Di penne e piume

29 gennaio, 2010

Punto fondamentale della silhouette di queste ultime stagioni sembra proprio essere la testa, o meglio, quello che ci sta sopra.

Certo, i becchi d’oca hanno avuto il loro momento, ma se vogliamo rimanere in tema di volatili meglio le piume. Questa è una di quelle tendenze a cui si potrebbero attribuire decine di significati. Pare infatti che uno dei sogni ricorrenti dell’uomo sia quello di librare come un uccello; potrebbe altresì rappresentare la possibilità di gestire la gravità, di sollevarsi con le proprie forze . E ancora, essere il simbolo più puro di libertà, valore proclamato (a volte inflazionato) pressoché da tutti noi.

In un periodo di grandi crisi, i sogni e le ambizioni sembrano assumere valore più che mai e l’idea di andare per la città con piccole piume che si muovono sinuose sulle nostre teste sembra dare un aspetto sognate e leggiadro che ci solleva dalle brutture quotidiane. Che si tratti di una piuma impercettibile, maxi cerchietti o di cappelli, la mente ci riporta a donne di altri tempi.

Del resto le ispirazioni possono essere tante…

Maat, dea della Verità,1100 A.C.

dea Maat,1100 A.C.

Nella Mesopotamia e in Egitto le piume nelle acconciature avevano carattere sacro, rituale ed erano perciò riservate alle Divinità e agli alti ranghi della società.

E’ nell’era moderna che questo elemento diventa puramente decorativo e fondamentale per arricchire ogni accessorio. Tra il Rinascimento e il Barocco l’utilizzo di piume è circoscritto ai copricapi maschili, anche se già nel ‘500 iniziano a comparire nelle acconciature femminili.

Se ne fa un uso opulento nel periodo Rococò, quando si affermano le parrucche, sia per uomo sia per donna. E su queste, gli uomini indossavano copricapi adornati di due grosse piume.

parrucca francese,1775

parrucca francese,1775

Le donne invece ne addobbavano le imponenti parrucche, che nel corso degli anni assunsero dimensioni tali da far superare i due metri di altezza a chi le indossava , con tutto ciò che esse potevano sostenere: frutta, piccoli galeoni e ovviamente piume a go-go.

Alla fine del XVIII sec, gli eccessi della moda francese lasciano il campo ad uno stile anglosassone, che riprende tematiche di civiltà antiche: ecco che con il neoclassicismo si abbandonano le parrucche e i capelli assumono un aspetto volutamente spettinato, vissuto, ma imbellito per le donne ancora una volta dalle piume, che ritrovano una certa sobrietà.

Nell’800 le piume vengono utilizzate per decorare cappelli che hanno perso in volume ma che si pronunciano in larghezza: in bella vista tra fiori e nastri, piume di struzzo, pavone e perché limitarsi a queste se, all’inizio del ’900, si possono utilizzare piccoli volatili imbalsamati?

Aprendo in questo modo la strada allo sfarzoso periodo della Belle Epoque.

Negli anni ‘20 meglio un’unica piuma al centro di diademi e piccole fasce. E’ invece tra gli anni ‘30 e ‘40 che le piume diventano fondamentali: in un periodo di grande ristrettezze, a cavallo del secondo conflitto mondiale, adornarsi il capo sembra l’unico lusso che ci si possa permettere. Grande creatività ed eccentricità, come le creazioni di Elsa Schiapparelli che della penna di gallo ha fatto uno dei simboli della sua firma.

Nei decenni successivi il copricapo piumato passa un po’ in sordina, se si escludono personaggi celebri che dei loro cappelli hanno fatto un simbolo distintivo, come le donne della famiglia reale britannica.

E proprio dall’Inghilterra arriva Philip Treacy, soprannominato dalla stampa “il cappellaio matto” , che per le sue originali creazioni ama utilizzare le più svariate tra piume e penne, lavorate con tale maestria da rendere ogni pezzo un opera d’arte.

…Qualunque sia la vostra ispirazione, siete pronte a spiccare il volo?

cerchietto piumato, 2009-10

cerchietto piumato, 2009-10

di Rita Gandolfi

“Casa in fiore”: ecco le tendenze di primavera

29 gennaio, 2010

Casa in fioreIl freddo domina ancora le nostre giornate, le gelate persistono fuori dai cancelletti di casa. Ma la moda, si sa, corre veloce, guarda avanti, pensa al futuro. Ecco perché  per il  mondo del design è arrivato il momento di parlare di Primavera, anche se il calendario ricorda che mancano ancora quasi due mesi.

Le prime a pensare alla nuova stagione sono le aziende che la scorsa settimana hanno partecipato a Casa in fiore, il progetto organizzato da Macef, il salone internazionale della casa,  appena concluso nella capitale italiana della moda per eccellenza, Milano.

All’insegna della più totale eleganza, il padiglione che ha ospitato questo progetto ha voluto riportare alla ribalta la classicità come passione eterea e eterna. Di fronte all’emergere dell’arredamento contemporaneo, in barba allo stile minimal degli interni giapponesi o orientali, il salone ha dimostrato come rimanga sempre in voga l’italian style legato al passato e alla modernità, quello che premia e mette al primo posto la classicità (con tutti i suoi fronzoli, l’arredamento maestoso e l’oggettistica regale e chic), testimonial autentico dell’arte nostrana di arredare gli interni facendo leva su esperienza e conoscenze antiche consolidate negli anni.

Casa in fiore

Dopo i colori rossastri, gialli e arancioni che si prediligono nella stagione invernale ecco che le stanze ritrovano una nuova freschezza: sì ai colori tenui, quelli della primavera, con il rosa pastello e il beige in primo piano, per rivivere la casa in un modo moderno continuando però a mantenere viva la tradizione artigianale che è il tratto distintivo del Bel Paese.

Tanti stili e arredamenti eclettici hanno preso parte al progetti mostrando una vasta gamma di oggetti di design degni di nota, tutti rigorosamente legati al tema floreale: i fiori, declinati in diversi materiali, vengono usati dalle aziende come paralumi, decorazioni, soprammobili o mosaici e tanti sono gli imbottiti con texture floreali (dalle linee che spaziano dal classicismo più vero all’astrattismo più ardito) usati per colorare la stanza.

Casa in fiore

La scelta del soggetto, i fiori appunto, è stata adottata perché «i fiori che si schiudono nella loro bellezza, ricchi di colori e profumi capaci di infondere benessere ed euforia – spiega l’architetto Barbara Villari, presidente del Gruppo Classico Italiano di Federlegno-Arredo e coordinato e del Gruppo del complemento – sono simbolo della primavera, della stagione della rinascita, della natura che ritorna alla vita dopo l’inverno, della giovinezza, dello sbocciare di nuovi amori, di emozioni e di gioia».

Dalla cucina alla camera da letto, ogni angolo è buono per evocare i concetti di rinascita, natura e freschezza e per donare quel sano ottimismo che, dopo il buio invernale, non è mai abbastanza.

di Alessia Barbiero

AltaRoma

29 gennaio, 2010

AltaRomaTorna il consueto appuntamento invernale con AltaRoma AltaModa. Dal 30 gennaio al 2 febbraio sfileranno sulle passerelle della capitale le collezioni primavera/estate 2010 di griffe storiche e stilisti emergenti.

Fausto Sarli, Gattinoni, Renato Balestra e Lorenzo Riva sfileranno al Santo Spirito in Sassia, location che il Presidente ha voluto regalare agli stilisti, per l’ultima edizione firmata Nicoletta Fiorucci. Per chi invece ha preferito sfilare in altre sedi, il Consiglio di Amministrazione ha contribuito con un sostegno di 4 mila euro ad atelier.

Tante le iniziative nei quattro giorni dedicati alla moda: in scena, al Tempio di Adriano, anche Fashion on paper, festival dedicato all’editoria indipendente di moda. E ancora, sulla moda, dibattiti e incontri sui temi più attuali.

Per maggiori informazioni www.altaroma.it

di Melania Guarda

Lina

28 gennaio, 2010

Lina (img. 01)

Lina (img. 01)

Lina è una bellissima ragazza di Stoccolma, dagli occhi azzurri e i capelli castani. Oltre ad essere molto interessata alla moda è anche una grande appassionata di arte e cinema, cosa che si riflette nel suo stile particolare e in un certo senso intellettuale. C’è una creatività, un’ispirazione dietro alle foto e agli outfit di Lina, che non possono lasciare indifferenti. Le abbiamo chiesto come vive la moda nella sua quotidianità e che cosa significhi essere fashion per lei.

“Devo ammettere che non seguo molto la moda del momento. Mi piacciono la creatività e la libertà di espressione che la moda rappresenta, ma sono maggiormente influenzata dai miei eroi e dai vecchi film. In ogni caso la moda intesa in senso generale (cioé la consapevolezza di cosa e di come esprimere qualcosa attraverso gli abiti) è davvero molto molto importante per me”.

Stile davvero interessante quello di Lina, spesso sexy e provocante con quel gusto retrò da pin-up anni ’50, fatto di stringate fetish in vernice nera dal tacco a spillo vertiginoso e di calze velate decorate con motivi geometrici (img. 01). Altre volte si trasforma nella scolaretta tutta fiocchi e gonnellini scozzesi, che indossa colori sgargianti e ai piedi stivaletti scamosciati (img. 02); o ancora nella donna di classe che ama i miniabiti stampati, i cappottini sagomati e i cappelli bon ton (img. 03). Outfit diversi per non essere mai fuori luogo in nessuna situazione.

“Devo essere molto brava ad adattarmi alle diverse situazioni. Se esco con le mie amiche mi vesto in maniera femminile, con tacchi alti e abiti o gonne, mentre se esco con i ragazzi preferisco mettermi un cardigan e le Dr.Martens. Ma le mie scarpe preferite restano comunque quelle con un po’ di tacco ed eleganti, quasi mai indosso sneakers”.

Per potersi vestire ogni volta in modo diverso ma essere sempre impeccabile, bisogna sapere anche dove trovare begli abiti ed accessori particolari come quelli che possiede Lina. “Quasi tutti i miei vestiti provengono da negozi di vintage o sono stati ereditati. I miei meravigliosi genitori mi regalano sempre abiti stupendi e a me piace indossare capi che abbiano una storia alle spalle”.

E il suo outfit preferito?

“Quest’ultimo anno ho deciso di sostituire gli abiti con i pantaloni. Non riesco ad immaginare nulla di più elegante di una camicia bianca indossata con un bel paio di pantaloni a vita alta.” E allora…tutti ad acquistare camicia e pantaloni!

di Sara Moschini

Lina Lookbook: http://lookbook.nu/lina

Lina blog: http://vintagedeerhunter.blogspot.com/

The next big thing…Marina and the Diamonds!

27 gennaio, 2010

Fermi tutti. A febbraio esce The Family Jewels, il primo album di Marina and the Diamonds. Se ancora non vi siete imbattuti nei suoi video tra il glamour e il weird, andate a recuperarli perché Marina Diamandis (vero nome della cantante) è davvero the next big thing. O almeno lo speriamo davvero.

Marina Diamandis aka Marina & The Diamonds

Marina Diamandis aka Marina & The Diamonds

Con una voce e un carisma che la portano a poter essere considerata un mix letale tra Shakira e Pj Harvey, questa ragazza di origine greco-irlandese si prepara a conquistare il mercato discografico mandando in avanscoperta il suo Ep The Crown Jewels uscito nel giugno 2009 e lanciato dal singolo I’m Not A Robot, seguito a sua volta da una riedizione del singolo precedente Mowgli’s Road, che raggiunge il secondo posto della classifica inglese. Perché è vero sì, che la presenza scenica di Marina è importante, ma poi una volta finito il video, una volta guardate le foto patinate, è la musica che resta, e le canzoni di Marina sono catchy al punto giusto, sono pop in un senso, ma no in un altro, sono dance e ballabili, ma sono anche quanto di più lontano da una discoteca vi può venire in mente.

E’ musica in cui la femminilità si fonde con la voce profonda ma limpida della cantante, è musica che ti fa venir voglia di saltare e di muoverti e di cantare di fronte ad uno specchio, musica che coinvolge il pubblico che non vede l’ora di vederla in tour. E Marina infatti canta per loro, The Diamonds, i fan della cantante a cui lei stessa si definisce devota sul suo My Space e per i quali si presenta in modi sempre più originali.

Lo stile di Marina è dichiaratamente anni ’80, il suo rossetto rosso che contrasta con i capelli neri, i top dalle spalle larghe e decorate, le leggings nere con la décolleté colorata, così come i giubbini di pelle, le tutine e i glitter, tutto rimanda ad una ispirazione glam non indifferente. Si trovano effettivamente più somiglianze nello stile tra lei e Florence Welch, anche lei amante di outfit originali e stravaganti, e meno influenze invece dal punto di vista musicale, anche se le due vengono spesso paragonate.

L’anima rock di Marina sostituisce il misticismo di Florence e in realtà, parlando di stile, ultimamente la cantante si è presentata ai concerti con pantaloni da jogging dichiarando che per ora è interessata più alla musica che agli abiti e che ci sarà tempo per vestirsi bene poi. Siamo assolutamente d’accordo con Marina, anche se ci dispiacerebbe perdere le sue mise eccentriche e i suoi bellissimi video, visto che la ragazza di stile ne ha da vendere.

di Sara Moschini foto Rankin

video Hollywood: http://www.youtube.com/watch?v=n1VTcJfL7RE

video Mowgli’s Road: http://www.youtube.com/watch?v=zwfCjYv7gVQ

Parigi Haute Couture

27 gennaio, 2010

Parigi Haute Couture

Parigi, ville lumière, città dei sogni, città dell’amore, ma soprattutto città della moda.

Al via dal 24 gennaio i cinque giorni dedicati alla Haute Couture per la primavera/estate 2010: ad aprire le danze lo stilista di origine russo-tedesco Josephus Thimister, direttore creativo di Balenciaga.

A seguire Dior, Giorgio Armani Privè, Chanel, Valentino, ma anche tanti giovani talenti. Abiti di lusso e grandi firme accessibili a pochi eletti sfilano per le tendenze del nuovo anno.

Grande novità la nascita di Haute Couture/Haute Gioielleria nella giornata di giovedì 28 gennaio. Sette gioiellerie parigine per la prima volta presenteranno le proprie collezioni: Cartier, Chanel, Dior Joaillerie, Van Cleef & Arpels, Boucheron, Chaumet e Mellerio Dits Meller. Uno spettacolo di Alta moda assolutamente da non perdere.

di Melania Guarda

Mark Crick – La zuppa di Kafka

27 gennaio, 2010

Ponte alle Grazie 2006, 113 pp., 10 euro.

A volte si vedono film con un’idea di partenza estremamente convincente – a volte proprio geniale – sviluppata purtroppo attraverso una sceneggiatura banale o pessimi autori. Se penso a film come Be kind rewind di Gondry o l’attualissimo Up in the air (quello con Gorge Clooney) mi viene da dire: che peccato. Chissà che film sarebbe potuto diventare se.

Di solito però questi film piacciono lo stesso molto (più al box office che ai critici, in effetti), probabilmente perché apprendere una bella idea, conoscerla, poterla raccontare e magari farci due risate con gli amici è una cosa comunque particolarmente appagante. Quasi che l’idea valesse il film.

Ecco, La zuppa di Kafka di Mark Crick è la stessa cosa. L’idea è meravigliosa – scrivere 16 ricette nell’inconfondibile stile di 16 grandi scrittori, tra i quali giova ricordare Kafka, Borges, Calvino, Omero, Proust, De Sade e molti altri. È bello perché, pur essendo una sfida impari per il povero Crick, non si conclude con una sua capitolazione di fronte a questi mostri sacri della letteratura di tutti i tempi: pur di qualità infinitamente peggiore, i suoi scritti ci possono stare. Come ci possono stare le ricette, che sembrano gustose e semplici da cucinare, nonostante il filtro spesso e pesante dello stile autoriale altrui.

Tutto bene tutto bello insomma, a parte un piccolo dettaglio: a leggerlo davvero, senza lasciarsi influenzare dalla bellezza e dall’originalità dell’idea, ci si annoia.

E non poco.

di Jacopo Cirillo

www.finzionimagazine.com

www.twitter.com/finzioni

Yayoi Kusama, eclettismo tra Oriente e Occidente

26 gennaio, 2010

Flowers that bloom at midnight, 2009

Il Comune di Milano  e 24 ORE Motta Cultura hanno il piacere di presentare al PAC di Milano la mostra Yayoi Kusama. I want to live forever, a cura di Akira Tatehata, direttore del National Museum of Art di Osaka. Un evento unico, in esclusiva assoluta per l’Italia, dedicato alla protagonista indiscussa dell’arte contemporanea giapponese. Oltre a dipinti figurativi e astratti di recente realizzazione, sculture di grandi dimensioni e installazioni create nell’ultimo decennio, e una selezione di disegni formativi risalenti agli anni ’50 e ’60.

Pumpkin medium, 2008Yayoi Kusama è nata a Matsumoto City, Giappone, nel 1929. Nel ‘42 iniziò a studiare la pittura Nihonga, uno stile di grande rigore formale, sviluppatosi durante l’era Meiji (1868-1912) per contrastare l’influenza indiscriminata dell’arte Occidentale, infondendo così nuova vita alle tradizioni della pittura giapponese e mescolandole con elementi di derivazione occidentale.

Produsse i suoi primi enormi dipinti infinity alla fine degli anni ’50 a New York, dove si era trasferita. Grandi tele, lunghe anche dieci metri, interamente ricoperte di ritmiche ondulazioni di piccole pennellate circolari, come riflessione iniziale sul tema sempre ricorrente dell’infinito.

Più tardi, nel 1962 fu colpita da una ricaduta nervosa molto forte che le impedì di dedicarsi a lavori così minuziosamente dettagliati, ma nel ‘66 stupì la Biennale di Venezia con Narcissus Garden, l’installazione-scultura realizzata con l’assistenza di Lucio Fontana, che consisteva in un ambiente interattivo composto da 1500 sfere metalliche. Vestita in kimono, puntò l’attenzione sugli aspetti commerciali usualmente velati della Biennale, vendendo ogni sfera a 1.200 lire.

Oggi il suo lavoro è presente nelle collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo Museum of Modern Art, New York; LACMA, Los Angeles; Walker Art Center, Minneapolis; Tate Modern, Londra; Stedelijk Museum, Amsterdam; Centre Pompidou, Parigi; National Museum of Modern Art, Tokyo.

La scultura di Kusama mostra un altro approccio alla visualizzazione dell’infinito, attraverso il continuo uso di specchi, come nella scultura autoportante Passing Winter (2005) o nel complesso ambiente Aftermath of Obliteration of Eternity (2008), che utilizza un sistema di semplici ma ingegnosi strumenti ottici per creare un’interazione senza fine di luce riflessa. Il più recente gruppo di sculture monumentali, Flowers that Bloom at Midnight, sono fiori barocchi dai colori accesi, che misurano in altezza tra 1.5 e 5 metri.

Oggi Kusama compone i dipinti Infinity Net come campi isotropi pieni di elementi uniformemente distribuiti, siano essi austere monocromie o vibranti contrasti a tinte psichedeliche, come lo spettacolare dipinto a cinque pannelli I Want to Live Forever (2008). I suoi ultimi dipinti figurativi, come Cosmic Space (2008) dove occhi, amebe e altre forme biomorfe indeterminate abbondano, riflettono un’ossessione per la mortalità, oltre che per l’illuminismo, la solitudine, il vuoto, e i misteri dell’universo fisico e metafisico.

Un percorso eclettico, il suo, che cerca di unire Occidente e Oriente attraverso il tema eterno dell’infinito. Un percorso viscerale dentro le inquietudini umane, che travalica i diversi “sistemi di pensiero” riuscendo a parlare al vissuto di tutte quelle persone che insieme danno vita e compongono il mondo.

di Giovanni Bertuccio

Informazioni mostraYayoi Kusama. I want to live forever, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano. Fino al 14 febbraio 2010.

www.comune.milano.it/pac

www.yayoi-kusumana.jp/

Qiqe

26 gennaio, 2010

Qiqe (img. 01)

Qiqe (img. 01)

Qiqe è un giovane ragazzo spagnolo di diciotto anni, appassionato di moda e dallo stile impeccabile. Ogni suo outfit ha un che di casual, di confortevole, come se non facesse alcuno sforzo ad essere sempre così elegante anche quando sta indossando un paio di jeans strappati o una t-shirt. Proprio questo suo essere a proprio agio con la moda ci ha incuriositi, e abbiamo così deciso di fargli qualche domanda sui suoi capi d’abbigliamento preferiti e sul suo modo di concepire il mondo della moda.

“Mi piace essere sempre ben vestito, dare ai miei outfit il mio tocco personale, mi piace l’originalità e soprattutto trovarmi a mio agio qualunque cosa indossi”. Dalle foto di Qiqe notiamo la sua passione per i particolari (ci confessa che non esce mai senza accessori), che siano un paio di occhiali dalla forma stravagante o una sciarpa oversize da indossare sopra un cardigan classico (img. 01).

Qiqe ama poi moltissimo ogni sorta di jeans, dagli skinny e strappati ai classici e arrotolati, da indossare con anfibi in bella vista e con sweatshirt bianca in cotone sportivo (img. 03). Sempre con le t-shirt, anche stampate in nero secondo il must delle ultime stagioni, invece gli piace spesso abbinare giacche eleganti nere, sdrammatizzate dalle catene originali e dalle maniche portate arrotolate (img. 02).

Dove trova Qiqe di solito i suoi abiti così interessanti?

“Mi piace acquistare nei negozi specializzati in vintage e in abiti di seconda mano, dove puoi davvero trovare capi sorprendenti. Non ho stilisti preferiti, penso che lo stylist migliore che abbiamo sia la nostra immaginazione”.

L’immaginazione di Qiqe è senza dubbio ben sviluppata, visti i suoi look sempre così precisi, adattabili ai diversi momenti della giornata e alle diverse occasioni che riflettono un easy-chic perfetto.

E qual è dunque l’outfit preferito di questo ragazzo?

“Mi piacciono naturalmente i pantaloni attillati indossati con una bella giacca e abbinati a delle scarpe, meglio se comode e stilose!”

di Sara Moschini

Qiqe blog: www.qiqealfaro.blogspot.com

Qiqe Lookbook: http://lookbook.nu/qiqealfaro

Gennaio, è tempo di depurarsi

25 gennaio, 2010

tisana depuranteVi sentite appesantite, stanche, gonfie? Possono essere ancora i rimasugli delle abbuffate natalizie, ma può anche essere solo un desiderio del vostro corpo di depurarsi.

Ecco alcuni consigli su cosa evitare e cosa bere per sentirsi più leggere in pochi giorni.

I liquidi sono indispensabili per ripulire l’organismo dalle tossine. Sì allora all’acqua minerale, preferibilmente gasata. No invece a bevande dolci, ricche di sodio, o zuccherate.

Via libera a tè e tisane. Preferite il tè verde, che stimola la diuresi e fa digerire. Ottimo anche il tè deteinato, senza caffeina, che così potete bere in grande quantità, o il tè bianco.

Per combattere la ritenzione idrica preferite invece le tisane, e optate per ginepro e gramigna. Dagli ottimi effetti drenanti anche quelle alla betulla, all’ananas e al tarassaco. La prima favorisce la diuresi e aiuta a eliminare il colesterolo dal sangue; l’ananas è ideale per contrastare la cellulite mentre il tarassaco favorisce l’eliminazione dei liquidi.

Prodotti naturali che non solo purificano il corpo ma possono anche aiutare lo spirito, come le tisane a base di melissa e passiflora, che combattono lo stress e il nervosismo.

E allora rilassatevi, sdraiatevi sul divano con un bel libro, una coperta… e una bella bevanda calda!

di Melania Guarda


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