Note profumate

23 novembre, 2009

“Una donna che non indossa un profumo non ha futuro” (Coco Chanel)

Non c’è donna che non ne metta qualche goccia, almeno per le occasioni speciali. Stiamo parlando del profumo, con le sue note dolci o speziate, che ricordano la freschezza dei campi o i sapori dei Paesi lontani.

Sono tante le case che hanno riproposto il loro “cavallo di battaglia”: Bulgari rielabora la versione classica di Blv, rendendola più moderna e luminosa, per le donne più sofisticate, dalla bellezza ricca di carisma ed energia. La fragranza si caratterizza per una scia ambrata-boisè fiorita ed è racchiusa in un moderno flacone trasparente e colorato.

Creato invece nel 1974 e reinventato oggi da Vanessa Seward, Azzaro Couture, con i suoi giochi di luce e ombra, rievoca un inafferrabile mistero, quello di ciascuna donna. Un jus d’eccezione, composto da un bouquet di cinque estratti floreali, racchiusi in un flacone-anello opera d’arte, quasi identico all’originale, che fu ispirato a Loris Azzaro da un quadro di Dalì.

Dedicato a tutte le donne carismatiche, magnetiche ed eleganti è Armani Idole, che interpreta lo spirito e l’allure delle grandi dive del passato. Rosa, gelsomino e zafferano, con note di patchouli e vetiver, per un profumo che esalta la sensualità e la femminiltà di ciascuna.

Per colei che vuole sedurre e affascinare la  fragranza per eccellenza è Hypnotic Poison di Dior. Un profumo provocante, la fusione di quattro accordi intensi e vibranti, tra cui spiccano la mandorla amara e il gelsomino.

Tra le new entry invece, si distingue l’ultima novità in casa YSL: Parisienne. Non devi essere nata necessariamente a Parigi per essere “parisienne”: basta indossare la nuova fragranze YSL per sentire immediatamente il glamour di Parigi. Una fragranza giovane per sentirsi alla moda, come testimonia perfettamente la top model Kate Moss, scelta per la campagna pubblicitaria del profumo.

…A voi l’ardua scelta!

img.01: Blv di Bulgari

img.02: Azzaro Couture di Azzaro

img.03: Armani Idole di Giorgio Armani

img.04: Hypnotic Poison di Christian Dior

img.05: Parisienne di Yves Saint Laurent

di Melania Guarda

Oblivion Show

23 novembre, 2009

Sono l’esempio lampante dell’importanza di internet. Sono nati proprio da lì, da quei video su Youtube visitati da 350.000 utenti, con 150.000 contatti in due mesi. Sono gli Obivion, che dal piccolo schermo del pc passano al grande teatro con Oblivion Show, un circo volante in cui si alternano blob di canzoni, cantautori italiani riarrangiati a colpi di cazzotti, le canzoni per non udenti e la fenomenale riduzione musicale de I Promessi Sposi in 10 minuti, vero filmato cult della rete.

Uno spettacolo di cabaret che si ispira a classici come il Quartetto Cetra, ma anche ai Monty Python, a Rodolfo De Angelis e Giorgio Gaber, con un occhio sempre puntato alla modernità, all’attualità e alla parodia.

Gli Oblivion sono cinque: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli. Vengono tutti da esperienze diverse, ma da sei anni seguono questo progetto. Il nuovo spettacolo è completamente rinnovato, molti pezzi inediti e una nuove messinscene dei cavalli di battaglia che li hanno resi famosi, il tutto per la regia di Gioele Dix. Tra le novità spiccano la nuovissima parodia-compendio 8 tragedie di Shakespeare in 8 minuti e gli applauditissimi Esercizi di stile, in cui gli Oblivion uniscono un geniale mix di parole e musica.

Lo spettacolo sarà in scena dal 26 novembre al 6 dicembre al Teatro Ciak di Milano.

Oblivion

sito web: http://www.oblivion.it

video I Promessi Sposi in 10 minuti: http://www.youtube.com/watch?v=c9CxZnsbY04&feature=related

di Melania Guarda

Chi ha ucciso Amanda Palmer?

23 novembre, 2009

Amanda PalmerProprio così si chiama l’esordio solista della cantante dei Dresden Dolls, Who killed Amanda Palmer?, datato 2008.

Ispirato al ritornello dei fan di Twin Peaks (Who killed Laura Palmer?) l’album è controverso proprio come la sua creatrice, ambiguo, profondo e scioccante quanto basta per suscitare reazioni e dibattiti. D’altra parte né come musicista né come personaggio pubblico, Amanda Palmer si è mai preoccupata di far parlare di sé o di dare adito a scandali di qualunque genere, anzi, spesso le provocazioni sono partite proprio dal suo blog.

Prima racconta di un aborto a 17 anni, poi di uno stupro a 20, e infine della propria bisessualità. Quando accusa la propria casa discografica (la Roadrunner Records) di aver eliminato alcune foto promozionali della sua pancia perché “troppo grassa”, i fan creano addirittura un sito per difendere la loro beniamina. La sua più grande provocazione deriva comunque dalla musica e dalle sue performance.

Amanda Palmer Già dai tempi dei Dresden Dolls, Amanda era solita mettere in scena dei veri spettacoli per i suoi concerti, show decadenti con artisti di strada e rimandi al circo, ai clown, agli uomini-statua delle città d’arte, al burlesque. Quando canta si esibisce quasi sempre in calze a rete, bustino e reggiseno a vista, gonne da can-can e trucco da gothic-doll. A metà tra una creazione di Tim Burton e una di Neil Gaiman, con cui sta portando in tour uno spettacolo di musica e reading, Amanda sembra davvero uscire dall’universo parallelo di un film fantasy.

La sua musica riesce a diventare davvero di rottura, con pezzi come Oasis, che ha suscitato un vero e proprio caso, non tanto per gli argomenti trattati quanto per la leggerezza con cui sono affrontati. La canzone racconta infatti in prima persona la triste storia (autobiografica?) di una ragazzina stuprata ad una festa dopo essere stata drogata, che rimasta incinta decide di abortire nonostante gli avvertimenti della comunità cristiana. La protagonista attraversa questi orrori con grande tranquillità, grazie all’aiuto virtuale dei suoi idoli, gli Oasis appunto, che le mandano una foto autografata; la sua unica preoccupazione, nonostante ciò che le è accaduto, è poi quella di poter andare a vedere i Blur, avendo già comprato il biglietto per il loro concerto. La musica è allegra, non conoscendo il testo si direbbe una canzone dagli argomenti felici, e invece no.

Amanda PalmerE proprio questo contrasto la rende così forte, e proprio per questo l’ascoltatore viene colpito e portato a riflettere. Come spesso accade, Oasis è stata letta invece come un tentativo di alleggerire e non prendere sul serio la religione, l’aborto, le violenze. Il video è stato censurato da tutte le televisioni inglesi.

Con tutte le contraddizioni e gli eccessi che la contraddistinguono, Amanda Palmer resta prima di tutto una grande artista, capace di creare spettacoli incredibili per i suoi spettatori. La sua ultima fatica? Un musical con i ragazzi della scuola d’arte di Lexington basato sulle musiche dei Neutral Milk Hotel e sul Diario di Anna Frank. Un po’ come se in Italia la Loredana Berté degli anni ’80 organizzasse uno show sul fascismo con musiche dei CSI al DAMS di Bologna. Impossibile.

di Sara Moschini

foto 01 Stefano Masselli http://www.flickr.com/photos/stefanomasselli/

foto 02 Beth Hommel

foto 03 Gregory Nomoora

sito web Amanda Palmer: http://amandapalmer.net/content/

flickr Amanda Palmer: www.flickr.com/amandapalmer

video Oasis: http://www.youtube.com/watch?v=8C17yfGyJjM

Non solo cravatte – autunno/inverno 2009/10

23 novembre, 2009

Pagliacci da circo, attempati bibliotecari e spiriti giocondi. Il papillon non è un’esclusiva delle predette categorie. Non lo è neppure di compassati signori in frac o smoking. E’ legittimo anzi sfoggiarlo durante la giornata, perfino su una camicia in denim, con una punta di snobistica nonchalance. O col sorriso malizioso di chi padroneggia la stravaganza e la trasforma in disinvoltura. La scelta cada sul velluto nero, blu o bordeaux, o sulle tradizionali fantasie tartan. Meglio ancora la seta, magari a minutissimi pois.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

L’ennesima spallata – autunno/inverno 2009/10

23 novembre, 2009

Chi si fosse persuasa a dire no, per sempre no alle spalline aggettanti, si ricreda. In pieno 80’s revival il peso dello stile ricade tutto sulle spalle, offrendo il vantaggio di minimizzare fianchi non proprio da ninfa. Le variazioni sul tema soddisfano ogni capriccio. Morbidi sbuffi, a lambire il gomito, per cedere ad una tentazione retrò. Giacche origami e cappotti sagomati, più discreti. Oppure macrospalle geometriche ed in colori a contrasto, oltre ogni futuribile immaginazione. Mai dire mai (più) in fatto di moda.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Francesca Carmi, il design d’uso quotidiano

20 novembre, 2009

Ti vengo a prendere

orologio Ti vengo a prendere

Alle volte l’arte si nasconde proprio laddove uno pensa che non ci sia. Lontano dagli artefici costruiti ad hoc, distante dall’intellettualismo forzato e dalla complessità dei propri supporti. Sorprendentemente si trova nella superficialità, nell’apparenza. Non si tratta di banalità, né tanto meno di poco studio, poca originalità o poca attenzione ai particolari.

Il lavoro di Francesca Carmi è superficiale, inteso nella leggerezza del termine, nella semplicità, nel suo far emergere la sua indole, la sua passione, il suo amore all’interno di oggetti dall’uso quotidiano, caratterizzati da un design beatamente povero e poco intricato. Linee rette, quadrati alla base o figure geometriche non troppo ricercate costituiscono il punto di partenza dei suoi oggetti di design che verranno presentati a partire da martedì prossimo, 24 novembre, nelle sale di Lefel, in Corso XXII Marzo, a Milano.

lampada Due giorni a Est

lampada Due giorni a Est

Oggetti di uso quotidiano, come abat-jour, applique, orologi dipinti a mano e destinati a diventare pezzi unici nella loro naturalità. «Sono molto fiera delle soluzioni formali di questi oggetti. Sono particolari – racconta l’artista – perché estremamente semplici. Le applique, ad esempio sono semplicemente “quadri”, che vivono sia accesi che spenti, le abat-jour sono sculture geometriche sostenute da una base pittorica in legno». Se la trama intricata non si esprime nelle linee e nelle forme, si esprime sul piano strettamente artistico, con l’esplodere dei colori, il gioco delle contrapposizioni e dei contrasti, con la tavolozza sempre più confusa. Colori che variano dal blu («è il mare che ho sempre nel cuore», racconta) al rosso simbolo del «sole e i suoi tramonti», passando per «il nero della notte, il grigio dei sassi delle mie spiagge liguri, il turchese dell’acqua, il giallo e l’arancio dell’aurora».

lampada Ballando

lampada Ballando

Il design qui nasce dal connubio, dall’unione di un lavoro – quello della pittura che da sempre caratterizza l’artista – con l’incontro degli oggetti di uso comune, per realizzare quelli che la stessa Carmi definisce “quadri viventi”, dove l’aspetto pittorico trae vita e nello stesso tempo dona vita all’oggetto. Il mondo che queste opere ricreano rievoca la dimensione del sogno e dell’effimero: da un lato si ritrovano i tratti degli artisti che l’hanno influenzata, dall’astrattismo di Kandinsky al mondo infantile riportato sulla tela dal bielorusso Chagall, dall’espressionismo astratto di Rothko alla dimensione di leggerezza invocata nelle tele di Monet. D’altro canto i suoi lavori rievocano poesia, musica, letteratura e cinema: non a caso Francesca tra i suoi punti di riferimento non manca mai di nominare Pennac, Brassens, Prévert, De André e Totò. E il sogno, l’aleatorio, prende qui forma nelle opere e nei loro titoli, che evocano il suo stato d’animo: Un lungo bacio, Svegliarsi con il sole, Sto bene, Ballando o In riva al mare… «Mentre dipingo – confessa – vivo una sensazione che proviene dai miei pensieri e dai miei gesti, dal colore e dall’immagine che prende forma. Credo che il titolo sia già lì che aspetta di essere scritto».

alcune opere dell’artista

di Alessia Barbiero

Informazioni:

Opere di tiratura limitata

Esposizione dal 24 Novembre all’ 8 dicembre, presso Lefel, Corso XXII Marzo 4, Milano

sito web: www.francescacarmi.it

Forgotten Divas – Il ritorno delle Stelle

20 novembre, 2009

forgotten divasLe grandi dive del cinema muto tornano a rivivere della mostra Forgotten Divas – Il ritorno delle stelle, all’Anfiteatro Arte di Milano. Un progetto presentato dall’artista Pat Edwards, che indaga elementi centrali della sua poetica: identità, memoria e percezione.

I personaggi esprimono un’ambiguità di fondo; volti sui quali si proiettavano fantasie e desideri, visi indimenticabili, anche se dimenticati, specchi luminosi su cui si riflettevano sogni ed illusioni, ora nella memoria del tempo.

Le dive del cinema muto sono state protagoniste indiscusse dei rotocalchi, hanno imposto la loro bellezza, la loro moda e sono state ricchissime e ricercatissime.

Le opere parlano un linguaggio sussurrato, ricco di evocazioni in cui si ritrovano incanto e disillusione, chimera e verità, aspirazioni e miraggi, ambizione e nostalgia.

Un percorso in cui mondo interiore, percezione e coscienza si intrecciano con la cultura e i miti collettivi. Ritratti delicati, raffinati ed intimisti, carichi di intensità emotiva.Una storia di volti dimenticati e di nuovi incontri.

di Melania Guarda

informazioni:

La mostra resterà aperta al pubblico dal 19 novembre al 22 dicembre 2009, da martedì a venerdì nei seguenti orari: 11.00-13.00 / 16.00-18.30 o su appuntamento.

Anfiteatro Arte, via Savona 26, Milano. Tel 02 86458549. info@anfiteatroarte.com, www.anfiteatroarte.com

Contro la crisi lo shopping è tricolore

20 novembre, 2009

made in ItalyAcquistare italiano per rilanciare l’economia puntando su moda e alimentazione, settori che hanno diffuso il tricolore nel mondo come sinonimo di qualità, buon gusto e genuinità. Sono le indicazioni emerse dal sondaggio pubblicato ieri da Coldiretti/Swg a Roma, nell’incontro Il vero made in Italy fa crescere le imprese e il Paese, con il presidente di Coldiretti Sergio Marini, il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi e il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà.

Il risultato del sondaggio è un’iniezione di fiducia nelle capacità dell’Italia di risollevarsi dalla crisi mondiale sfruttando il marchio del “made in Italy”: più di otto italiani su dieci (l’84%) ritiene infatti che per rilanciare l’economia sia necessario comprare prodotti fatti interamente in Italia.

L’alimentare non teme concorrenza, con un 92% degli intervistati che preferisce mangiare nostrano. Ma la fiducia è convinta anche per la moda: il 63% preferisce vestire italiano, anche se la Francia è vista come un concorrente di pari livello.

Il sostegno arriva anche per i settori tradizionalmente forti del design e dell’estetica: vede tricolore il 48% di chi acquista oggetti d’arredamento, così come un altro 48% di chi compra prodotti di bellezza. Va male per il tecnologico che perde il confronto con i giapponesi e solo il 16% si fida di computer e apparecchi elettronici italiani. Poco meglio l’automobilistico con il 23%, dove la concorrenza più temuta è tedesca.

Secondo i consumatori alla base dell’affidabilità dei prodotti dell’eccellenza italiana ci sono leggi più severe, bontà delle materie prime e controlli più severi. Il “made in Italy” è un sinonimo di qualità che convince a spendere qualcosa in più, perché il 27% degli intervistati ritiene che valga almeno il doppio dello stesso prodotto straniero e il 20% almeno un terzo in più. Anche chi si dedica alla contraffazione lo ha capito, mettendo sul mercato merci presentate come “100% Made in Italy” o “100% prodotto italiano”, ma che in realtà non sono state per intero ideate, disegnate, progettate, lavorate e confezionate sul territorio italiano. Le condizioni che attualmente consentono di apporre il marchio “Made in Italy” non garantiscono che le fasi qualificanti per le diverse merci avvengano tutte in Italia. Nuove norme più stringenti nel decreto Ronchi, già passato al Senato, sono allo studio alla Camera dei deputati. Se il decreto diventerà legge entro il 24 novembre, tali norme garantiranno criteri più rigidi per le definizione dei prodotti “made in Italy”.

di Daniele Monaco

Nancy

19 novembre, 2009

La prima cosa che si nota guardando Nancy è la sua innata propensione allo stile. Tutto nei suoi outfit sembra essere pensato fino al più piccolo dettaglio e ogni elemento si accosta perfettamente al suo vicino e alla totalità dell’insieme, ogni colore contrasta o si appoggia sugli altri con estrema facilità, emanando vero e proprio profumo di moda.

Nancy (img. 01)

Nancy (img. 01)

Facile capire perché Nancy sia così brava e naturale nello scegliere le sue mise…questo è anche il suo lavoro! Nancy Zhang è infatti non solo una bella ragazza di Tianjin (Cina) ma anche una designer e una fashion illustrator.

Qui possiamo vedere alcuni dei suoi bozzetti trasformati in outfit dopo lunghe ricerche nei diversi negozi, e dobbiamo ammettere che il risultato è sempre sorprendente.

“Ogni volta che leggo una poesia, che guardo delle fotografie o un film, disegno delle illustrazioni, dei bozzetti, ispirati a quello che vedo. Mi immagino i colori e creo nuovamente le diverse atmosfere e poi il mattino dopo cerco di riprodurle quando scelgo come vestirmi”.

Nancy (img. 02)

Nancy (img. 02)

Borse vintage di pelle rossa o al naturale abbinate a cinte sottili, abiti al ginocchio con fantasie particolari di ogni genere e cappelli, lo stile di Nancy nella sua ricercatezza cerca di mantenere un che di semplice e fresco, che le dona un’immagine da brava ragazza, sempre precisa ed ordinata (img. 01). Spesso sceglie colori pastello per i suoi vestiti dal taglio retrò, come il rosa o il giallo, che indossati assieme ad un cappello di  paglia vintage rendono l’outfit completo e definito (img. 02).

“Il mio idolo è Jane Birkin, è una grande cantante, un’attrice fantastica e una fashion icon. Il suo sorriso è davvero affascinante e il suo stile può essere sia elegante che innocente o sexy.” Bè Nancy avrà il suo bel da fare nel cercare di raggiungere lo status di icona della moda di Jane Birkin, ma possiamo affermare che il suo è comunque un buon inizio.

“La maggior parte delle volte compero i miei vestiti nelle vie principali della città, altre invece preferisco affidarmi ad internet, soprattutto per le scarpe, le mie preferite sono quelle vintage di pelle”.

Nancy (img. 03)

Nancy (img. 03)

E qual è l’outfit che meglio si addice alla sua personalità? “Ultimamente è quello che vedete nella foto qui sopra (img. 03): è elegantemente classico, ma anche un po’ casual e adoro la camicetta morbida con le sue frappe giganti!”.

di Sara Moschini

sito web Nancy:  http://nancy0039.deviantart.com/

blog Nancy: http://nancyandmarco.blogspot.com

lookbook Nancy: http://lookbook.nu/nancy_zhang

Gli anni ’80 in mostra a Monza

19 novembre, 2009

Gli anni '80“Non si esce vivi dagli anni ‘80”, cantavano gli Afterhours, mentre Raf si chiedeva “cosa resterà degli anni ’80”.

Entrambi i punti di vista trovano spazio all’interno della mostra Gli anni ’80. Il trionfo della pittura da Schifano a Basquiat,curata da Marco Meneguzzo e promossa dal Comune di Monza, col patrocinio e il contributo della Regione Lombardia e della Provincia di Monza e Brianza.

Il percorso espositivo si articola in due luoghi simbolo della città, il Serrone della Villa Reale e l’Arengario, dove sono presentate un centinaio di opere dei principali movimenti artistici e delle maggiori personalità del periodo, dalla Transavanguardia italiana ai Nuovi Selvaggi tedeschi, dai graffitisti statunitensi alla Young British Sculpture, dagli Anacronisti italiani alla Figuration Libre francese.

Schifano, Paladino,Chia,Clemente, Baselitz, Kiefer, Middendorf e Lupertz, sono solo alcuni degli artisti italiani e tedeschi a cui è dedicato il Serrone della Villa Reale. All’Arengario invece, spazio alle esperienze americane e inglesi, con opere di Basquiat, Halley, Schnabel, Barcelò, Kapoor e Tony Cragg. Opere fortemente metropolitane, in cui i graffiti si ergono ad opere d’arte e la strada a musa ispiratrice.

Obiettivo della mostra, cristallino nelle parole di Meneguzzo, è mettere in evidenza quanto negli anni ‘80 l’Italia sia stata fonte di ispirazione europea (e non solo), e di come quel periodo sia stato il decennio dell’arte e degli artisti: ”Nei primi anni Ottanta – in Italia si produce quel tipo di cultura che rappresenta non solo il nuovo, un nuovo stile, ma addirittura un nuovo modo di pensare o, meglio, di guardare il mondo e di viverlo; si comprenderà come l’Italia sia stata per un breve, intensissimo periodo – tra il 1980 e il 1986, all’incirca -, il crocevia del mondo, e come il mondo possa essere stato visto da un prospettiva italiana, che di quel mondo costituiva l’esperimento più nuovo. Dopo la moda – fenomeno planetario e di massa -, e accanto al design, è l’arte – fenomeno altrettanto planetario, ma d’élite – a costituire l’immagine dell’Italia nel globo.” (M. Meneguzzo)

Si afferma il primato tutto italiano della riscoperta del gesto pittorico libero da elucubrazioni concettuali tanto in voga negli anni ‘70. Un ritorno al fare pittorico, e dunque, ad un momento originalissimo nella storia dell’arte, dopo quasi 20 di inerzia quasi totale.

Accanto a questo “cuore artistico” la mostra volge lo sguardo a i rivolgimenti linguistici, sociali e anche politici che hanno reso “storico” il decennio ’80. Sono gli anni dei mondiali. Dei primi sintetizzatori, della caduta del muro di Berlino e della fine della Guerra fredda. Dei paninari e dell’eroina. Della moda che si unisce all’arte. Della strage di Bologna e del design. Gli anni dell’arte e degli artisti. Italiani e non solo.

di Giovanni Bertuccio

Informazioni:

GLI ANNI ‘80. Il trionfo della pittura da Schifano a Basquiat, Monza, Serrone della Villa Reale e Arengario, fino al 14 febbraio 2010.

Per un approfondimento:

www.glianni80.it

http://www.youtube.com/watch?v=_ks4kipn1ak&feature=player_embedded (video del curatore)


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