
Raymond Meier, Senza titolo, 1990 ca
Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia è l’interessante mostra promossa dal Polo Culturale della Città di Lugano, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo Cantonale d’Arte di Lugano.
Attraverso un progetto che sa di indagine, la mostra, insieme ad un percorso cronologico di vero e proprio sviluppo della macchina, presenta un percorso parallelo che intende decifrare, dando voce alla visione degli artisti, come ci siamo rapportati, in quanto uomini, nei confronti degli automi e dei robot, fino a farli divenire una nostra estensione, e addiritttura una parte di noi stessi.
Due punti di vista insomma, uno storico-artistico, l’altro antropologico. Così come sono doppie le sedi che ospitano le opere: il Museo d’Arte e la Villa Ciani di Lugano.

Enrico Prampolini, Geometria della voluttà, 1922-1923
La mostra vede nella prima sede una divisione di stanze-capitoli; il limite cronologico col quale ha inizio l’indagine sono le opere del secondo futurismo, quelle della fase dell’aereopittura, in cui l’interesse per la macchina oramai affermato tende a considerarla come un’estensione del corpo, capace di alterarne la percezione del mondo. Ecco protagoniste le opere di Balla, Prampolini, Sironi, Pannaggi. E pare doveroso continuare col Dada e i suoi protagonisti, Duchamp e Picabia. Partendo dalle macchine celibi si toccano Man Ray, Colla, Depero, Dechirico, Tanguely, fino ad arrivare alle macchine inutili (perché non producono) di Munari, con le sue sculture in movimento.

Jean Tinguely, metaMatic n.14, 1959
Al secondo piano si espongono più sculture ed istallazioni e sono protagonisti, Baj con le sue sculture in meccano, Paik con le sue video sculture del’89, Yanobe con l’installazione Atom suit project, Giger e Rachelli con Motocicletta. Figurano anche un Dante grillo poliglotta di Ontani e l’albero della nascita di Cunéaz. E tante altre foto, video, e piccole suggestioni, come la mano androide che ci indica la via.
Nella seconda sede, quella che ospita il percorso antropologico, si focalizza l’attenzione sulla dinamica dell’imitazione del corpo da parte degli automi e della sua sostituzione da parte dei robot. Un percorso che affonda le sue radici nell’eroe mitologico Talos, procede con i congegni tecnici arabi, per poi proseguire nel Rinascimento con le innovazioni di Leonardo, documentate da suoi disegni e modellini. Si tocca poi il Settecento, con gli automi antropomorfi ispirati dalle nuove scoperte scientifiche, come i Bambini di Jacquet-Droz; in chiusura l’incessante uso che della robotica si fa in campi quali la medicina, l’industria, il cinema e il mondo dei più piccoli.

- Christian Bailly, L'oiseleur, 2000

- Man Ray, Etiquette (Coat Stand), 1919-1920
Dagli inizi del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri, la mostra ci spinge a riflettere sulla condizione della nostra natura umana: non è forse che ce ne stiamo allontanando sempre più, fino a decidere di lasciare l’Uomo per il Cyborg?
di Giovanni Bertuccio
Informazioni: La mostra proseguirà fino al 21 febbraio 2010, Museo d’Arte e Villa Ciani – Lugano. www.mdam.ch