Capodanno a teatro

23 dicembre, 2009

Il conto alla rovescia è quasi terminato, Capodanno è alle porte. Tanti sono partiti, chi per mete tropicali, chi per andare a sciare. Alcuni però sono rimasti in città. Ecco allora alcuni consigli “teatrali” su dove trascorrere a Milano l’ultimo giorno dell’anno.

Il lago dei cigni

Il lago dei cigni

Per gli amanti del balletto, il Teatro Carcano ospita il balletto di Mosca con Il lago dei cigni, un grande classico della danza portato in scena da una delle compagnie più famose al mondo.

Un grande spettacolo musicale, invece, è in scena agli Arcimboldi: il musical Poveri ma belli, evento firmato da Massimo Ranieri, che si ispira al film diretto negli anni ‘50 da Dino Risi e che segue la tradizione di Garinei e Giovannini.

Dopo lo straordinario successo della scorsa stagione tornano I Legnanesi con un nuovo spettacolo Oh vita…Oh vita straca!, in scena al Teatro Ventaglio Smeraldo. Il tema scelto questa volta è la crisi, che c’è e si sente.

Nona di Beethoven

Nona di Beethoven con l'Orchestra Verdi

Serata speciale invece al Teatro Derby, dove va in scena il monologo più longevo nella storia di Broadway, Caveman, interpretato da Maurizio Colombi.

Per chi invece preferisce la musica classica ecco l’annuale appuntamento con la Nona di Beethoven all’Auditorium Fondazione Cariplo con l’ Orchestra e il Coro Verdi diretti da Wayne Marshall.

Tante le proposte, a voi la scelta!

di Melania Guarda

Swap boutique, un guardaroba infinito ed eco-chic

23 dicembre, 2009

un interno della swap boutique milanese Atelier del riciclo

un interno della swap boutique milanese Atelier del riciclo

C’è una soluzione creativa, eco-chic e allo stesso tempo antica ai regali poco azzeccati che capita di ricevere a Natale: il baratto. Se si tratta di vestiti le festività potrebbero essere un’occasione per entrare in una swap boutique e sperimentare lo scambio di abiti, una tendenza proveniente dai paesi anglosassoni, dove il baratto, lo swap appunto, nasce da un’etica del rispetto e dalla fiducia reciproca nello scambio.

A Roma e a Milano si possono trovare boutique interamente dedicate allo scambio di abiti di qualità e in buono stato. Per prima ha aperto nell’ottobre 2008 nella capitale Barattiamo? (in via Amatrice 24) e dopo quasi un anno il 25 settembre, durante la settimana della moda, è stato inaugurato con un grande swap party l’Atelier del riciclo a Milano (in via Asti 17).

swap party

swap party

Ma nella gara per contendersi il titolo di pioniere dello swapping all’italiana c’è anche Tamara Nocco, titolare di una boutique a Bologna, I love shopping (in via San Felice 27). Nel 2007 Nocco aveva aperto una vetrina on-line per consentire alle clienti di scambiarsi vestiti e accessori a costo zero. Quest’anno ha fondato lo Swap Club Italia e organizzato due swap party a Bologna a ottobre e a Roma a novembre.

La filosofia dello swapping è riciclare gli sprechi e non gli scarti, ovvero non l’abito che dopo essere stato indossato a lungo è ormai inutilizzabile e da buttare, ma il capo d’abbigliamento nuovo o semi nuovo che non è adatto al suo proprietario ma che, piuttosto che essere macerato, potrebbe soddisfare un’altra persona. Nelle boutique i capi d’abbigliamento (ma anche accessori, libri o cd), vengono classificati dal personale in base a una scala di valutazione e possono essere scambiati con altri vestiti di pari valore portati da altri scambiatori. A Roma gli scambi si pagano dai 13 ai 20 euro a seconda della qualità dell’abito, lavato e sterilizzato; a Milano si paga un abbonamento che va dai 30 euro per un mese ai 200 per un anno, più una tessera di associazione di 10 euro e gli abiti che avanzano vengono regalati all’Associazione Solidarietà Aids.

In tempi di crisi economica il baratto può essere una soluzione per rinnovare il guardaroba senza spendere una follia: “Oggi la gente, soprattutto le donne, ha molta voglia di cambiare, spendendo poco”, ha detto al Corriere della Sera Arianna Alaimo, titolare di Barattiamo?. Ma Grazia Pellagrosi, una delle tre giornaliste che hanno fondato l’Atelier del riciclo, assicura: “Avevamo questa idea da 20 anni, avendo visto come negli Stati uniti e in Australia si viva benissimo con questo sistema”.

swap party all'Atelier del riciclo

swap party all'Atelier del riciclo

Lo swapping potrebbe non essere una moda passeggera, ma una nuova forma di consumo critico eco-chic: “Vogliamo diffondere – prosegue Pellagrosi – un edonismo sostenibile nell’arte, nel design, nella cultura e nella vita sociale. Si può vivere piacevolmente senza consumismo e senza inquinare. Con l’upcycling dei vestiti diamo nuova vita a oggetti che rimarrebbero inerti, senza consumare altra energia per il riciclo”.

Il tempo dirà se le swap boutique sono progetti destinati a crescere con nuovi punti vendita associati in franchising. Nel frattempo mani ai regali e se qualcosa non è della misura giusta niente paura: c’è la swap boutique, un nuovo, infinito guardaroba aperto a tutti.

di Daniele Monaco

Per saperne di più:

Swap Club Italia www.swapclubitalia.it/swap/

Atelier del riciclo (Milano) www.atelierdelriciclo.it

I love shopping (Bologna) www.iloveshopping.bo.it

Barattiamo? (Roma) www.barattiamo.org

1, 2, 3, 4…ecco LESLIE FEIST!

23 dicembre, 2009

primo piano della cantante

primo piano della cantante

Non si può certo dire che Leslie Feist non abbia fatto la gavetta e non si sia guadagnata a pieno merito il posto d’onore che ha tra le cantanti americane. A quindici anni è già sul palco con il suo gruppo chiamato Placebo (da non confondere con gli omonimi europei), con il quale vince un concorso per giovani band; diventa poi bassista per i Noah’s Arkweld e chitarrista per i By Divine Right.  Dopo essersi trasferita in un appartamento con Merril Nisker, che da lì a poco diventerà Peaches, comincia a collaborare con lei fino al debutto solista con Monarch (Lay your Jewelled Head Down) e il successivo Let it Die, per il quale viene notata sia come cantautrice che come interprete. Dopo aver registrato Let it Die, la cantante collabora con i norvegesi Kings of Convenience e comicia il suo tour personale che la porta a vincere due Juno Awards, come “Best New Artist” e “Best Alternative Rock Album”.

Feist nel video di 1,2,3,4

Feist nel video di 1,2,3,4

La voce suadente e naturale, mai impostata o banale, le canzoni sempre coinvolgenti, dalle ballate ai pezzi più movimentati, Feist ha uno stile sempre ben riconoscibile da brava ragazza, con la testa un po’ per aria, che ricorda quello di Charlotte Gainsbourg o meglio di Jane Birkin; quello stile proprio delle it-girl che fanno diventare oro tutto ciò che toccano e alle quali sta bene tutto ciò che indossano, che sia un abito chemisier come nel video di Mushaboom, un trench bianco come quello indossato in My Moon My Man o una tutina di paillettes blu elettrico, come quella del famosissimo 1,2,3,4.

E proprio 1,2,3,4 può essere considerato il brano grazie al quale Feist si  avvicina al grande pubblico. Incluso nel suo ultimo album solista, The Reminder, con un video originale e un ritmo trascinante, viene scelto da Apple come colonna sonora per la pubblicità dell’Ipod Nano, diventando immediatamente una delle canzoni più scaricate da I-tunes e arrivando al numero otto della classifica inglese dei singoli.

Feist in abito bianco anni '70

Feist in abito bianco anni '70

Bellissimi anche i video, in cui è evidente la passione di Feist per i musical e il ballo, mai coreografie volgari o seducenti ma sempre giochi ottici, che rendono lo spettatore attivo anche visivamente, come in I Feel it All, in cui la cantante prende ritmicamente a bastonate dei bidoni colorati ed esplosivi,  o ancora in My Moon My Man dove riesce a creare una coreografia sul nastro trasportatore di un aeroporto.

Sì perché Feist sarà anche una it-girl meravigliosa, una cantante eccezionale, una ballerina, ma tutto quello che fa lo fa con ironia, con una semplicità e una naturalezza che la contraddistinguono dalle altre, spesso troppo tese e preoccupate di mantenere alto il proprio standard di artista per poter effettivamente divertirsi.

Feist sembra davvero divertirsi sul palco e riesce a trasmettere la stessa gioia a noi che la ascoltiamo. In attesa di un nuovo album consoliamoci con le sue collaborazioni: con i Wilco nel duetto You and I e con i Grizzly Bear per i cori di Two Weeks e Red Hot+ Blue.

di Sara Moschini

video My Moon My Man: http://www.youtube.com/watch?v=zWrNCCx2p5U

video 1,2,3,4: http://www.youtube.com/watch?v=wDzlRJiTlao

La finestra sul cortile di Yasmine Chatila

22 dicembre, 2009

The bachelor

The bachelor

Con il suo obiettivo non cerca di immortalare i falli di un presunto assassino. Ma è solo questo che la distingue da Jeff, il celebre protagonista del capolavoro di Hitchock La finestra sul cortile. Yasmine Chatila, giovane 35enne della Grande Mela, infatti, è alle prese con macchina fotografica e teleobiettivo per spiare dentro le case dei newyorkesi, raccontando l’intimità, le abitudini e i comportamenti all’interno delle dimore della grande metropoli statunitense.

Bathroom girl

Bathroom girl

Stolen Moments, attimi rubati: questo il titolo della serie di fotografie in mostra ora nell’Upper East Side, dopo il successo parigino, con l’esibizione al Pompidou. C’è già chi la chiama “la fotografa guardona d’oltreoceano” o chi paragona i suoi lavori al lato più “mercenario” del voyerismo tipico dei paparazzi. E sebbene lei guardi, senza permesso, nelle case altrui, ha un intento completamente opposto rispetto agli amanti del gossip puro, tant’è che lei stessa ama definirsi “un’artista con una visione romantica del vivere urbano”. Baci appassionati, giovani coppie che fanno l’amore, donne in bagno, persone che pregano, fumano oppure si rilassano: non è importante cosa i soggetti facciano, piuttosto diventa fondamentale ritrarli nella loro quotidianità, senza uno sguardo malizioso o curioso ma ridando loro dignità. E’ per questo che le foto, alle volte, sono circondate da cornici quasi regali, per trasformare in nobile e quasi lirico, un momento totalmente naturale.

The kiss

The kiss

Una violazione della propria privacy, un rompere le regole, uno spingersi oltre il limite consentito dalle legge, ecco che ora diventa una forma d’arte, ammirata e osannata da tutti gli intenditori di fotografia. Merito di quel bianco e nero che offusca e rende quasi irreale ciò che accade dietro le finestre dei grandi palazzoni della city, merito della poesia, nascosta dietro ogni singolo scatto di Chatila. E così gli scorci di vita non sorvegliata, gli attimi veri che compongono ogni giorno della nostra esistenza diventano qui emblema di un’estetica e simbolo dell’espressione di una nuova forma di disinibizione. Eccola quindi che, dal suo palazzone, guarda fuori, con la macchina in mano, aspettando che la finestra di fronte si illumini e che dia il via libera per un momento reale, bello nella sua semplicità, tanto da essere rubato. Artistico e misterioso, così come nel film di Hitchock.

di Alessia Barbiero

Clément Louis

22 dicembre, 2009

Clément Louis (img. 01)
Clément Louis (img. 01)

Uno stile come quello di Clément Louis non si dimentica, sarà quell’aria da poeta maledetto o il suo viso pulito, saranno le pose da modello e la sigaretta sempre in mano, qualunque sia la ragione non potevamo lasciarci scappare questo ragazzo senza fargli qualche domanda sulla sua passione per la moda.

“La moda per me è uno stile di vita. La sento presente tutti i giorni, ogni ora, ogni minuto, è davvero come una religione per me!”. Non è difficile crederlo vista la precisione e la cura nei dettagli degli outfit che Clément Louis sceglie, camicie dai colori chiari e dal taglio definito, gilé da cantante indie folk, pantaloni skinny e l’onnipresente sciarpa (img. 01). Che sia annodata al collo, lasciata lenta sulle spalle o addirittura lunga stile scialle, la sciarpa è un elemento fondamentale nel look di Clemént Louis; il grigio come colore preferito nelle sue diverse tonalità e l’azzurro come seconda scelta (img. 02).

“I miei stilisti preferiti? Ne ho tantissimi, sinceramente non saprei scegliere. Rick Owens, Gareth Pugh, Thierry Mugler, Martin Margiela, e ancora altri! Mi piacciono le scarpe geometriche, e i tacchi alti. Non esco mai senza la mia macchina fotografica, perché adoro fare fotografie come si può vedere nel mio blog”.

Giacche corte e sagomate, di pelle o di tessuto, maglioncini attillati e borse da portare a mano come il nuovo trend della stagione vuole. Molto belli i toni autunnali sul marrone e bordeaux, con l’aggiunta di cappello con mini visiera (img. 03). Gli accessori sono elemento fondamentale dell’outfit, lo completano e lo rendono più uniforme e così anche particolare. I pantaloni skinny che siano jeans o no, devono arrivare non sotto la caviglia e ai piedi stivaletti anfibi stile Dr Marten’s, meglio se in tinta con gli accessori.

“Compero i miei abiti ai mercatini, è dove si fanno gli affari migliori, ma anche da Zara e da H&M”.

E quale è il capo che preferisci indossare?: “Le mie sciarpe di pelliccia”.

Dio benedica questo ragazzo!

di Sara Moschini

blog Clément Louis: http://clementlouis.canalblog.com

La sera di nero vestita

22 dicembre, 2009

Stasera che mi metto? L’ansia cresce…il panico assume dimensioni spropositate…e al 99 % la scelta cadrà su qualcosa di nero.

Ci sono varie e interessanti teorie sociologiche e psicologiche sul colore, ma l’uso del nero nell’abbigliamento, almeno nella cultura occidentale, fa parte della stessa.

Correva il VXII secolo e il colore nero era uno status symbol:l e nobiltà europee (originariamente quella spagnola), imponevano più o meno esplicitamente veti per l’utilizzo del colore nero poiché era “proprio delle dame”. Alla fine del ‘700 il nero diventa il colore del lutto, dapprima per i nobili poi per tutto il popolo. L’abito nero quindi, sin dalle sue origini si lega al sacro, nelle testimonianza del dolore per un lutto o per penitenza religiosa. Ma dal sacro al profano il passo è breve, e quasi contemporaneamente l’abito nero diventa anche sinonimo di eleganza e sensualità.

Petit noir,1926

Petit noir,1926

Passati ormai secoli dalla nascita di quest’onda, vediamo che il concetto del nero ha mantenuto ben salde le sue radici, con le naturali evoluzioni, certo.

L’abito nero femminile per eccellenza è indubbiamente il tubino. L’abito etui, che vede la luce intorno al 1918. Era nella sua origine un abito lungo, almeno fin sotto al ginocchio, dritto con scollatura ovale o con spalline. Ma la svolta decisiva si deve a Coco Chanel, nel 1926, con il suo petit noir.

E come potrebbe chiamarsi altrimenti?

Essenziale semplice ma sartoriale, chic, femminile. Il tutto racchiuso in pochi metri di tessuto nero. Quando la rivista Vogue America vide il modello originario scrisse “questa è la Ford dei vestiti”.

Probabilmente l’abito nero di Chanel rappresenta al meglio la sua visione della donna: non un manichino (Coco odiava i manichini, cuciva addosso alle modelle o addirittura su se stessa) bensì una donna bella, elegante, seducente…che riesce anche a “respirare” e muoversi con comodità nel suo abito…bella senza rinunciare alla propria libertà!

Essenziale nella sua costruzione, ciò che in modellistica si chiama “tracciato base del corpetto” unito ad un “tracciato base della gonna”: ecco il tubino.

Tanto semplice da prestarsi a così tante evoluzioni e trasformazioni da proiettarsi all’infinito…. indossato dalle donne comuni come dalle celebrità. Malinconico quasi drammatico se indossato da Edith Piaf, iper sexy attillato più che mai se indossato da Marylin. Elegantissima nel suo abito e nel suo dolore Jacqueline Kennedy, per i funerali del presidente. Intramontabile quello Givenchy di Colazione da Tiffany: Audrey Hepburn mentre tiene in mano un comunissimo caffè davanti alla vetrina della gioielleria, più elegante che mai!

Dolce e Gabbana,1999

Dolce e Gabbana,1999

Dal jersey, tessuto preferito per le prime creazioni di Coco, si passa tranquillamente al lino, al cotone elasticizzato, alle lane, per arrivare ai tubini di pelle o per le più aggressive in lattice, per tutte le stagioni e per tutte le occasioni.

E gli anni 90?! Con quei meravigliosi abiti guepiere neri di Dolce e Gabbana, iper femminili, che tutte noi vorremmo poter indossare. Un vero must nelle collezioni della maison.

Gucci p/e 2010

Gucci, p/e 2010

Ed eccolo superare le otto decadi con grande naturalezza e con grande inventiva. Basta guardare ad esempio quello proposto da Gucci per la primavera che verrà: tagli sartoriali per tubini arricchiti da elementi in materiali utilizzati per le vele e per le tute degli sport estremi.

Ma se la primavera è lontana, Capodanno si avvicina. A buon intenditrice…

di Rita Gandolfi

THE DECEMBERISTS: ballate, marinai e regine da Portland

21 dicembre, 2009

Colin Meloy, voce e chitarra dei Decemberists potrebbe essere facilmente considerato il nuovo bardo degli anni zero, lo storyteller per eccellenza che ama creare interi racconti partendo da semplici personaggi come un ferroviere (The Engine Driver) o un venditore ambulante (Eli, the barrow boy) e che arriva addirittura a concepire un intero album-opera, un musical tra il rock alternativo e il brit-folk, solo per poter dare più spazio ai personaggi che popolano la sua immaginazione e alle storie che li coinvolgono.

i Decemberists in versione divina

i Decemberists in versione divina

Il gruppo di Portland formato attualmente da Chris Funk (chitarra, polistrumentista), Jenny Conlee (organo, accordion, piano, tastiere…), Nate Query (basso), John Moen (batteria) e Colin Meloy (voce, chitarra) comincia a farsi conoscere con l’ep 5 Songs, autoprodotto nel 2001 che si trasforma presto in un album registrato per la Hush Records, Castaways and Cutouts. Il sodalizio con l’etichetta dura poco e nel 2003 i Decemberists passano alla Kill Rock Stars, pubblicando Her Majesty the Decemberists. Nel 2004 il gruppo mostra interesse verso la mitologia e i racconti epici registrando The Tain, un brano lungo 18 minuti basato sul mitico racconto irlandese Tàin Bò Cùailnge.

La passione vera e propria per lo storytelling prende il sopravvento con Picaresque, album dagli arrangiamenti magniloquenti alternati a brani più intimi, dove la chitarra acustica e la voce sono i soli protagonisti. Qui Meloy sfoga la sua vena di scrittore dando vita ad alcune delle più belle storie della musica contemporanea, come l’indimenticabile The Mariner’s Revenge Song e We both go down together, con i suoi amanti impossibili. Le canzoni seguono le regole della ballata, strofe di quattro versi ciascuna alternate a ritornelli, pattern musicali che si ripetono, inserti di voci femminili che danno spesso voce al personaggio che interpretano, che siano madri o fidanzate o regine.

il gruppo al completo per The Hazards of Love

il gruppo al completo per The Hazards of Love

Dal vivo i Decemberists riescono a trasmettere un grande calore ed a coinvolgere il pubblico con giochi improvvisati, sing along e lunghe introduzioni, presentandosi con lunghe basette, panciotti e papillon, come fossero usciti da uno dei loro racconti.

Dopo il successo di Picaresque, The Crane Wife segna un momento di cambiamento per i Decemberists, alla ricerca di un suono in qualche modo diverso rispetto a quello precedente, ma che non scardini i capisaldi del gruppo. La mutazione è completa con The Hazards of Love, album difficile e barocco, dove il singolo lascia il posto all’omogeneità dell’album, un’opera rock, con ospiti quali My Brightest Diamond e Lavender Diamond nei ruoli femminili, per raccontare una fiaba medievaleggiante come solo loro potevano fare. L’album ha spiazzato i fan e diviso la critica, c’è chi lo ama alla follia riconoscendo lo sforzo creativo e la coerenza dell’opera in sé (senza parlare dei bellissimi brani in esso contenuti) e c’è chi non ha invece apprezzato l’operazione, considerandola eccessiva e di difficile ascolto.

Al momento il gruppo di Portland è impegnato nella produzione di un video per The Hazards of Love lungo quanto l’album, un vero e proprio cortometraggio girato in collaborazione con quattro registi che aspettiamo con impazienza sicuri che i nostri rivoluzionari di dicembre non ci deluderanno.

di Sara Moschini

video O Valencia: http://www.youtube.com/watch?v=IbsHwuyfnnw

video Sixteen Military Wives: http://www.youtube.com/watch?v=tK3Ce9md96g

Look per le feste

21 dicembre, 2009

Inizia il conto alla rovescia. Natale e Capodanno stanno arrivando e con loro anche le cene aziendali, le cene con gli amici e con i parenti. Abbiamo chiesto qualche utile consiglio alla nostra make up artist Alice Cipullo, per essere luminose e fresche anche in queste sere gelide, quando la pelle si screpola e il naso diventa rosso come quello di un clown.

Il must di queste feste è essere brillanti come stelle. E allora via a paillettes e strass sugli abiti e glitter mania per il trucco. I colori da usare sono l’oro e l’argento, da sfumare con il viola o il blu. Per chi invece vuole avere un effetto sofisticato e glamour, largo al rosa brillante, con un rossetto color carne ma sempre rigorosamente illuminante. Chi desidera essere più semplice, può optare per un eye-liner con glitter oro o argento e rossetto rigorosamente rosso.

look per le feste

Il look non è perfetto se non si ha un’acconciatura alla moda. A vincere su tutti quest’anno, secondo l’hairstylist milanese Luciano Colombo, è l’effetto bagnato.

La lunghezza non ha importanza perché, lunghi o corti, i capelli vanno raccolti per creare teste piccole, ordinate e ferme. La novità per la sera è l’effetto glitter, per una polvere di stelle che lascerà senza parole, meglio ancora se sceglierete di illuminare insieme ai capelli anche il trucco, con ombretti brillantinati, iridescenti e un gloss illuminante.

Ecco allora alcuni prodotti “brillanti” firmati Sephora che ci vengono in aiuto: lo spray glitter nei colori oro o argento, e la soffice polvere dorata Crazy Houpette, per illuminare le  vostre acconciature o da spolverare sul tutto il corpo:

di Melania Guarda

Natale in gospel

21 dicembre, 2009

Natale in gospel

I cori di Natale hanno sempre regalato un’atmosfera da favola. La neve, le luci, gli alberi addobbati e le canzoni accompagnano il periodo delle feste.

Arrivano così a Milano 11 tra le voci le più belle di New York. L’appuntamento è al Teatro Ventaglio Smeraldo, dove il 23 dicembre si esibirà The Anthony Morgans’Inspirational Choir of Harlem,  coro caratterizzato da una versatilità che va dal gospel al jazz, dal pop all’r&b.

Il gruppo è nato sotto la direzione di Anthony Morgan, artista di grandissimo talento, che pazientemente ha scelto ogni singola voce personalmente, per regalarci un concerto unico ed indimenticabile.

Info spettacolo: www.teatrosmeraldo.it

di Melania Guarda

Presi per la gola – inverno 2009/10

21 dicembre, 2009

Non tutte le ciambelle riescono col buco. Le sciarpe invece sì. Torna alla ribalta in fatto di accessorio virile il cosiddetto snood, che già impazzava un paio di decenni fa. Trattasi nient’altro che di una sorta di manicotto, per lo più in lana, da infilarsi con rapido gesto attorno al collo. O sul capo per giunta, alla maniera di una fascia ricadente (con tale funzione, tuttavia, s’addice solo a certe chiome leonine). Chi rifuggisse da simili imbacuccamenti, scongiuri la raucedine con i classici modelli di sciarpe a coste grosse. Meglio se un poco più lunghe dell’usitato.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini


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