Emozioni di un orologio
12 luglio, 2010
A fine giugno è scomparso Nicolas George Hayek, l’ideatore dell’orologio più venduto al mondo, potremmo dire il “jeans degli orologi”: lo Swatch.
Il Second Watch (che per contrazione diventa appunto Swatch) è l’artefice del “Rinascimento” dell’orologeria svizzera, dopo la crisi degli anni ’70. La concorrenza a bassi costi del Giappone, entrata prepotentemente nel mercato globale, aveva intaccato anche la “patria neutrale”, che questa volta però rispose all’attacco.
L’idea fu sicuramente innovativa: produrre in casa propria i meccanismi per realizzare totalmente l‘orologio, diminuirne i meccanismi interni (da 91 a 51 ) abbassando così notevolmente i costi. Un orologio al quarzo e per di più in plastica. Magari colorata… meglio se ispirata alla “pop art”… un orologio che comunicasse, che emozionasse.
Il tutto ad un prezzo relativamente basso, ma con la garanzia di un orologio “made” in Svizzera, datato 1983.
Ma la chiave del successo Swatch sta da sempre nella comunicazione, nel marketing.
In America nacquero i primi Swatch Store e da lì partirono le prime tendenze, come quella di indossarne due o addirittura usarlo come ferma coda. Tutto questo preparò con entusiasmo l’Europa, dove lo Swatch arrivò nel 1986. Tante erano le aspettative, e prima dell’introduzione nel mercato venne organizzata un’asta da Sotheby a Milano, che aumentò l’attesa e precorse quello che sarebbe accaduto negli anni successivi: numerosi collezionisti, il World Museum Swatch (Cesano Maderno) e swatch-clopedia.
Dal primo GN701, essenziale nella sua plastica nera e tutt’ora in vendita, si è passati in pochissimo tempo ai modelli più svariati, come il “Pop”, che poteva essere indossato come una spilla. Questo dettaglio, altamente significativo della componente modaiola dello Swatch, riuscì a fare entrare agiatamente l’orologio svizzero nel sistema moda e nella sua ciclicità: collezioni invernali, collezioni estive proprio come se si trattasse di un abito, di cui lo Swatch divetava accessorio fondamentale. Così come fondamentale è sempre stato il packaging, creativo e strettamente coordinato al suo contenuto.
Orologi a tema e serie limitate legate ad autocelebrazioni e celebrazioni. Come non ricordare quelle sportive. I cronografi Swatch sono stati testimonial ufficiali per numerose manifestazioni sportive, su tutte le Olimpiadi. Senza dimenticare le diverse collaborazioni con artisti e stilisti per le limited editions. Nei decenni ecco nascere nuovi modelli, come gli Scuba, i subacquei più semplici al mondo, gli Skin sottilissimi, e naturalmente gli Irony con cinturino metallico o gli Automatic con movimento automatico. E per i bambini i Flik Flak, solo per citare i più conosciuti.
E’ vero, lo Swatch non si può riparare perché la cassa non può essere smontata. Nella sua ideazione c’è intrinseco il messaggio che questo orologio possa “durare senza essere riparato”. Come a dire che se si rompe, è giunta la sua ora. E ammettiamolo: quanti di noi hanno sentito inumidire gli occhi perché il nostro Swatch ci aveva abbandonato? Quanti lo conservano e sorpresi nel rivederlo in fondo al cassetto esclamano “ohh…!”?
Del resto uno degli obiettivi di Mr Hayek era proprio che i suoi Swatch comunicassero un’emozione.
di Rita Gandolfi
















































