Tahti

18 febbraio, 2010

La prima volta che abbiamo visto le foto di Tahti siamo tutti rimasti a bocca aperta. Una bellissima rossa naturale, con viso d’angelo, occhi verdi, dotata di uno stile inconfondibile e assolutamente ben definito. L’amore per i volumi geometrici e le linee dritte e in media rigide salta subito all’occhio, accentuato dal fisico minuto di questa splendida ragazza. Ma sentiamo nello specifico cosa pensa Tahti dell’universo della moda.

“La moda è la mia migliore amica! Sono costantemente influenzata dalla moda che vedo, che sia in vecchi libri d’arte o un insieme di ciò che mi colpisce per strada durante il giorno. Sarei davvero persa senza.”

Il look di Tahti colpisce perché è studiato in tutte le sue forme. Non si trovano troppi accessori – a lei non piacciono ci confessa – ma i dettagli dei capi che indossa raccontano già una storia a sé, sono già completi nel loro essere, come la microgiacca in denim grigio con bottoni dorati in stile navy e militare, indossata con un top elastico trasparente che accentua l’effetto nude, pantaloni a vita alta alla caviglia e sandali scultura con doppio plateau ai piedi (img. 01).

O ancora la giacca con spalle geometriche nera, abbinata ad ankle-boots e pantaloni elastici a vita alta di raso lucido. In questo caso gli unici accessori presenti sono degli occhiali da vista dalla montatura spessa e una serie di collane dorate che coprono il petto e danno un tocco di eleganza all’outfit (img.02).

Tahti (img. 03)

Tahti (img. 03)

“Le mie scarpe preferite? Tacchi alti, stringate, stivaletti, sempre meglio se c’è un plateau. I miei designer preferiti sono Karl Lagerfeld e John Galliano, tra loro non posso proprio scegliere!”

L’influenza derivata dall’amore per questi designer è palpabile negli abiti e negli abbinamenti scelti da Tahti, un esempio su tutti l’alternarsi classico ma intramontabile del bianco e nero, giocato tra camicetta e abito da doll gotica (img.03).

“Di solito acquisto i miei abiti nelle vie principali della città, soprattutto da Topshop e H&M e prendo in prestito un sacco di vestiti vintage da mia madre, mi piacciono davvero tantissimo.” I suoi look infatti sono un interessante mix di capi ultramoderni, quasi futuristici, e di abiti invece chiaramente recuperati da un passato neanche troppo remoto, che questa ragazza unisce per formare splendide e nuove combinazioni.

E infine, quale è l’outfit preferito da Tahti? “Sicuramente questo: camicia bianca indossata con sopra gioielli, abito nero, calze velate e sandali con tacco altissimo e maxiplateau.”

di Sara Moschini

Tahiti Lookbook: http://lookbook.nu/tahtisyrjala

Tahiti blog: http://tahtisyrjala.blogspot.com/

NOUVELLE VAGUE: cocktail e bossanova

17 febbraio, 2010

Se siete allergici ai gruppi musicali specializzati in cover non andate avanti a leggere. Se invece non vi dispiace che i grandi classici del passato, così come quelli meno grandi e famosi, siano riletti in chiave diversa e che da una canzone bella ne venga creata poi una seconda, questo è il posto che fa per voi.

Il collettivo francese Nouvelle Vague

Il collettivo francese Nouvelle Vague

Nouvelle Vague è il nome che i musicisti Marc Collin e Olivier Libaux scelgono per il loro progetto: un collettivo musicale il cui obiettivo è quello di riarrangiare in chiave bossa e sixties vecchie glorie della New Wave, del post rock e del post punk. Già a cominciare dal nome che scelgono l’idea è abbastanza chiara: Nouvelle Vague oltre ad essere uno storico movimento cinematografico francese, tradotto in inglese significa proprio New Wave, e lo stile che scelgono i collaboratori del gruppo ,unito all’immagine che vogliono dare, richiama fortemente l’estetica degli anni ’60.

Il primo album omonimo Nouvelle Vague esce nel 2004. Qui si trovano brani come Love Will Tear Us Apart dei Joy Division, Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode, Guns of Brixton dei Clash, tutti molto famosi e riconoscibili anche se reinterpretati in chiave bossanova e cantati da voci femminili. In realtà le ragazze non avevano mai sentito prima i pezzi, così il loro modo di cantare non è stato influenzato in alcun modo e l’originalità è stata assicurata.

Nouvelle Vague in stile sixtiesDue anni dopo il successo si ripete con Bande à Part. Lo schema non cambia, il titolo è ispirato al film di Jean-Luc Godard e i brani riletti sono questa volta quelli di Blondie con Heart of Glass, dei New Order con Blue Monday e addirittura di Billy Idol con una zuccherosa Dancing with Myself.

Nonostante l’effetto sorpresa sia svanito, le canzoni reggono, anzi piacciono. Si cantano, ripetono l’effetto sottofondo da cocktail ballabile e cantabile estremamente piacevole del primo album. E d’altra parte perché non dovremmo divertirci ascoltando bella musica e ripercorrendo vecchi ricordi?

Purtroppo poi nella realtà le cose non vanno così e dopo poco il giocattolo tanto amato si rompe. Colpa forse di una minore attenzione nella scelta dei pezzi o nel voler ampliare gli arrangiamenti introducendo anche ballate e melodie country. Il terzo album dei Nouvelle Vague, 3, funziona meno dei primi due, nonostante la presenza degli artisti originali delle canzoni, che duettano con le cantanti di turno.

Sprazzi di sollievo si hanno comunque negli episodi di Master & Servant dove Mélanie Pain canta con Martin Gore dei Depeche Mode e con All My Colours, in cui la guest star è Ian McCulloch di Echo And The Bunnymen. Il risultato generale è tuttavia quello di un album stanco, figlio di un’idea interessante ma ormai sfruttata e che ha perso di freschezza.

Per l’estate che arriva, ci accontentiamo di ascoltare i primi due album, magari al tramonto e bevendo un mojito ben fatto. Per il futuro chissà.

di Sara Moschini

video Dance with me: http://www.youtube.com/watch?v=ekQZPozjCX8

video Don’t go: http://www.youtube.com/watch?v=cSeOrU2SMM8


ABBA MANIA

15 febbraio, 2010

ABBA MANIAMamma mia, here I go again. My My, how can I resist you

Quanti di noi hanno cantato questa canzone? Bè, gli amanti degli Abba potranno cantare a squarciagola le loro hit intramontabili.

Stasera, infatti, sarà possibile assistere ad un tributo organizzato all’Allianz Teatro di Milano.

Lo spettacolo non sarà solo un grandioso revival dal punto di vista musicale ma anche il palcoscenico e le luci saranno riprodotte perfettamente, compresi i costumi. Innumerevoli i video, i foto album, le copertine di dischi, di grande aiuto per l’allestimento di ABBA MANIA.

I prezzi vanno dai 27.50 euro ai 38.50 euro.

Per informazioni www.allianzteatro.it

di Melania Guarda

A gambe scoperte – inverno 2009/10

15 febbraio, 2010

Ora che la morsa del gelo comincia ad allentarsi è il momento più adatto per svelare le gambe. Preferibilmente con un pantaloncino, che scopra con discrezione arti opportunamente inguainati in collant scuri. Morbidi o aderenti, customizzati o sartoriali, in jeans o in tessuto, quello che è certo è che gli shorts devono avere la vita altissima.

Per il resto, qualunque sia la vostra scelta, offriranno la loro migliore performance abbinati a pezzi di stagione, come giacche dall’aria eighties e camicie provenienti da un guardaroba maschile, giocando con stili e proporzioni.

di Chiara Zappacenere illustrazioni Sara Moschini

A tutta leggerezza – inverno 2009/10

15 febbraio, 2010

A tutta leggerezzaUn mood intellettuale, che regala un’aria da bravo ragazzo. La tendenza della scorsa stagione, che voleva fortemente in auge il tipico occhiale “nerd”, dalle lenti bordate di una spessa montatura nera, torna in versione light.

Il big size è ancora un must ma questa volta esige un’intelaiatura delicata, leggera e quasi invisibile, preferibilmente metallica e dai riflessi dorati. Stessa sorte anche per i sunglasses; le lenti sovradimensionate, particolarmente adatte a difendere lo sguardo dai riverberi solari, contrastano con le linee esili che caratterizzano modelli aviator o squadrati.

di Chiara Zappacenere

illustrazione Sara Moschini

Unghie perfette

15 febbraio, 2010

French Manicure Lotion, Rimmel

Le mani, si sa, sono una delle cose che vengono notate di più in una donna. Avere delle belle unghie è la base per essere veramente perfette. Non tutte, però, sanno curarle in modo impeccabile e tante hanno il vizio di rosicchiarle per lo stress o per l’ansia. Si comincia fin da piccoline, all’età di 6 anni circa, e il picco si raggiunge verso l‘adolescenza.

Ecco allora che dall’America arriva la ricostruzione unghie.

Le tecniche utilizzate sono varie ma, prima di tutto, bisogna scegliere il centro più adatto. I metodi per la ricostruzione delle unghie non sono ancora molto conosciuti, perciò cercate un’estetista diplomata che abbia seguito il corso, che sappia utilizzare più tecniche e con almeno 2 anni di esperienza. Non fatevi abbindolare dai prezzi troppo bassi.

I rimedi principali per avere unghie impeccabili sono l’uso di prodotti direttamente sull’unghia e la ricostruzione in gel, che è il metodo più usato e più veloce. Alcuni gel si possono applicare sull’unghia per renderla più lucida e brillante, altri si possono utilizzare anche dopo l’allungamento e altri ancora permettono direttamente la ricostruzione dell’unghia. Il gel garantisce un risultato molto naturale ed impeccabile, che dura dalle 3 alle 4 settimane.

Per chi invece vuole solo allungarle, può utilizzare le tips, estensioni in plastica speciale, che si possono mettere o togliere a piacimento.

Infine non dimentichiamo l‘arte! Potete decorare le vostre unghie perfette con mille colori, brillantini e disegni, adatti ad ogni occasione.

di Melania Guarda

Architettura e design ultramoderni nelle case delle bambole

12 febbraio, 2010

dollhouse ultramoderna

dollhouse ultramoderna

Le case delle bambole in miniatura hanno da sempre affascinato gli amanti del design e dell’oggettistica, mai però i seguaci dell’architettura ultramoderna e contemporanea. Fino ad ora. Ad essere appassionati della riproduzione in formato mignon di case, ville e cascine sono sempre stati i cultori del classico in tema di linee e forme. Specchi pieni di fronzoli, poltrone e divani regali, orologi a cucù sulle pareti. Le dollhouses più note, fino ad oggi, sono quelle che riportavano in vita lo stile sfarzoso e principesco delle antiche case patrizie o le dimore di palazzi reali.

L’inversione di rotta ora arriva naturale, seguendo quella che è un po’ l’evoluzione dei tempi. Edifici ultramoderni, con mobili e interni figli della generazione del Duemila, arricchiti da splendidi oggetti di valore e riproduzioni fedeli di vere opere d’arte, iniziano a contagiare anche le case delle bambole.

la Kaleidoscope House

la Kaleidoscope House

Non deve stupire infatti che nelle dollhouses dei tempi moderni si possano trovare sedie firmate dal noto designer scozzese Charles Rennie Mackintosh, precursore alla fine dell’Ottocento dell’Art Nouveau, all’interno di quello che fu il Glasgow Movement. Le sue sedie, che vanno a ruba tra i collezionisti, hanno prezzi variabili intorno ai 250 dollari e rappresentano senza dubbio uno dei vezzi che gli amanti dell’architettura formato Barbie non possono lasciarsi scappare. Per i cultori delle poltrone ecco le pupille del design siglato Vitra prendere vita in piccolissime dimensioni: ogni stanza può assumere la fattezza di un capolavoro di architettura contemporanea, grazie ai tanti accessori in vendita negli shop dei musei, su internet, nei negozi on line persino su Ebay.

Orologi dal design sofisticato, lampade originali studiate nei minimi dettagli, divani chic e fashion, fino ai tappeti griffati: una casa costruita sul proprio personale gusto, di certo non economica ma molto più “a portata di mano” di un’abitazione reale, per chi non sa rinunciare a lasciarsi viziare. Ottimo esercizio per gli amanti dell’arredamento fai da te: c’è da sbizzarrirsi nello scegliere quale arredo comprare e come abbinarlo ai vari oggetti a disposizione.

la Arne Jacobsen House

la Arne Jacobsen House

Per chi ama invece le cose semplici, ecco che esistono anche le case già pronte, come  la Kaleidoscope House, disegnata dagli americani Peter Wheelwright e Laurie Simmons. Un’opera di architettura modernista, con le pareti di colori trasparenti e una lunga gamma di accessori e rifiniture firmate da designer di fama indiscussa, come Dakota Jackson, Karim Rashid, Ron Arad e Keiser/ Newman, e con disegni, fotografie e sculture che portano i nomi celebri di Peter Halley, Carroll Dunham, Laurie Simmons, Cindy Sherman e Mel Kendrick, solo per citarne alcuni. Anche chi ama curiosare nel lusso altrui sarà accontentato: a disposizione c’è la Arne Jacobsen Dollhouse, riproduzione fedele della celebre villa a Charlottenlund dell’omonimo architetto.

di Alessia Barbiero

Fra reale e sur-reale “Pictures” by Tim Walker

11 febbraio, 2010

THE DRESS LAMP TREE, Eglingham Hall, Northumberland, England, 2002 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print  82 x 121 cm approx

THE DRESS LAMP TREE, Eglingham Hall, Northumberland, England, 2002 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print 82 x 121 cm approx

Alla Galleria Carla Sozzani una mostra delle fotografie più note di Tim Walker oltre a molti inediti mai esposti.

Nato in Inghilterra nel 1970, Walker si appassiona di fotografia lavorando all’archivio di Cecil Beaton. Dopo gli studi di fotografia all’Exeter College of Art, lavora a New York come assistente di Richard Avedon. Tornato in Inghilterra si dedica al ritratto e al lavoro documentaristico e poi alla fotografia di moda. A 25 anni scatta il suo primo servizio per Vogue e da quel momento la collaborazione con l’edizione inglese, italiana e americana della rivista è costante. Fotografa anche campagne pubblicitarie per clienti come Yohji Yamamoto, Barneys, Gap e Comme des Garçons.

THE PRIMA BALLERINAS OF THE BALLET WEST AND PATRICK WOLF,  Braemar, Scotland, 2007 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print  76 x 83 cm approx

THE PRIMA BALLERINAS OF THE BALLET WEST AND PATRICK WOLF, Braemar, Scotland, 2007 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print 76 x 83 cm approx

Le immagini sono innovative e tra le più fantasiose e originali dei nostri tempi. Sognatore ad occhi aperti, Tim Walker evoca nei suoi lavori un senso di dramma epico e bellezza. Tra realtà e fantasia: al quotidiano affianca l’assurdo e il favoloso, ricreando un mondo magico fatto di bellezza, eleganza e ironia, in un’atmosfera fiabesca e surreale. Anche se fittizio, il mondo ricreato appare reale, grazie alla cura dei minimi dettagli nell’allestimento delle sue immagini, per le quali non utilizza ritocchi fotografici.

Il rimando ad una dimensione mitica, che necessariamente diventa intima e personale, sembra in Walker legarsi alla visione che ne aveva la cultura romantica, in cui la ricerca del fiabesco non negava il reale bensì gli stava accanto. Come una sorta di evasione che parte dal reale ma ricerca altro, come in una sorta di compensazione.

PASTEL CATS, Eglingham Hall, Northumberland, England, 2000 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print  74 x 98 cm approx

PASTEL CATS, Eglingham Hall, Northumberland, England, 2000 © Tim Walker courtesy Michael Hoppen Contemporary C Type Print 74 x 98 cm approx

Insomma quello che voglio se non lo trovo me lo creo! Questa è una delle potenzialità dell’arte ben sfruttate nelle immagini drammatiche e bellissime di Tim Walker. Tale propensione l’ha reso uno dei fotografi di moda piu’ noti, grazie a quel tocco evocativo e sofisticato che rende ancora piu’ belli gli abiti di alta moda, che fotografa in luoghi insoliti per importanti riviste come la già citata Vogue, e ancora W e Harper’s Bazaar.

Nel 2008 al Design Museum di Londra viene presentata la sua prima personale, che coincide con la pubblicazione del libro Pictures. Al momento le sue fotografie figurano nelle collezioni permanenti del Victoria and Albert Museum e della National Portrait Gallery di Londra.

di Giovanni Bertuccio

Per le fotografie si ringrazia la Galleria Carla Sozzani

Informazioni mostra: Pictures. Fotografie di Tim Walker, Galleria Carla Sozzani, corso Como 10 – Milano. Fino al 7 marzo 2010.

Annika

11 febbraio, 2010

Annika (img. 01)

Annika (img. 01)

Come è bella Annika con il suo cappellino retrò con piume e veletta. Il contrasto tra il nero dei suoi capelli e del velluto e le labbra rosse rende le sue fotografie sempre sensuali e misteriose. Ci fanno venire voglia di scoprire cosa si nasconde dietro questa ragazza che fa la scrittrice, ama i begli abiti e vive tra Stoccolma e Berlino.

“Quello che indosso influenza molto ciò che sento, quello che penso di me stessa e del mondo in generale. Non seguo davvero le tendenze, ma questo non significa che non mi interessino i vestiti. Ancora più che provare diversi abiti e trovare nuovi abbinamenti, mi piace osservare le persone che hanno stile. Penso sia davvero di ispirazione, come guardare un film o leggere un libro.”

Che Annika sia una di quelle persone con stile che lei stessa ama “studiare” è fuori discussione: basta guardare il modo in cui alterna capi dal gusto più urban, come le t-shirt grafiche disegnate in bianco e nero con scollo ritagliato, le boyfriend blazer indossate con leggings strappati e gli anfibi con fibbie (img. 01) ad abiti invece dal gusto vintage e dai volumi anni ’60 (img. 03). Pur restando sempre se stessa e sempre impeccabile, ha un che di incredibile.

“Non esco mai senza il mio rossetto rosso, un paio di tacchi davvero alti e supersexy e un paio di ballerine in borsetta per quando i tacchi alti e sexy mi fanno malissimo! Le mie scarpe preferite hanno sempre un plateau e tacchi esagerati. Ne ho davvero tante e tutte in ottime condizioni, a volte le indosso e faccio un giro in casa, solo perché mi fanno sentire bella.”

Solitamente molto femminile nelle sue scelte, Annika è fantastica anche nello stile androgino dato da camicia bianca, cappello classico, anfibi e pantaloni capri (img. 02), un po’ cattiva ragazza, un po’ poeta maledetto.

“Adoro gli stilisti svedesi, buon per me visto che vivo in Svezia! Una delle mie preferite è Johanna Vikman, l’ho ammirata per anni e un giorno lei mi ha chiesto di farle da modella, fantastico. Altri sono Ida Sjostedt, Jenny Hellstrom e Sofifi. A livello internazionale mi piacciono molto Alexander McQueen e John Galliano. Drammatici ed espressivi.”

E dove acquista Annika i suoi bellissimi abiti? “Compero un sacco di abiti vintage, cerco di risparmiare per acquistare capi più costosi, credo sia meglio comperare un solo pezzo ma di qualità piuttosto che tante cose economiche di cui comunque mi stanco facilmente. Purtroppo però questo non capita spesso, e così acquisto da H&M, Forever 21 e da altre catene. Penso comunque che sia positivo il loro messaggio: si può avere stile anche con pochi soldi!”

E per finire, quale è l’outfit preferito di Annika?

“Al momento sono innamorata del mio cappotto rosso di Ida Sjostedt. Mi fa sentire uno splendido mix tra Cappuccetto Rosso e Biancaneve, ma uno dei miei outfit preferiti è sicuramente quello nella prima foto: è stiloso ma casual allo stesso tempo.”

di Sara Moschini

Annika blog: http://blogg.aftonbladet.se/beautifulones

Annika Lookbook: http://lookbook.nu/annika_m

Worth is back!

11 febbraio, 2010

L’Haute Couture parigina ha riportato sotto i riflettori il marchio Worth, grazie alle creazioni dello stilista italiano Giovanni Bedin, che ha realizzato otto capi di lingerie ispirati alla cifra stilistica della Maison, nata proprio a Parigi.

abito da sposa Worth, 1860

abito da sposa Worth, 1860

Da un grande magazzino londinese, dove è impiegato nel reparto tessili e guarnizioni, Worth si trasferisce a Parigi dove lavora per una boutique di tessuti . Nel 1858 a Rue de la Paix apre la sua maison, che diventa ben presto il centro nevralgico del nuovo modo di intendere la moda femminile.

Nel 1864 è sarto di corte, l’alta borghesia costituisce infatti la gran parte della clientela. Per Worth è il momento in cui mettere in atto quanto imparato nei negozi: imporre ai capricci delle dame le proprie idee.

Sì, perché è proprio con Charles Frederic Worth che si comincia a parlare di Moda: è il primo a poter essere definito stilista, innazitutto perchè per primo firma i suoi abiti come opere d’arte. E’ sempre il primo a presentare la sue creazioni una volta all’anno, inaugurando quella cronologia fondamentale nel sistema moda, e a presentarle  poi attraverso mannequins. Unisce la sartorialità inglese all’amore per lo sfarzo francese, realizzando i suoi capi rigorosamente a mano, nonostante la macchina da cucire esista già dal 1825.

Nasce così l’Haute Couture, anche se la data ufficiale risale all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900. Legandosi però indissolubilmente al nome di Worth: il suo stile diviene di riferimento per i colleghi espositori, nonstante sia morto cinque anni prima. Sicuramente non mancano nomi illustri, come Jacques Doucet o Jeanne Pacquin, anch’essi grandissimi fautori della moda moderna, ma nessuno prima di Worth ha saputo unire marketing e creatività.

Dal punto di vista stilistico, Worth viene associato fondamentalmente alla crinolina. Come spesso accade nell’abbigliamento, sia femminile che maschile, l’origine è militare: la crinolina è infatti una tela di crine utilizzata già dal 1839 per intelare e sostenere i colletti delle uniformi, solo in un secondo momento passa ad identificare le sottane sostenute da gabbie di ferro.

La crinolina  connota così la silhouette degli anni tra il 1848  e la fine del secolo, seppur con le dovute evoluzioni, in gran parte per mano di Worth, che realizza sottane che ricordano nelle fogge e nella struttura vere e proprie costruzioni architettoniche.

abito da passeggio Worth, 1874

abito da passeggio Worth, 1874

La larghezza delle crinoline assume dimensioni e pesi importanti, perciò per confezionare gli abiti si usano tessuti molto leggeri e fruscianti per poter in qualche modo alleggerire i movimenti della dame che le indossano.

La moda di Worth, come quelle dei suoi colleghi, è incentrata sui corpetti  che già a fine ‘800 sono additati da molti medici come vere torture: più le crinoline si allargavano più la vita veniva costretta e ristretta in busti con stecche di ferro o di balena, per dare alla vita una circonferenza che in casi estremi poteva raggiungere i 36 cm di circonferenza. Già … si sa… alla moda non si è mai riusciti  a dire  no!

Verso il 1865 Worth capisce che le crinoline hanno raggiunto circonferenze esasperate, così dagli oltre 7 m le riduce a 4,5 m raccogliendo l’eccesso sul dietro della gonna e fermandolo in un drappeggi. Da un ricordo del panier settecentesco passa perciò ad un rifacimento della polonaise Antonettiana.

Questo stile ideato per le dame delle corti europee, dopo la guerra franco -prussiana cede la mano nel 1870, ad un nuovo target (come lo chiameremmo oggi): gli avvenimenti storici e il decadere degli sfarzi di corte permettono di concentrarsi sulla classe emergente, quella borghese.

Per questo motivo le linee appaiono meno opulente e Worth lancia una crinolina più ridimensionata, dal nome demi-crinoline: si appiattisce sul davanti e si allarga sulla parte posteriore, un prototipo di quello che poi si  chiamerà tournure.

Con la morte di Worth, la sua maison viene gestita dai figli: Gaston cura la parte amministrativa e Jaques l’attività creativa, continuando a vestire le corti europee ma anche la nuova società americana e le star del cinema. Il loro lavoro ha tenuto viva la tradizione fondata dal padre: stili ispirati al Rinascimento e al XVIII secolo, che mantengono viva l’Haute Couture.

lingerie Worth p/e 2010

lingerie Worth p/e 2010

Tra alti e bassi, la fine di una dinastia e le svariate acquisizioni, che fanno parte di quel sistema moda di cui Charles Frederic Worth è stato precursore, arriviamo ai giorni nostri.

Con più di un secolo di distanza le nuove creazioni di Worth appaiono ricche di femminilità, doverosamente ispirate alle linee della maison delle origini e altrettanto contestualizzate nella nostra contemporaneità, dove intimo e abito quasi si fondono.

La nuova vita di Worth sembra proprio iniziata.

di Rita Gandolfi


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