Classico rivisitato – inverno 2009/10

21 dicembre, 2009

Classico rivisitato

L’irrinunciabile cappotto cede alla malia delle tinte cipriate. Beige e cammello in primis, come vuole tradizione. Tradizione, appunto, e non passatismo. Perché il pericolo di passare per placide signore prossime al pensionamento è forte e va scongiurato con un accessorio importante, che risalti sull’abbinamento dei neutri. Via libera a guanti dai colori accessi. Colli di pelliccia o plissé. Modelli avvitati, stretti da cintura. Tutto, purchè faccia rima con modernità.

di Gabriele Verratti illustrazione Sara Moschini

99 icone per il design tutto italiano

18 dicembre, 2009

Moka, @Archivio Aldo Ballo

Moka, @Archivio Aldo Ballo

Dopo un lungo percorso 99 icone raggiunge la tappa finale. La mostra, organizzata dal Centro Ricerche Enrico Baleri e curata da Enrico Baleri e Luigi Baroli, che mette in scena i 99 oggetti simbolo del made in Italy, dopo aver pellegrinato fra i maggiori centri d’arte del Nord Italia (dalla galleria Gamec di Bergamo a Palazzo Reale di Milano, passando per il museo Santa Giulia di Brescia e la casa Radici di Orio al Serio), trova dimora a Bergamo, in via Camozzi.

E’ allestito qui infatti il Temporary Shop Solidale pronto a mettere in vendita gli oggetti figli della cultura italiana, quelli che più che altri incarnano l’essere italiano, il suo stile di vita, la sua arte e la sua tradizione. Dalle Superga alla Moka Bialetti, dal bollitore Alessi alla borsa di Fendi, dai maglioni Benetton alla Vanity Fair di Poltrona Frau. E ancora le zeppe di Ferragamo, l’orologio Bulgari, l’orso Ettore firmato Trudi: icone, perché altro nome non si può trovare, inconfondibili del design del Bel Paese, testimonianze della creatività, del lusso, della ricerca di innovazione e di stare al passo con i tempi e della grande genialità in tema di moda e design in cui spiccano i nostri grandi designer.

Vanity Fair, archivio fotografico Poltrona Frau

Vanity Fair, archivio fotografico Poltrona Frau

Oggetti dall’uso anche quotidiano, abiti, accessori, arredi, lampade, gioielli, elettrodomestici, apparecchi radio e televisori, moto e automobili, rappresentativi di uno stile, capaci di incarnare il mito italiano.

Assenti dal temporary shop, ma degni di essere menzionati, anche altri tre grandi emblemi marchiati dal tricolore: la Fiat 500, la Vespa e l’abito rosso di Valentino. La non presenza al negozio installato temporaneamente in via Camozzi si deve al fatto che questi pezzi d’eccezione sono già stati venduti o assegnati all’asta casa Radici lo scorso 15 ottobre. Tant’è. Anche loro comunque fanno parte di quella lunga sfilza di nomi degni di rappresentare il nostro paese all’estero, dove questi oggetti vengono venduti e rivenduti, ammirati e studiati sui libri di design.

All’iniziativa fortemente artistica si accompagna poi un evento benefico: i profitti saranno infatti destinati al Cesvi, associazione attiva a livello umanitario. In particolar modo il ricavato delle vendite degli oggetti (molti dei quali firmati e autenticati direttamente dal loro designer, in occasione dell’asta di ottobre) andrà a promuovere il progetto Casa del Sorriso, finalizzato al recupero dei bambini delle favelas di Rio de Janeiro.

Bulgari, Davide Fagiani, eb&c

Bulgari, di Davide Fagiani, archivio fotografico eb&c

di Alessia Barbiero

Informazioni:

Bergamo, via Camozzi 60

Orari_ lu-ve: 15.30-19.30, sa-do: 10-12.30 e 15.30-19.30, aperto fino a Natale.

2nd skin, gioielli contemporanei in mostra

18 dicembre, 2009

anello in oro bianco Box of smile, Yoko Ono

anello in oro bianco Box of smile, Yoko Ono

Arte e design si incontrano a Torino. Dal 18 al 20 dicembre sarà possibile partecipare all’evento 2nd skin. Il gioiello contemporaneo tra arte e design,  che si terrà a Palazzo Bertalazone di San Fermo.

Gioielli e pezzi unici per una mostra/fiera che ospiterà le creazioni di grandi artisti e designer. In collaborazione con l’azienda Fratelli Filippini di Verona, saranno esposte nel Salone d’Onore le creazioni dei grandi creativi come Yoko Ono e Mimmo Rotella.

Grande spazio distribuito nelle altre stanze del palazzo per una trentina di giovani emergenti. Si segnala in particolare la collezione di anti-gioielli di Pietra Pistoletto, pezzi unici realizzati con scarti di produzioni industriali.

bracciale Armadillo, Irene Moret

bracciale Armadillo, Irene Moret

In esclusiva, un bracciale di Irene Moret, Armadillo, in lamina d’acciaio, lamiera d’ottone o rame che andrà al MOMA di New York.

Durante l’evento sarà possibile acquistare i gioielli in vendita.

Per maggiori informazioni www.palazzobertalazone.com

di Melania Guarda

Corpi, automi e robot in mostra a Lugano

17 dicembre, 2009

Raymond Meier, Senza titolo, 1990 ca

Raymond Meier, Senza titolo, 1990 ca

Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia è l’interessante mostra promossa dal Polo Culturale della Città di Lugano, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano e il Museo Cantonale d’Arte di Lugano.

Attraverso un progetto che sa di indagine, la mostra, insieme ad un percorso cronologico di vero e proprio sviluppo della macchina, presenta un percorso parallelo che intende decifrare, dando voce alla visione degli artisti,  come ci siamo rapportati, in quanto uomini, nei confronti degli automi e dei robot, fino a farli divenire una nostra estensione, e addiritttura una parte di noi stessi.

Due punti di vista insomma, uno storico-artistico, l’altro antropologico. Così come sono doppie le sedi che ospitano le opere: il Museo d’Arte e la Villa Ciani  di Lugano.

Enrico Prampolini, Geometria della voluttà, 1922-1923

Enrico Prampolini, Geometria della voluttà, 1922-1923

La mostra vede nella prima sede una divisione di stanze-capitoli; il limite cronologico col quale ha inizio l’indagine sono le opere del secondo futurismo, quelle della fase dell’aereopittura, in cui l’interesse per la macchina oramai affermato tende a considerarla come un’estensione del corpo, capace di alterarne la percezione del mondo. Ecco protagoniste le opere di Balla, Prampolini, Sironi, Pannaggi. E pare doveroso continuare col Dada e i suoi protagonisti, Duchamp e Picabia. Partendo dalle macchine celibi si toccano Man Ray, Colla, Depero, Dechirico, Tanguely, fino ad arrivare alle macchine inutili (perché non producono) di Munari, con le sue sculture in movimento.

Jean Tinguely, metaMatic n.14, 1959

Jean Tinguely, metaMatic n.14, 1959

Al secondo piano si espongono più sculture ed istallazioni e sono protagonisti, Baj con le sue sculture in meccano, Paik con le sue video sculture del’89, Yanobe con l’installazione Atom suit project, Giger e Rachelli con Motocicletta. Figurano anche un Dante grillo poliglotta di Ontani e l’albero della nascita di Cunéaz. E tante altre foto,  video, e piccole suggestioni, come la mano androide che ci indica la via.

Nella seconda sede, quella che ospita il percorso antropologico, si focalizza l’attenzione sulla dinamica dell’imitazione del corpo da parte degli automi e della sua sostituzione da parte dei robot. Un percorso che affonda le sue radici nell’eroe mitologico Talos, procede con i congegni tecnici arabi, per poi proseguire nel Rinascimento con le innovazioni di Leonardo, documentate da suoi disegni e modellini. Si  tocca poi il Settecento, con gli automi antropomorfi ispirati dalle nuove scoperte scientifiche, come i Bambini di Jacquet-Droz; in chiusura l’incessante uso che della robotica si fa in campi quali la medicina, l’industria, il cinema e il mondo dei più piccoli.

Dagli inizi del Novecento fino ad arrivare ai giorni nostri, la mostra ci spinge a riflettere sulla condizione della nostra natura umana: non è forse che ce ne stiamo allontanando sempre più, fino a decidere di lasciare l’Uomo per il Cyborg?

di Giovanni Bertuccio


Informazioni: La mostra proseguirà fino al 21 febbraio 2010, Museo d’Arte e Villa Ciani – Lugano. www.mdam.ch

Madison Avenue veste “made in Italy”

17 dicembre, 2009

Madison Avenue, New YorkLa corsa agli acquisti è iniziata, il Natale è alle porte. Perchè non unire allora l’utile al dilettevole con un bel viaggio a New York?

Fino al 22 dicembre, infatti, la lussuosa Madison Avenue diventa “il miglio italiano” per l’evento Italian Mile, promosso dall’ICE, l’Istituto Internazionale per il Commercio Estero, e dal Madison Avenue Business Improvement District, con l’obiettivo di celebrare il “made in Italy”.

Due settimane di eventi ai quali hanno aderito 30 tra i più prestigiosi marchi della moda italiana, tra ristoranti di culto e brand di abbigliamento, accessori e gioielli. Tra i marchi partecipanti : Paciotti, Damiani, Furla, Geox, Armani, Cavalli e Max Mara.

Per saperne di più visitate il sito www.lifeinistyle.com

di Melania Guarda

Andy

17 dicembre, 2009

Andy (img. 01)

Andy (img. 01)

Quanto sono belle le giacche? Sfiancate, con o senza spalline o con la fodera delle maniche colorata resa visibile, qualunque sia la particolarità che lo contraddistingue resta sempre il capospalla per eccellenza. Oggi Andy, stilista e designer messicana, ci mostra come poter portare questo indumento in modo originale e come abbinarlo ai diversi accessori.

Andy (img. 02)

Andy (img. 02)

“La moda è praticamente la mia vita, è una parte di ciò che sono e a lei dedico la maggior parte del mio tempo. Passo un sacco di tempo a pensare a nuovi stili da sperimentare, mescolando e abbinando i diversi capi. Ma ciò che preferisco in assoluto è…personalizzare i miei vestiti!” Lo stile di Andy risulta elegante, nonostante sia fresco e spiritoso. L’accostare una giacca dal taglio classico agli short di jeans portati con tacchi vertiginosi (img.01), provoca uno strano mix di toni dal risultato eccezionale, così come indossarla sopra ad una lunga t-shirt dai colori vivaci  e a fuseaux neri tagliati a calzoncino (img.02).

“La mia stilista preferita è senza dubbio Emmanuelle Alt, ma io di solito compro i miei vestiti da Zara. Mi piacciono anche i negozi di vintage e naturalmente creare i miei propri vestiti…” Andy, infatti, indossa spesso abiti di propria creazione, come lo short dress a balze blu (img. 03). Anche qui il ruolo della giacca è fondamentale quanto inusuale: tono su tono blu, ma con il risvolto bianco nelle maniche , abbinato con sandali grigi e headband con il fiocco, sempre creato da lei.

Andy (img. 03)

Andy (img. 03)

“Non esco mai di casa senza uno smalto colorato, la mia macchina fotografica e i miei tacchi alti. Penso che con i tacchi alti non si sbagli mai. Ultimamente i miei preferiti sono i sandali gialli comperati da Zara.”

E quale è l’outfit perfetto secondo Andy?

“Ah bè, questa è davvero una domanda difficile! Ne ho diversi in questo momento. Adoro la mia giacca grigia con le spalline di Zara, quindi credo che ora il mio outfit preferito sia appunto giacca abbinata a t-shirt e minigonna.”

di Sara Moschini foto  Richard Nicholls

blog Andy: http://www.stylescrapbook.com/

Smartbox, divertimenti in un cofanetto!

17 dicembre, 2009

SmartboxIn cerca di un regalo di Natale un po’ magico e originale?

Sorprendete i vostri cari e i vostri amici con Smartbox®, la nuova idea che  vi permette di regalare esperienze indimenticabili in un elegante cofanetto.

La gamma Smartbox® è ricca di esperienze, come  i soggiorni di lusso in residenze d’epoca o in dimore insolite, i trattamenti benessere e spa, le attività sportive elettrizzanti o le cene in ristoranti particolarissimi.

Tra le novità vi segnaliamo il cofanetto “Soggiorno culturale”, che propone soggiorni culturali per due persone in città d’arte rinomate, lontane dai percorsi turistici più frequentati, in dimore accuratamente selezionate da Smartbox®.

Scoprite  i 18 cofanetti Smartbox® a partire da € 29.90, e l’elenco dei punti vendita sul sito www.smartbox.com

Scegliete, prenotate…divertitevi!

KINGS OF CONVENIENCE: dichiarazione di dipendenza

16 dicembre, 2009

i Kings of Conveniente live a Milano

i Kings of Convenience live a Milano

Sembra davvero incredibile che al giorno d’oggi due ragazzi che cantano accompagnandosi con le loro chitarre acustiche possano avere non solo successo, ma addirittura riempire auditorium e teatri. Una folla adorante che canta a memoria tutte le loro canzoni, che li segue in ogni movimento, ridendo alle battute di Erlend e facendo gli occhi dolci ad Eirik. Erlend Øye ed Eirik Glambek Bøe, eccoli i due re, re della Norvegia, re di quell’’indie pop sussurrato, concepito per arrivare direttamente al cuore di chi ascolta, che dopo loro ha avuto la sua piccola wave con gruppi come Turin Brakes e…. Quiet s the new loud, è proprio il titolo del loro primo lavoro, dove per l’appunto, i toni delicati vengono descritti come il nuovo e unico modo per farsi davvero ascoltare e sentire.

Una serie di brani suonati con le due chitarre acustiche dove si inseriscono le due voci alternate, che si fondono, si separano, riempiono la musica. Chi ascolta non è solo conquistato dai suoni dolci e dai testi sempre molto curati, ma anche dall’immagine che i due portano con sé. Eirik è il bravo ragazzo, quello bello di cui tutte si innamorano, quello che ha la fidanzata nel video di Toxic Girl, con il suo stile rassicurante che ricorda i boscaioli del nord, ma anche con i pattern e i capi tanto cari al popolo indie, come gli scacchi, le strisce orizzontali, i cardigan. Erlend è l’amico un po’ pazzo e burlone, l’eterno adolescente con gli occhiali giganti, un po’ esibizionista, ma al di sopra di tutto ciò che accade.

I ruoli sono chiari e già prestabiliti e così restano anche con il secondo album, Riot on an empty street. Grazie anche alla collaborazione di Leslie Feist (che diventerà poi forse più famosa di loro) i Kings riescono a creare delle canzoni ancora più intime e, nonostante la maggior ricercatezza musicale, queste non perdono comunque di naturalezza e semplicità. Il video di I’d rather dance with you, dove Erlend insegna una assurda coreografia ad un corpo di ballo di bambine in tutù, risulta dalla classifica europea di Mtv come il miglior video del 2004, ma dopo il tour i due si fermano dando adito a voci di separazione.

Così non è, e nel 2009 esce Declaration of Dependence, loro terzo e ultimo album, seguito da un tour che li ha portati fino al Conservatorio di Milano per un concerto tutto esaurito e di forte impatto emotivo. Due parti, la prima solo Erlend e Eirik e le loro chitarre, la seconda più movimentata con violino e contrabbasso. Un grande successo che ha ancora una volta confermato il talento dei due ragazzi di Bergen e l’affetto dei loro fan.

Chi l’ha detto che per farsi ascoltare si debba per forza urlare?

di Sara Moschini

foto Elena Morelli http://www.avisiblesignofmyown.blogspot.com/

video Toxic Girl: http://www.youtube.com/watch?v=LAx6-7ZIdjM

video I’d rather dance with you: http://www.youtube.com/watch?v=C9r9sQ6PHOM

Paolo Roversi – L’uomo della pianura.

16 dicembre, 2009

Mursia 2009, 286 pp., 17 euro.

Ci sono certi libri che, per scriverli, bisogna documentarsi. I Wu Ming, per esempio, per portare a termine Q, 54, Manituana, Altai, eccetera, hanno passato forse più tempo a scartabellare in archivi polverosi che effettivamente a scrivere. Marguerite Youcenar ha impiegato vent’anni di studi prima di iniziare a comporre le sue Memorie di Adriano.

Tuttavia, finché le ricerche si svolgono in vecchie biblioteche o su moderni laptop non ci sono particolari problemi, a parte lo sbattimento di ore ed ore chini su tomi e monitor. Ma quando si scrive un libro giallo o noir e lo si ambienta per un buon centinaio di pagine in un carcere raccontando l’ascesa di un ragazzino da innocente vittima di errore giudiziario a spietato killer, dov’è che si trovano le informazioni necessarie? O meglio, dove si cercano?

Perché il problema, qui, sono proprio le dinamiche interne a San Vittore: i soldi per le sigarette e il cibo buono, i conti regolati e da regolare, addirittura tre o quattro tappe ben codificate per i rapporti intimi con gli altri detenuti, uomini o donne indifferentemente (cosa che ricorda un po’ vagamente la regola del tre di jackfrusciantiana memoria). E poi come si fa a farsi rispettare, a farsi amico il capo, a mettere su una banda e a controllare i propri illeciti esterni da dentro.

Paolo Roversi, che è un bravissimo ragazzo, di certo non l’ha visto con i suoi occhi ma, altrettanto certamente, lo racconta benissimo. Il giovane Hurricane – omaggio alla canzone di Bob Dylan che a sua volta è un omaggio del cantautore a un pugile incarcerato per sbaglio – diventa una figura importante della mala milanese ma combina un po’ troppi casini. Ed Enrico Radeschi, giornalista, hacker, alter-ego e personaggio ricorrente di Roversi, torna nella natia bassa padana per un caso di indiani assassini mungitori di mucche.

Detto così magari non si capisce un gran che ma, fidatevi, alla fine torna tutto. E bene.

di Jacopo Cirillo

www.finzionimagazine.com

www.twitter.com/finzioni


“Cenerentola” il musical

16 dicembre, 2009

"Cenerentola" il musicalA 10 anni dalla versione cinematografica della Walt Disney arriva per la prima volta in Italia il musical della favola più amata: Cenerentola.

Effetti magici e macchine sceniche si alterneranno per uno spettacolo tra realismo e fantasia.

Nel ruolo della bella Cenerella troviamo Roberta Lanfranchi, che con la sua dolcezza darà vita al personaggio. Antonio Cupo sarà il Principe e Giulio Farnese vestirà i panni della Matrigna.

Uno spettacolo adatto a tutta la famiglia, che rimarrà in scena fino al 20 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

http://www.cenerentolailmusical.it/

di Melania Guarda