizzazione, della massa, dei piaceri del consumismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se esiste questa rubrica in riferimento ai  corsi e ricorsi storici della moda  gran parte del merito è del <em>vintage</em>&#8230; o forse&#8230; è merito dei corsi e ricorsi storici che esiste il vintage, ma  anche cambiando l’ordine dei coefficienti, il risultato non cambia!</p>
<p style="text-align: justify;">Abbigliamento, gioielli e tutti i tipi di accessori&#8230; ma anche  auto, locandine, arredamento. Fatto sta che di vintage è facile parlare e a volte erroneamente. Ciò che è certo è che per essere definito tale il <em>vintage </em>deve avere compiuto un ventennio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa definizione, dal francese <em>vendange</em> e ancor prima dal latino <em>vindemia </em>indica i vini di un annata pregiata. E come i vini gli oggetti, oltre ad una  giusta maturazione, devono avere un’elevata qualità. Una qualità d’altri tempi, appunto:  buone caratteristiche stilistiche e manifatturiere, un ‘artigianalità appartenente a tempi lontani dal consumismo spasmodico, dove tutto viene fatto velocemente e velocemente destinato a finire.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5827" class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/rayban-wayfarer.jpg"><img class="size-full wp-image-5827" title="Ray Ban Wayfarer, anni '50" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/rayban-wayfarer.jpg" alt="Ray Ban Wayfarer, anni '50" width="320" height="132" /></a><p class="wp-caption-text">Ray Ban Wayfarer, anni &#39;50</p></div>
<p style="text-align: justify;">La preziosità di un <em>vintage</em> sta nel raccontare una storia. La storia della moda a cui appartiene ma spesso anche quella di  tutto di ciò che lo ha circondato,dal il contesto economico e sociopolitico; fino al racconto della propria storia. Ed ecco che il baule della mamma o  della nonna è uno scrigno prezioso, che prima della “moda <em>vintage</em>” magari veniva snobbato o addirittura definito “antico”… Sacrilegio!</p>
<p style="text-align: justify;">Non si contano i mercatini, le fiere, i negozi  -alcuni storici, quasi loro stessi vintage!- che  vantano numerose schiere di <em>afficionados</em> e di chi, a volte, si avvicina un po’ titubante a questa realtà, riscuotendo un grande successo, anche in momenti di crisi, e chissà, forse proprio per le ristrettezze economiche del momento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_5829" class="wp-caption alignright" style="width: 325px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/borsa-anni-60.jpg"><img class="size-full wp-image-5829 " title="borsa, anni '60" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/borsa-anni-60.jpg" alt="borsa, anni '60" width="315" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">borsa, anni &#39;60</p></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Tempo</em> è la parola chiave, perché vi è una riscoperta <em>del </em>e <em>nel</em> tempo: serve del tempo, perché anche in un semplice mercatino puoi trovare qualcosa di importante, fare magari un piccolo investimento, nel tempo, appunto. Per gli estimatori  il gusto sta proprio nella ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal vestire semplicemente un abito, usato o  <em>vintage</em>, si passa a contestualizzarlo nella propria contemporaneità,  a mixarlo e reinventarlo; per gli addetti ai lavori si tratta di realizzare collezioni su qualcosa di già esistente. Quasi un pensiero eco compatibile, eco fashion.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi è appassionato di abiti d’epoca, il <em>vintage</em> è uno stile di vita, in bilico tra fashion e anacronismo. Perché se ben equilibrato allora il risultato è D.O.C. Proprio come un buon vino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di<em> Rita Gandolfi</em></p>
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		<title>Cardigan &amp; Co.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco più di  un mese fa abbiamo avuto modo di vedere il cardigan (e non solo) di Steve McQueen  in una foto che ben rappresenta le ultime tendenze della maglieria  maschile.
A vedere le collezioni degli ultimi anni, uomo-donna, estate-inverno, questo capo della maglieria è tornato di buona lena nei nostri armadi.
Grandi scolli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Poco più di  un mese fa abbiamo avuto modo di vedere il cardigan (e non solo) di Steve McQueen  in una foto che ben rappresenta le ultime tendenze della maglieria  maschile.</p>
<p style="text-align: justify;">A vedere le collezioni degli ultimi anni, uomo-donna, estate-inverno, questo capo della maglieria è tornato di buona lena nei nostri armadi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grandi scolli, più o meno bottoni  dati dal doppio petto oppure no, in tricot, lunghi  in filati pettinati, oversize, minisize&#8230; Cardigan per tutti. Praticamente unisex. Elemento  jolly dell’abbigliamento a strati per  le stagioni  caratterizzate  da situazioni climatiche sempre meno azzeccate dalle previsioni degli addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio grazie agli sbalzi climatici che la storia del cardigan ha inizio, in un epoca tutto sommato non troppo lontana nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra di Crimea e più precisamente nel 1854, <em>James Thomas Brudenell</em>, il Conte di Cardigan, non sopportando  durante una spedizione gli sbalzi atmosferici  del periodo autunnale di quella terra straniera, diede una sciabolata alla maglia d’ordinanza dell’Esercito Inglese. Un gesto di insofferenza e di intraprendenza che permise a questo capo di portare  il suo nome.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa maglia  già utilizzata alla fine dell’800, vede il suo diffondersi nella seconda decade del ‘900, grazie alle ispirazioni provenienti dallo sport, dalle tenute militari, dai marinai e pescatori.</p>
<div id="attachment_5423" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/chanel-1925.jpg"><img class="size-full wp-image-5423" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="Coco Chanel,1925" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/chanel-1925.jpg" alt="Coco Chanel,1925" width="208" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">Coco Chanel,1925</p></div>
<p style="text-align: justify;">All’inizio degli anni ‘20 <em>Jean Patou</em> propone  capi sportivi vestendo  la tennista  Suzanne Lenglen con una divisa composta  da una gonna a pieghe  di seta bianca, un cardigan dello stesso colore e un’ estrosa fascia turbante tra i capelli, come in voga ai tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande estimatrice e divulgatrice del cardigan  è  indubbiamente <em>Coco Chanel</em>, che già nel 1925  realizza dei modelli in coordinato con  il resto dell&#8217;abbigliamento, attingendo a tessuti del guardaroba maschile. Di rigore le tasche: in questo modo Coco attua un&#8217;ulteriore liberazione della donna: perché usare le borsette se si possono usare le tasche ?</p>
<p style="text-align: justify;">Un periodo, come abbiamo visto, caratterizzato dalla pratica di sport, che influenza la nascita di un abbigliamento confortevole per entrambi i sessi. E&#8217; infatti negli anni &#8216;30 che l’utilizzo della maglieria diventa prepotente  e il cardigan, nelle sue varie declinazioni,  contribuisce alla creazione di un archetipo di street style.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal lungo di Chanel, nel 1934 il cardigan femminile si declina nel twin set.  Anche questa evoluzione viene creata da un uomo, <em>Otto Weisz</em>, designer della  maison <em>Pringle of Scotland</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grandissimo successo per i gemelli di maglia: le signore degli anni ‘30 lo adorano e quelle degli anni ‘50, grazie anche alle dive del cinema, non  possono farne a meno. Quel giacchino non infilato dalle maniche ma poggiato sulle spalle fa molto chic&#8230; Famosissimo il “twin set Grace Kelly”.</p>

<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/cardigan-co/attachment/twin-set1954def-2/' title='twin set,1954'><img width="237" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/twin-set1954def1-237x300.jpg" class="attachment-medium" alt="twin set,1954" title="twin set,1954" /></a>
<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/cardigan-co/attachment/1964-def/' title='Penneys, 1964 '><img width="183" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/1964-def-183x300.jpg" class="attachment-medium" alt="Penneys, 1964" title="Penneys, 1964" /></a>

<p style="text-align: justify;">Negli anni successivi,  specie negli anni ‘70, il cardiagan risente l’influenza  cromatica: colorato  e in fantasia, con collo che va e viene, così come le  tasche, leggermente sciancrato o smanicato, meglio se accompagnato da una cintura e perché no, con cappuccio integrato.</p>
<div id="attachment_5426" class="wp-caption alignright" style="width: 234px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/cardigan-maschile-2010-2011.jpg"><img class="size-full wp-image-5426" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="cardigan maschile, 2010-2011" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/cardigan-maschile-2010-2011.jpg" alt="cardigan maschile, 2010-2011" width="224" height="422" /></a><p class="wp-caption-text">cardigan maschile, 2010-2011</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi il cardigan continua a muoversi tra eleganza e casual. Gli stilisti aggiornano i loro cardigan grazie alle nuove tecnologie tessili  ma in questo periodo storico più che mai, con linee sempre al limite del retrò.</p>
<p style="text-align: justify;">Ergo: se doveste ritrovarvi con un cardigan che per il momento non avete intenzione di usare o quello che avete usato l’anno scorso  non vi appaga più, conservatelo bene, datevi&#8230; diciamo un ventennio, potrebbe diventare un vintage&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa è un’altra storia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Worth is back!</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 12:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Haute Couture parigina ha riportato sotto i riflettori il marchio Worth, grazie alle creazioni dello stilista italiano Giovanni Bedin, che ha realizzato otto capi di lingerie ispirati alla cifra stilistica della Maison, nata proprio a Parigi.
Da un grande magazzino londinese, dove è impiegato nel reparto tessili e guarnizioni, Worth si trasferisce a Parigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’<em>Haute Couture</em> parigina ha riportato sotto i riflettori il marchio <em>Worth</em>, grazie alle creazioni dello stilista italiano Giovanni Bedin, che ha realizzato otto capi di lingerie  ispirati alla cifra stilistica della Maison, nata proprio  a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4963" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/abito-da-sposa-Worth-1860.jpg"><img class="size-full wp-image-4963 " title="abito da sposa Worth, 1860" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/abito-da-sposa-Worth-1860.jpg" alt="abito da sposa Worth, 1860" width="280" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">abito da sposa Worth, 1860</p></div>
<p style="text-align: justify;">Da  un grande magazzino londinese, dove è impiegato nel reparto  tessili e guarnizioni, Worth si trasferisce a Parigi dove lavora per una boutique  di tessuti . Nel 1858 a Rue de la Paix apre la sua maison, che diventa ben presto il centro nevralgico del nuovo modo di intendere  la moda femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1864 è  sarto di corte, l’alta borghesia costituisce infatti la gran parte della clientela. Per Worth è il momento in cui mettere in atto quanto imparato nei negozi: imporre ai capricci delle dame le proprie idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, perché è proprio con <em>Charles Frederic Worth</em> che si comincia a parlare di Moda: è il primo a poter essere definito stilista, innazitutto perchè per primo firma i suoi abiti come opere d’arte.  E’ sempre il primo a presentare la sue creazioni una volta all&#8217;anno, inaugurando quella cronologia  fondamentale nel sistema moda, e a presentarle  poi attraverso <em>mannequins</em>. Unisce la sartorialità inglese all’amore per lo sfarzo francese, realizzando i suoi capi rigorosamente a mano, nonostante la macchina da cucire esista già dal 1825.</p>
<p style="text-align: justify;">Nasce così l’<em>Haute Couture</em>, anche se la data ufficiale risale all’Esposizione  Internazionale di  Parigi del 1900. Legandosi però  indissolubilmente al nome di Worth: il suo stile diviene di riferimento per i colleghi espositori, nonstante sia morto cinque anni prima. Sicuramente non mancano nomi illustri, come <em>Jacques Doucet</em> o <em>Jeanne Pacquin</em>, anch&#8217;essi grandissimi fautori della moda moderna, ma nessuno  prima di Worth ha saputo unire marketing e creatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista stilistico, Worth viene associato fondamentalmente alla crinolina. Come spesso accade nell’abbigliamento, sia femminile che maschile, l’origine è militare: la crinolina è infatti una tela  di crine utilizzata già dal 1839 per  intelare   e sostenere i colletti delle uniformi, solo in un secondo momento passa ad identificare le sottane sostenute da gabbie di ferro.</p>
<p style="text-align: justify;">La crinolina  connota così la silhouette degli anni tra il 1848  e la fine del secolo, seppur con le dovute evoluzioni, in gran parte per mano di Worth, che realizza sottane che ricordano  nelle fogge e nella struttura vere e proprie costruzioni architettoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4965" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/abito-da-passeggio-Worth-1874.jpg"><img class="size-full wp-image-4965 " title="abito da passeggio Worth, 1874" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/abito-da-passeggio-Worth-1874.jpg" alt="abito da passeggio Worth, 1874" width="280" height="411" /></a><p class="wp-caption-text">abito da passeggio Worth, 1874</p></div>
<p style="text-align: justify;">La larghezza delle crinoline assume dimensioni e pesi importanti, perciò per confezionare gli abiti si usano tessuti molto leggeri e fruscianti per poter in qualche modo alleggerire i movimenti della dame che le indossano.</p>
<p style="text-align: justify;">La  moda di Worth, come quelle dei suoi colleghi, è incentrata sui corpetti  che già a fine ‘800 sono additati da molti medici come vere torture: più le crinoline si allargavano più  la vita veniva costretta  e ristretta in busti  con stecche di ferro o di balena, per dare alla vita una circonferenza che in casi estremi poteva raggiungere i 36 cm di circonferenza. Già &#8230; si sa&#8230; alla moda non si è mai riusciti  a dire  no!</p>
<p style="text-align: justify;">Verso il 1865 Worth capisce che le crinoline hanno raggiunto circonferenze esasperate, così dagli oltre 7 m le riduce  a 4,5 m raccogliendo l’eccesso  sul dietro della gonna e fermandolo in un drappeggi. Da un ricordo  del <em>panier </em>settecentesco  passa perciò ad un rifacimento della <em>polonaise</em> Antonettiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo stile ideato  per le dame delle corti europee, dopo la guerra franco -prussiana  cede la mano nel 1870, ad un nuovo target (come lo chiameremmo oggi): gli avvenimenti storici  e il decadere degli sfarzi di corte permettono di concentrarsi sulla classe emergente, quella borghese.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo  le linee appaiono meno opulente e Worth  lancia una crinolina più ridimensionata, dal nome <em>demi-crinoline: </em>si appiattisce sul davanti e si allarga sulla parte  posteriore, un prototipo di quello che poi si  chiamerà <em>tournure</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la morte di Worth, la sua maison  viene gestita dai figli: Gaston cura la parte amministrativa e Jaques l’attività creativa, continuando a vestire  le corti europee  ma anche la nuova società americana e  le star del cinema. Il   loro lavoro ha tenuto viva la tradizione fondata dal padre: stili ispirati al Rinascimento e al XVIII secolo, che mantengono viva  l’<em>Haute Couture</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4968" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/lingerie-Worth-pe-2010.jpg"><img class="size-full wp-image-4968 " title="lingerie Worth p/e 2010" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/lingerie-Worth-pe-2010.jpg" alt="lingerie Worth p/e 2010" width="280" height="456" /></a><p class="wp-caption-text">lingerie Worth p/e 2010</p></div>
<p style="text-align: justify;">Tra alti e bassi, la fine di una dinastia e le svariate acquisizioni, che fanno parte di quel sistema moda di cui Charles Frederic Worth è stato precursore,  arriviamo ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Con più di un secolo di distanza le nuove creazioni di Worth appaiono ricche di femminilità, doverosamente  ispirate alle linee della maison delle origini e altrettanto  contestualizzate nella nostra contemporaneità, dove intimo e abito quasi si fondono.</p>
<p style="text-align: justify;">La nuova vita di Worth sembra proprio iniziata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di penne e piume</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Punto fondamentale della silhouette di queste ultime stagioni sembra proprio essere la testa, o meglio, quello che ci sta sopra.
Certo, i becchi d’oca hanno avuto il loro momento, ma se vogliamo rimanere in tema di volatili meglio le piume. Questa è una di quelle tendenze a cui si potrebbero attribuire decine di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Punto fondamentale della  silhouette  di queste ultime stagioni sembra proprio essere la testa, o meglio, quello che ci sta sopra.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo,  i becchi d’oca hanno avuto il loro momento, ma se vogliamo rimanere in tema di volatili meglio <em>le piume</em>. Questa è una di quelle tendenze a cui si potrebbero attribuire  decine di significati. Pare infatti che uno dei sogni ricorrenti dell’uomo sia quello di librare come un uccello; potrebbe altresì rappresentare la possibilità di gestire la gravità, di sollevarsi  con le proprie forze . E ancora, essere il simbolo più puro di libertà, valore proclamato (a volte inflazionato) pressoché da tutti noi.</p>
<p style="text-align: justify;">In un periodo di grandi crisi,  i sogni e le ambizioni sembrano assumere valore più che mai e l’idea di andare per la città con piccole piume che si muovono sinuose  sulle nostre teste sembra dare un aspetto sognate e leggiadro che ci solleva dalle brutture quotidiane. Che si tratti di una piuma impercettibile, maxi cerchietti o di cappelli, la mente ci riporta a donne di altri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto le ispirazioni possono essere tante&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4630" class="wp-caption alignright" style="width: 128px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Maat-Dea-della-verità1100-a.jpg"><img class="size-medium wp-image-4630    " title="Maat, dea della Verità,1100 A.C." src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Maat-Dea-della-verità1100-a-164x300.jpg" alt="Maat, dea della Verità,1100 A.C." width="118" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">dea Maat,1100 A.C.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nella Mesopotamia e in Egitto le piume nelle acconciature avevano carattere sacro, rituale ed erano perciò riservate alle Divinità e agli alti ranghi della società.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ nell’era moderna che questo elemento diventa  puramente decorativo e fondamentale per arricchire ogni accessorio. Tra il Rinascimento e il Barocco l’utilizzo di piume è circoscritto  ai copricapi maschili, anche se già nel  ‘500 iniziano a comparire nelle acconciature femminili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ne fa un  uso opulento nel periodo  Rococò, quando  si affermano le parrucche, sia per uomo sia per donna. E su queste, gli uomini indossavano copricapi adornati di due grosse piume.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4633" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><img class="size-medium wp-image-4633 " title="parrucca francese,1775 " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Parrucca-Francese1775-x-184x300.jpg" alt="parrucca francese,1775" width="184" height="300" /><p class="wp-caption-text">parrucca francese,1775</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le donne invece ne addobbavano le imponenti parrucche, che nel corso degli anni assunsero dimensioni tali da far superare i due metri di altezza a chi le indossava , con tutto ciò che esse potevano sostenere: frutta, piccoli galeoni e ovviamente piume <em>a</em> <em>go-go</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del XVIII sec, gli eccessi della moda francese lasciano il campo ad uno stile anglosassone, che riprende tematiche  di civiltà antiche: ecco che con il neoclassicismo si abbandonano le parrucche e i capelli assumono un aspetto  volutamente  spettinato, vissuto, ma imbellito per le donne ancora una volta dalle piume, che ritrovano una certa sobrietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’800 le piume vengono utilizzate per decorare cappelli che hanno perso in volume ma che si pronunciano in larghezza: in bella vista tra fiori e nastri, piume di struzzo, pavone e perché limitarsi a queste se, all’inizio del ’900, si possono  utilizzare piccoli volatili imbalsamati?</p>
<p style="text-align: justify;">Aprendo in questo modo la strada allo sfarzoso periodo della Belle Epoque.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ‘20 meglio un&#8217;unica piuma al centro di diademi e piccole fasce. E’ invece tra gli  anni ‘30 e ‘40 che le piume diventano fondamentali: in un periodo di grande ristrettezze,  a cavallo del secondo conflitto mondiale, adornarsi il capo sembra l’unico lusso che ci si possa permettere. Grande creatività ed eccentricità, come le creazioni di Elsa Schiapparelli che della  penna di gallo ha fatto uno dei  simboli della sua firma.</p>

<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/di-penne-e-piume/attachment/belle-epoque/' title='Belle Epoque, 1900'><img width="228" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Belle-Epoque-228x300.jpg" class="attachment-medium" alt="Belle Epoque, 1900" title="Belle Epoque, 1900" /></a>
<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/di-penne-e-piume/attachment/schiaparellianni-30-x/' title='Elsa Schiapparelli,anni &#039;30'><img width="202" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Schiaparellianni-30-x-202x300.jpg" class="attachment-medium" alt="Elsa Schiapparelli,anni &#039;30" title="Elsa Schiapparelli,anni &#039;30" /></a>

<p style="text-align: justify;">Nei decenni successivi il copricapo piumato passa un po’ in sordina, se si escludono personaggi celebri che dei  loro cappelli hanno fatto un simbolo distintivo, come le donne della  famiglia reale britannica.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio dall’Inghilterra arriva Philip Treacy, soprannominato dalla stampa “il cappellaio matto” , che per le sue originali creazioni ama  utilizzare le più svariate tra piume e  penne, lavorate con tale maestria  da rendere ogni pezzo un opera d’arte.</p>
<p>&#8230;Qualunque sia la vostra ispirazione, siete pronte a spiccare il volo?</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4646" class="wp-caption aligncenter" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/cerchietto-piumato2009-2010.jpg"><img class="size-full wp-image-4646  " title="cerchietto piumato, 2009-10" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/cerchietto-piumato2009-2010.jpg" alt="cerchietto piumato, 2009-10" width="280" height="340" /></a><p class="wp-caption-text">cerchietto piumato, 2009-10</p></div>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dal polo alla polo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 22:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Pitti Uomo edizione 77 ha chiuso i battenti. Filo conduttore  le nuove tecnologie. Tra le  altre, ispirazioni militari, classici sartoriali, e gli sport. Dal rugby alla vela, passando per il polo e… le polo.
Le polo, certo, le magliette da  tennis. Sembra esserci una contraddizione in termini...
Inizi del ‘900, Brooks Brothers, bottega di  Manhattan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Pitti Uomo</em> <em>edizione 77</em> ha chiuso i battenti. Filo conduttore  le nuove tecnologie. Tra le  altre, ispirazioni militari, classici sartoriali, e gli sport. Dal rugby alla vela, passando per il polo e… le polo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le polo, certo, le magliette da  tennis. Sembra esserci una contraddizione in termini&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Inizi del ‘900, <em>Brooks Brothers</em>, bottega di  Manhattan. Due fratelli, figli del fondatore Henry. Durante una vacanza in Gran Bretagna  uno dei due, John, assiste ad una partita di polo e rimane piacevolmente colpito dalle camicie indossate dai giocatori, caratterizzate da un colletto con doppia abbottonatura chiusa, per impedire che  il vento  sollevasse il colletto e infastidisse la concentrazione dei giocatori.</p>
<p style="text-align: justify;">John decide di portare alcuni modelli con sé, iniziando a commercializzarli e a ricrearli nella  bottega  <em>Brooks</em>. Il risultato è un successo,  a tal punto  che viene realizzato un filmato (ad uso esclusivo delle maestranze<em> Brooks</em>, per evitare le imitazioni) che spiegava le cinquanta mosse per tagliare e confezionare quella che era tuttavia ancora una camicia, ancora a manica lunga.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4419" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/modello1212Lacoste.jpg"><img class="size-full wp-image-4419 " title="modello 1212, Lacoste, 1926" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/modello1212Lacoste.jpg" alt="modello 1212, Lacoste, 1926" width="280" height="451" /></a><p class="wp-caption-text">modello 1212, Lacoste, 1926</p></div>
<p style="text-align: justify;">Stessa ispirazione ma visione diversa per il tennista francese <em>René Lacoste</em>. Essendo un professionista ed un campione, Lacoste sa quanto può essere limitativo praticare uno sport in camicia, giacca e a volte cravatta&#8230;così come si usava negli anni ‘20, prima della sua innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ispirandosi al polo, sport del quale pare fosse  un’estimatrice anche la moglie, nel 1926 monsieur Lacoste  indossa la sua prima “modello 1212”, una perfetta  sintesi tra una camicia e una t-shirt ( che fino ad allora era solo un indumento intimo); l’eleganza della prima attraverso il colletto a coste,la comodità dell’altra nel piquet  di cotone e nelle maniche corte, rigorosamente in bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1933 una volta ritiratosi dai campi da tennis,  crea l&#8217;azienda <em>Chemise Lacoste</em> , il cui simbolo diventa il piccolo coccodrillo (il suo soprannome), cucito sulla maglietta.  Da tennista a commerciante Lacoste riesce a trasformare  un  capo nato  da  un’esigenza pratica in un indumento di  moda,passando dalla terra battuta al vivere quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente  il grande successo della polo si deve ad una serie di influssi provenienti da più fronti. L’abbigliamento maschile degli anni ’30, infatti, era caratterizzato dall’introduzione di tessuti considerati fino a poco tempo prima “poveri”, come il  tweed, ma  che indossati da personalità importanti come il Duca di Windsor, assumevano un eleganza moderna, proprio come la polo indossata sotto una giacca in principe di Galles.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le polo divengono ben presto il must della maglieria tagliata, tanto che questo capo viene accusato di aver  abolito  le distinzioni di classe, di aver umiliato la cravatta e reso l’abbigliamento impersonale&#8230; Se poi sono indossante pure dalle donne&#8230; si salvi chi può!</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande successo  nella seconda metà degli anni ‘60 si deve a <em>Ralph Lauren</em>, che dopo aver lavorato proprio per i fratelli Brooks, compra una loro linea e si mette in proprio per realizzare le sue.</p>

<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/dal-polo-alla-polo/attachment/polo-anni-60-2/' title='polo anni &#039;60'><img width="188" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Polo-anni-60-188x300.jpg" class="attachment-medium" alt="polo anni &#039;60" title="polo anni &#039;60" /></a>
<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/dal-polo-alla-polo/attachment/polo-anni-70/' title='polo anni &#039;70'><img width="202" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/polo-anni-70-202x300.jpg" class="attachment-medium" alt="polo anni &#039;70" title="polo anni &#039;70" /></a>

<p style="text-align: justify;">Questa maglietta si è mossa tra i decenni  plasmandosi sulle linee della moda del momento: slim negli anni ‘60, con il collo allungato e  appuntito nei ‘70; accorciando o allungando le maniche, togliendo o aggiungendo i polsini, con o senza taschino; magari portata con il colletto in su , che fa un po’ piacione&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai bottoni in madreperlata (da tempo  illegali), alla perloide o  semplicemente alla plastica. Rivisitazioni in tessuto, colori, stampe, lunghezze e accostamenti. Apprezziamo ogni innovazione, tutto è consentito, basta rispettare poche ma fondamentali regole: colletto &#8211; bottoni &#8211; spacchetti  inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">La polo è servita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
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		<title>La vita in fascia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 13:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Aah le cinture... uno di quegli accessori che più di tutti si è trasformato: da semplici corde di riciclo dei carri nei campi a veri e propri gioielli dai prezzi inaccessibili; da accessori basic per “tener su le braghe” a elementi di puro decoro dei capi indossati.
Se si considera poi che dopo aver fatto scendere il punto vita dove più in basso non si può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aah le cinture&#8230; uno di quegli accessori che più di tutti si è trasformato: da semplici corde di riciclo dei carri nei campi a veri e propri gioielli dai prezzi inaccessibili; da accessori <em>basic</em> per  “tener su le braghe” a  elementi di puro decoro dei capi indossati.</p>
<p style="text-align: justify;">Se si considera poi che dopo  aver fatto scendere il punto vita dove più in basso non si può (mai dire mai!), e che dopo aver toccato il fondo si può solo risalire&#8230; ecco che il nostro punto vita conquista  nuovamente un lembo di abbigliamento, e guardar bene una certa importanza, grazie ai tagli e agli accessori di queste ultime  stagioni. E  cosa c’è di  più decorativo dell’obi?</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4104" class="wp-caption alignleft" style="width: 230px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/obi1.jpg"><img class="size-full wp-image-4104 " title="obi tradizionale" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/obi1.jpg" alt="obi tradizionale" width="220" height="364" /></a><p class="wp-caption-text">obi tradizionale</p></div>
<p style="text-align: justify;">L<em>&#8216;obi</em> è la  cintura che ferma il kimono. Siamo alla fine del 400 e nasce ovviamente da una necessità, i primi obi che conosciamo, infatti, appaiono come una corda  legata in modo simile a quelli che tutt’ora si usano nelle divise delle arti marziali.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ all’inizio del 1600 e andando avanti sino alla fine  dell’800 che questa cintura si evolve, si arricchisce, in qualche modo muta la sua funzione principale e diventa  complessa e ricca, non solo nell’estetica: comincia a identificare aspetti sociali, a esprimere significati più o meno espliciti, in base alla persona e all’occasione in cui la cintura viene indossata.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trasforma in una  fascia in tessuto dalle importanti dimensioni, sempre coordinata al kimono:  da 10 a 32 centimetri in altezza, mentre in lunghezza  supera i 4 metri di tessuto. Inevitabile quindi l’aiuto nella vestizione, rendendo questa una vera e propria arte. Appartiene  all’abbigliamento sia maschile che femminile, per il quale però ne esistono molte più tipologie. Pare ci siano  cinquecento modi diversi di legare l’obi e ogni nodo ha un nome e un significato, come lo stato civile della donna che le indossa (le donne non sposate tengono il nodo sulla schiena e quelle sposate sul davanti).</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno fino al 1700, quando si narra che un attore del Teatro Kabuki  entrò in scena recitando la parte di una ragazza con l&#8217;obi legato dietro, e ciò divenne ben presto la nuova moda, al di là del  proprio stato civile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4114" class="wp-caption alignright" style="width: 201px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Dama1.jpg"><img class="size-full wp-image-4114  " title="dama, 1795" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Dama1.jpg" alt="dama, 1795" width="191" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">dama, 1795</p></div>
<p style="text-align: justify;">Questa moda di fasciare il punto vita, attribuendogli certo significati diversi, viene adottata in Occidente   nel costume femminile neoclassico di fine ‘800. La  moda precedentemente caratterizzata dai pesanti cerchi delle gonne, poi sostituiti con imbottiture ai fianchi, ora preferisce concentrarsi sul punto vita, grazie alla presenza di cinture, ricami  e nastri, che in realtà mettono in evidenza in il seno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_4112" class="wp-caption alignleft" style="width: 135px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Poiret1913.jpg"><img class="size-medium wp-image-4112 " title="Poiret,1913" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Poiret1913-125x300.jpg" alt="Poiret,1913" width="125" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Poiret,1913</p></div>
<p style="text-align: justify;">Partendo  proprio da  quello che è stato il gusto neoclassico e da ciò che proviene da Oriente, all’inizio del ‘900 Paul Poiret dà una sua interpretazione di obi: toglie i  busti alle donne e le avvolge in morbide stoffe che riprendono i decori e l’esotismo giapponese.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando per gli anni ‘50 con cinture alte indossate persino sui maglioni morbidi, per evidenziare le curve; si arriva agli ‘80 dove, tra colori fluo e leggins, la vita si porta alta e stretta, e con le abbondanti spalline contribuisce a creare la silhouette di quegli anni. Anni dai quali, come ormai ben sappiamo, non ci siamo ancora allontanati, e quindi anche le obi di queste ultime stagioni sono pop, folk, e così via, prendendo dagli Ottanta  tutto ciò che si può rivisitare.</p>
<div id="attachment_4120" class="wp-caption alignright" style="width: 135px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Balmain2009.jpg"><img class="size-full wp-image-4120" title="Balmain, 2009" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/Balmain2009.jpg" alt="Balmain,2009" width="125" height="446" /></a><p class="wp-caption-text">Balmain, 2009</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che ogni volta che la vita viene rimarcata  e  diventa uno dei cardini  dello stile del momento, la cintura obi torna a farsi vedere e ancora una volta di “tener su le braghe” proprio non se ne parla.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La sera di nero vestita</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 12:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[5- CORSI E RICORSI di Rita Gandolfi]]></category>

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		<description><![CDATA[Stasera che mi metto?
L’ansia cresce...il panico assume dimensioni spropositate...e al 99 % la scelta cadrà su qualcosa di nero.
Ci sono varie e interessanti teorie sociologiche e psicologiche sul colore, ma l’uso del nero nell’abbigliamento, almeno nella cultura occidentale, fa parte della stessa. Correva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Stasera che mi metto? L’ansia cresce&#8230;il panico assume dimensioni spropositate&#8230;e al 99 % la scelta cadrà su qualcosa di nero.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono varie e interessanti  teorie  sociologiche e psicologiche sul colore, ma l’uso del  nero nell’abbigliamento, almeno nella cultura occidentale, fa parte della stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Correva il VXII secolo  e il colore nero era uno status symbol:l e nobiltà europee (originariamente quella spagnola), imponevano più o meno esplicitamente veti per l’utilizzo del colore nero poiché era &#8220;proprio delle dame”. Alla fine del ‘700 il nero diventa il colore del  lutto, dapprima  per i nobili poi per tutto il popolo. L’abito nero quindi, sin dalle sue origini si lega al sacro, nelle testimonianza del dolore per un lutto o per   penitenza religiosa. Ma dal sacro al profano il passo è breve, e quasi contemporaneamente l’abito nero diventa anche sinonimo di eleganza e  sensualità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3841" class="wp-caption alignleft" style="width: 161px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Petit-noir1926c.jpg"><img class="size-full wp-image-3841  " title="Petit noir,1926" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Petit-noir1926c.jpg" alt="Petit noir,1926" width="151" height="448" /></a><p class="wp-caption-text">Petit noir,1926</p></div>
<p style="text-align: justify;">Passati ormai secoli dalla nascita di quest’onda, vediamo che il concetto del nero ha mantenuto ben salde  le sue radici, con le naturali evoluzioni, certo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’abito nero femminile per eccellenza è indubbiamente il <em>tubino</em>. L’abito <em>etui</em>, che vede la luce intorno al 1918. Era nella sua origine un abito lungo, almeno fin sotto al ginocchio, dritto con scollatura ovale o con spalline. Ma la svolta decisiva si deve a  Coco Chanel, nel 1926, con il suo <em>petit noir</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E come potrebbe chiamarsi altrimenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Essenziale semplice  ma sartoriale, chic, femminile. Il tutto racchiuso in pochi metri di tessuto nero. Quando la rivista <em>Vogue America</em> vide il modello originario scrisse “questa è la  Ford dei vestiti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente l’abito nero  di Chanel rappresenta al meglio la sua visione della donna: non un manichino (Coco odiava i manichini, cuciva addosso alle modelle o addirittura su se stessa) bensì una donna  bella, elegante, seducente&#8230;che riesce anche a &#8220;respirare&#8221; e muoversi con comodità nel suo abito&#8230;bella senza rinunciare alla propria libertà!</p>
<p style="text-align: justify;">Essenziale nella sua costruzione, ciò che in modellistica si chiama “tracciato base del corpetto” unito ad un &#8220;tracciato base della gonna&#8221;: ecco il tubino.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanto semplice da prestarsi a così tante evoluzioni e trasformazioni da proiettarsi all’infinito&#8230;. indossato dalle donne comuni come dalle celebrità. Malinconico quasi drammatico se indossato da Edith Piaf,  iper sexy  attillato più che mai se indossato da Marylin. Elegantissima nel suo abito e nel suo dolore Jacqueline  Kennedy, per i funerali del presidente. Intramontabile quello Givenchy di <em>Colazione da Tiffany</em>: Audrey Hepburn mentre tiene in mano un comunissimo caffè  davanti alla vetrina della gioielleria, più elegante che mai!</p>

<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/la-sera-di-nero-vestita/attachment/modello-anni-50c/' title='modello anni &#039;50'><img width="90" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Modello-anni-50c-90x300.jpg" class="attachment-medium" alt="modello anni &#039;50" title="modello anni &#039;50" /></a>
<a href='http://www.coolhunteritaly.it/wp/cr/la-sera-di-nero-vestita/attachment/colazione-da-tiffany-1961c/' title='Colazione da Tiffany, 1961'><img width="119" height="300" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Colazione-da-Tiffany-1961c-119x300.jpg" class="attachment-medium" alt="Colazione da Tiffany, 1961" title="Colazione da Tiffany, 1961" /></a>

<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3846" class="wp-caption alignleft" style="width: 116px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Dolce-e-Gabbana1999-c.jpg"><img class="size-full wp-image-3846  " title="Dolce e Gabbana,1999 " src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Dolce-e-Gabbana1999-c.jpg" alt="Dolce e Gabbana,1999 " width="106" height="314" /></a><p class="wp-caption-text">Dolce e Gabbana,1999 </p></div>
<p style="text-align: justify;">Dal jersey, tessuto preferito per le prime creazioni di Coco, si passa tranquillamente  al lino, al cotone elasticizzato, alle lane, per arrivare ai tubini di pelle o per le più aggressive in lattice, per tutte le stagioni e per tutte le occasioni.</p>
<p style="text-align: justify;">E gli anni 90?! Con quei meravigliosi abiti guepiere neri di Dolce e Gabbana, iper femminili, che tutte noi vorremmo poter indossare. Un vero must nelle collezioni della maison.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="attachment_3847" class="wp-caption alignright" style="width: 145px"><a href="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Gucci-p-e-2010c.jpg"><img class="size-full wp-image-3847  " title="Gucci, p/e 2010" src="http://www.coolhunteritaly.it/wp/wp-content/uploads/2009/12/Gucci-p-e-2010c.jpg" alt="Gucci p/e 2010" width="135" height="448" /></a><p class="wp-caption-text">Gucci, p/e 2010</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ed eccolo superare le otto decadi con grande naturalezza e con grande inventiva. Basta guardare ad esempio  quello proposto da Gucci per la primavera che verrà: tagli sartoriali per tubini arricchiti da elementi in materiali utilizzati per le vele e per le tute degli  sport estremi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">Ma se la primavera è lontana, Capodanno si avvicina. A buon intenditrice&#8230;</p>
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">di <em>Rita Gandolfi</em></p>
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