Make up sotto le lenti

30 novembre, 2009

make up sotto le lenti

Sono colorate, di varie dimensioni, semplici o con strass: sono le montature degli occhiali.

Oggi portare gli occhiali  non è più un difetto, anzi, può diventare una scelta di tendenza e di seduzione. Ma sotto le lenti anche il trucco vuole la sua parte e non è semplice scegliere i colori adatti e il modo giusto per non esagerare. Siamo andati a chiedere qualche consiglio alla nostra make up artist Alice Cipullo.

Il trucco migliore è sicuramente quello base, semplice ed elementare, per non rischiare di caricare troppo l’occhio. Puntate sui colori luminosi, che aprono la palpebra, preferendo gli ombretti in crema a quelli in polvere, che tendono a depositarsi sulle lenti.

Meglio evitare l’eyeliner e scegliere invece la matita nera morbida da sfumare per dare maggiore profondità allo sguardo. E per finire non usate il mascara allungante, che va a toccare la lente formando così quelle fastidiose e poco glamour righette sull’occhiale, ma optate invece per un mascara volumizzante, che dà dare alle ciglia un effetto a ventaglio.

Da ricordare che in caso di ipermetropia e presbitismo le lenti mettono in evidenza i piccoli difetti presenti sulla pelle come le rughe, le occhiaie e i pori dilatati. Per evitare questo inconveniente fate attenzione all’applicazione del fondotinta, che va sfumato con attenzione e senza esagerare nella quantità.

di Melania Guarda

Vivian Girls: pink noise

30 novembre, 2009

le tre Vivian Girls

le tre Vivian Girls

Cassie Ramone, Kickball Kathy e Ali Koehler sono le tre frangettatissime Vivian Girls, rispettivamente voce e chitarra, basso, e batteria. A un primo sguardo sembrerebbero tipiche, normalissime ragazze, carine e a tratti un po’ nerd, ma una volta che le Girls cominciano a suonare si trasformano in un trio di rockers scatenate che mescolano le sonorità pop delle voci femminili alla velocità e immediatezza del punk.

Trapiantate a Brooklyn nel 2007, Cassie e Kathy cominciano a suonare  in diversi locali, creandosi un discreto numero di fan che le seguono nei loro concerti, così che nel 2008, quando esce il loro singolo Wild Eyes, questo diventa una piccola hit nel mondo di nicchia della musica indie. Intanto arriva Ali alla batteria, ex compagna di scuola della bassista Kathy e le ragazze, con pochissima promozione e modesta distribuzione, continuano a crescere fino all’uscita del primo omonimo album, Vivian Girls.

Cassie, Ali e Kathy

Cassie, Ali e Kathy

Le canzoni sono brevi e orecchiabili, e le nostre eroine appaiono irresistibili, con un look che accosta capi tipici della moda anni ’80, (jeans elasticizzati e stretti alle caviglie portati con scarpe rigorosamente flat, t-shirt larghe a strisce o con stampe colorate), a elementi maggiormente anni ’90 (cardigan aperti, felpe e tatuaggi), che rimandano ad un immaginario grunge e punk. Se a tutto questo aggiungiamo i lunghi capelli con frangia tagliata dritta, per Cassie biondi, per Kathy rossi e per Ali castani, bè bisogna ammettere che l’impatto visivo è davvero forte.

Cassie Ramone alla chitarra

Cassie Ramone alla chitarra

Ma non lasciatevi ingannare solo dall’aspetto esteriore e dal loro stile ben definito, le ragazze infatti sanno davvero suonare, tanto che al concerto milanese dello scorso giugno, in occasione dei Vitaminic Days, a un certo punto si sono scambiate di posto: Kathy ha cominciato a suonare la batteria, Cassie il basso e Ali a “torturare” la chitarra elettrica usandola per produrre strani suoni, proprio come la tradizione del punk-rock vuole. Ed era chiaro che si divertissero tutte tantissimo a mostrare al pubblico italiano quello di cui sono capaci, per suonare e far ascoltare le canzoni del loro secondo e ultimo album Everything Goes Wrong. A noi non è sembrato assolutamente che “tutto andasse storto”, e anzi auguriamo alle ragazze di avere grande successo nel loro tour del 2009 che toccherà perfino Australia e Giappone!

di Sara Moschini

foto 01 e 02: Olly Hearsey – photo © Olly Hearsey

foto 03:  Stefano Masselli – photo © stefano masselli http://www.flickr.com/photos/stefanomasselli/3629505360/

sito web Vivian Girls: http://www.freewebs.com/viviangirls/

myspace Vivian Girls: http://www.myspace.com/viviangirlsnyc

video Moped Girls: http://www.youtube.com/watch?v=KirAFfKGdlI

Un manto di colore – inverno 2009/10

30 novembre, 2009

La signorotta borghese sopraffatta da una pelliccia di proporzioni architettoniche è out. La donna grintosa e consapevole di sé, avvolta da un agile giaccone in lapin oppure accarezzata da un raffinato bolero in visone, è decisamente in. Soprattutto se i volumi sono svelti e sottili; se gli inserti di volpe, astrakan e kidassia si combinano con materiali insoliti e contrastanti; se, in modo particolare, le palette dei colori si aprono a visionarie tinte fluo. Unico caso in cui il pelo non vada perduto, purché si possieda il vizio dello stile.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Thriller Live

30 novembre, 2009

Thriller Live

750 milioni di album venduti nel mondo,14 hits al primo posto nelle classifiche. Il re del pop continua ad essere nei nostri cuori. Arriva al Teatro Ventaglio Smeraldo di Milano Thriller Live, lo strepitoso show sulla carriera di Michael Jackson. Uno spettacolo esplosivo di danza e musica che ripercorre il talento dell’uomo che ha segnato la musica pop moderna.Iniziando con i fratelli nei Jackson 5, passando per il suo album Off the Wall, fino alla consacrazione definitiva di Thriller. Creatore, direttore e coproduttore è Adrian Grant, che ha collaborato con Michael Jakson per più di 20 anni.

Lo spettacolo rimarrà in scena fino al 6 dicembre.

sito ufficiale: www.thrillerlive.com

di Melania Guarda

Designer con PHOTOBOX

27 novembre, 2009

cofanetti multi foto PHOTOBOX
cofanetti multi foto PHOTOBOX

Essere designer per un giorno. Studiare le linee, scegliere i colori, capire i giusti abbinamenti. Ok, ovviamente non è tutto qui. Però, se è vero che parte del lavoro è anche questo, è oltremodo vero che ogni tanto ci si può improvvisare designer alle prime armi. Come? Semplice, con clic. Connessione a internet, fotografie alla mano e pronti a giocare con le proprie immagini. Scegliete la foto che più vi piace e tramutatela in un oggetto. Non solo cuscini con un’immagine stampata sopra, ma anche tazze, magliette, lampade. O ancora un vassoio, un puzzle, un calendario, un gioiello e addirittura un orologio. E chi più ne ha più ne metta. La parola chiave diventa personalizzazione.

puzzle foto PHOTOB0X

puzzle foto PHOTOB0X

Oggi essere cultori delle forme, delle linee e dell’arte (sebbene in senso lato) non è più prerogativa di pochi. E’ l’attenzione per i piccoli oggetti quotidiani, è la cura per i dettagli che permette di guadagnarsi questa nomea. Ecco che con PHOTOBOX tutto ciò diventa reale. Senza troppe pretese, è possibile dare alle proprie fotografie un nuovo ruolo. E’ l’evoluzione dei siti internet (ormai ce ne sono sempre di più) basati sulla trasformazione delle proprie immagini (quelli che collocano gratuitamente la propria figura su cartelloni di Armani, o ritraggono la propria persona sui biglietti da dieci dollari): dal web ora si passa al concreto, oggetti veri pronti a ricordare un momento particolare vissuto, plasmati dalle vostre mani e spediti direttamente al vostro indirizzo di casa.

fiore portafoto

fiore portafoto

L’idea è  creare un prodotto unico, totalmente personale per un’abitazione che abbia uno stile firmato non da un grande nome del design; si tratta di un fashion autoprodotto, frutto delle proprie passioni.In camera da letto, ad esempio, invece del normale orologio da parete è possibile sceglierne uno che al posto dei numerini lasci spazio alle fotografie, per ricordare i momenti più belli dell’anno o semplicemente le persone a cui si è maggiormente legati. In cucina tazze superpersonalizzate con la propria faccia incisa sopra. E agli oggetti comuni (come la scatoletta per racchiudere i propri ricordi) si aggiungono poi oggetti dal design più sofisticato, come il fiore porta foto che, con le sue linee originali, conferisce un tocco di creatività all’ambiente. Potete scegliere se usare fotografie in bianco e nero, o color seppia, se associare a un oggetto una sola persona o una foto di gruppo, capire se una determinata inquadratura ben si sposa con le linee dell’oggetto prescelto. Un modo semplice per vestire, almeno occasionalmente, e anche se solo in parte, i panni di un vero e proprio designer.

di Alessia Barbiero

Testimonianze di guerra in onore della pace alla Rotonda della Besana

26 novembre, 2009

Stuart Franklin, Tienanmen 1989

Stuart Franklin, Tienanmen 1989

In uno spazio nato per essere un cimitero, oggi alla Rotonda di via Besana è di nuovo la Morte ad essere protagonista. Con 84 foto dei principali conflitti mondiali, la mostra Ombre di Guerra, curata da Contrasto, su iniziativa della Fondazione Veronesi e del Comune di Milano (nell’ambito della Conferenza internazionale Science for Peace), propone la Guerra e la Morte per riflettere sulla vitale importanza della Pace.

Un percorso storico che muove dalla guerra civile spagnola del 1936 (anno a cui si fa risalire l’esordio della fotografia come forte documento di cronaca) fino ad arrivare alle vicende afgane del 2007;  in mostra le foto icone del “secolo dell’odio”.

Robert Capa, Spagna 1936

Robert Capa, Spagna 1936

Si propone una storicità per immagini che parla il linguaggio di grandi nomi della fotografia e del successo dei loro scatti, attraverso le riviste di tutto il mondo, da Vu a Life, da Magnum a Observer. Tra i fotografi presenti anche i vincitori di premi prestigiosi quali il Pulitzer (Adams, con un suo scatto del ‘68, con cui si aggiudicò anche il Word Press Photo), e il Press Award (Cagnoni nel ‘69, Franklin nel 1989).

I nomi sono quelli di Capa, Tera, Seymour, Bischof, Khaldei, Bresson, White, Mccullin, Griffiths, Huet, Ben-Am, Nachtwey, Green e molti altri, che hanno vissuto in prima persona, e dunque da esseri umani, la tragedia della guerra, l’insensato macello che vede uomo contro uomo.

Eddie Adams, Vietnam 1968

Eddie Adams, Vietnam 1968

Tema centrale della mostra è  portare  lo spettatore a riflettere sulla scelta di alcuni di rischiare la vita per denunciare la morte. Con l’anniversario della caduta del muro di Berlino si ribadisce ancora una volta la necessità di abbattere questi muri e di superare le barriere che ci dividono, per poterci ri-conoscere fratelli. Se “scripta manent”, ancora più forte è il potere dell’immagine, che in questa mostra si traveste da specchio. Gurdando ogni scatto, infatti, vediamo ciò che l’uomo è capace di fare al suo prossimo, il suo nemico. Disarmati, appuriamo ciò che la Ragione ci ha fatti divenire. Ed è proprio sull’abbandono della Ragione, che l’organizzatore esorta l’Evo contemporaneo, spronandolo al riconoscere l’importanza del Mithos in opposizione al Logos, per tentare di trovare una via nuova per la Pace.

Basta con i popoli che fungono da capri espiatori, basta con le guerre in nome della democrazia. Solo cosi possiamo scrollarci l’ombra di morte che le guerre stagliano sulle nostre coscienze, ben chiara nell’immagine di Green scattata nel ‘95 in Cecenia. Sottile appare, in merito, il piccolo elenco che si vede entrando all’esposizione: cifre ingenti che mostrano quanto ogni anno gli Stati spendano in armamenti, e che denunciano quanto sia fruttifero il mercato e l’industria della guerra. Forse che l’unica ragion d’essere delle guerre è quella di andare a riempire le tasche di una certa oligarchia?

di Giovanni Bertuccio

Rotonda della Besana

via Enrico Besana 12, Milano

Orari: mart, merc, ven, sab, dom: 9.30 – 19.30

Al mattino visite guidate in 2 turni (9.30 e 11.00) dal 20 novembre al 19 dicembre 2009 (esclusi i giorni 7 e 8 dicembre 2009)

ingresso libero

Corot e l’arte moderna

25 novembre, 2009

Cache Cache, Camille Corot

Cache Cache, Camille Corot

Al via dal 27 novembre a Verona, presso la sede del Palazzo della Gran Guardia, il primo progetto espositivo nato dall’unione del Museo Louvre e il Comune di Verona. Corot e l’arte moderna è una mostra totalmente nuova: 100 dipinti che attraversano quattro secoli di scuola. Da Poussin a Picasso un percorso tra dipinti del grande maestro e degli artisti a cui si è ispirato o che ha influenzato. Il pittore francese, ritenuto l’ultimo dei classici e il primo dei moderni, è ricordato per il suo stile sobrio e luminoso, a cui hanno contribuito i viaggi in Italia, tra Roma, Venezia e il lago di Garda.

La mostra resterà aperta fino al 7 marzo 2010.

di Melania Guarda

Jean Echenoz – Correre.

25 novembre, 2009

Adelphi 2009, 148 pp., quindici euro.

Ci sono due modi per raccontare una storia: la noiosa verità o la mirabolante iperbole. Gonfiare il racconto, esagerare con piccoli particolari o caricaturizzarne altri, rende sicuramente la narrazione più divertente. Ma occhio a non esagerare.

Ecco, Jean Echenoz ha esagerato. Nel suo Correre, racconta la storia di Emil Zatopek (da non confondere, per gli intenditori disneyani, con il professore, collega di Marlin e inventore della macchina del tempo), grande mezzofondista cecoslovacco a cavallo tra gli anni ’40 e ’50.

Zatopek, secondo l’autore, era un atleta “male in arnese”, correva in modo strano, sgraziato e con poca coordinazione. Insomma, messo così si presenta ai Giochi Interalleati di Berlino del ’46 come unico atleta della Cecoslovacchia, tutti gli ridono in faccia ma lui, correndo i cinquemila, dà più di un giro di distacco a tutti gli altri blasonati concorrenti.

E da qui è sempre un crescendo: nel 1952 va alle Olimpiadi di Helsinki e vince i 5.000 e i 10.000 e, giusto per provare, partecipa anche alla maratona che, ovviamente, stravince. Nell’arco di una settimana.

In pochi anni frantuma i record del mondo dei 5, dei 10, dei 20, dei 25 e dei 30 km e il record dell’ora. Il tutto reclinando la testa all’indietro, tenendo i gomiti vicini al corpo e ansimando pesantemente durante lo sforzo e, per questo, guadagnandosi il nome di locomotiva umana.

Leggendo il libro, tra l’altro scritto benissimo e con uno spessore e una sensibilità storica notevole, visto che Emil è stato anche – se non soprattutto – pedina del governo cecoslovacco postbellico, si gode la storia con piacere e interesse, immaginandosela però estremamente irreale. Insomma: uno non può iniziare a “corricchiare” controvoglia per gioco e, in pochi anni, battere tutti i record del mondo dai 5.000 ai 30.000 e dominare anche una maratona senza essersi mai allenato specificamente. E invece.

E invece è tutto vero: Emil Zatopek era un fenomeno. E questa è la sua vita. Solo il finale, probabilmente, è inventato ma rimane amaro come quello vero, di un campione che per vent’anni, dopo il suo ritiro, non ha avuto quella grande dignità nazionale che meritava.

Con una storia talmente bella che sembra un’esagerazione.

di Jacopo Cirillo

www.finzionimagazine.it

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L’architettura urbana ora viaggia sullo schermo

24 novembre, 2009

Cinque film, un unico scopo. Quello di Giampiero D’Angeli e Alice Maxia è un progetto che non ha paragoni. Sul grande schermo scelgono di mostrare e raccontare l’architettura e la fotografia italiana, ripercorrendo le tappe lavorative e spirituali di cinque artisti di fama consolidata. Il cinema ritorna così educativo, riscopre i valori al di là del suo lato puramente ludico. «Il perché di questo lavoro? C’è troppo poco spazio nella televisione italiana per la cultura», aveva detto D’Angeli in occasione dell’anteprima del docu-film Gabriele Basilico. Tant’è.

Gabriele Basilico

Gabriele Basilico

Quello sul fotografo milanese è solo il primo dei cinque passi percorsi da questa coppia di giovani amanti del cinema, sceneggiatore lui, autrice lei. Dopo Basilico, le telecamere hanno immortalato le gesta artistiche di Gianni Berengo Gardin, Franco Fontana, Mimmo Jodice e Ferdinando Scianna, soffermandosi sulla loro complessità artistica, sul perché delle loro scelte, dei soggetti ma scoprendo anche la personalità di ciascun fotografo, l’anima che si nasconde nella camera oscura.

Mimmo Jodice

Mimmo Jodice

Si tratta di un viaggio tra le città, che permette di studiarne l’ architettura urbana: con Basilico si scopre così la Milano abbandonata e sola delle periferie, si allungano gli occhi sugli alti edifici che privano il centro meneghino dell’infinità dell’orizzonte. Ci si sposta poi in Francia, si sorvola la Silicon Valley e si resta senza parole davanti alle rovine, morte eppure così piene di vita, di Beirut. Sguardi lenti, quelli di Basilico, perché è solo attraverso la contemplazione che il fotografo riesce a dare vita a ciò che immortala. Sguardi lenti, perché la prima lezione che un fotografo deve imparare è di lasciare alla fotografia il tempo di maturare e di rispettare l’oggetto che ha di fronte, sia esso un edificio abbandonato o una persona.

Gianni Berengo Gardin

Gianni Berengo Gardin

Con Gardin si torna a viaggiare: dalla Venezia dei suoi lavori primordiali ai tanti reportage in giro per il mondo, come quello sugli ospedali psichiatrici, sul movimento del 1968 o sugli zingari.

Ci ripensa Scianna a rientrare in Italia, con i suoi lavori, estremamente letterari, sulla Sicilia e sulla sua musa, la top model Marpessa, che posa per lui nello scenario di una terra piena di storia.

Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna

Sempre nel Bel Paese si sviluppano i lavori di Mimmo Jodice, che dalla sua Napoli racconta se stesso, il proprio lavoro e ripercorre, attraverso una presa diretta dei luoghi cardine della civiltà mediterranea e di culto per gli amanti dell’archeologia, le tappe salienti della sua memoria, esorcizzando paure, dubbi e inquietudini.

Franco Fontana

Franco Fontana

Ultimo, ma non per importanza, Fontana con i suoi luoghi dal significato interiore. Poco importa dove le sue immagini prendono vita, ciò che conta è quello che sono in grado di esprimere. Ecco che forme, materia e ombre assumono una nuova potenze emotiva: «Per interpretare il paesaggio – confida Fontana – devi diventare il paesaggio. Grazie a questa simbiosi, tu non illustri ma crei».

Cinque storie, cinque voci, ora raccolte in un unico punto di vista.

di Alessia Barbiero foto Giart-Visioni d’Arte

video: http://www.youtube.com/watch?v=2A-z_nPpMpU

Eszter

24 novembre, 2009

Qualcuno dice che il nero non muore mai, che si abbina con tutto ed è perfetto per qualunque occasione. Infatti ogni anno, finita l’estate, il total black look viene riproposto con nuovi abbinamenti e nuovi tagli dalle passerelle di tutto il mondo. Eszter, trentenne viennese, oggi ci mostra come abbinare alcuni capi streetstyle, rigorosamente di colore nero.

“Io non lavoro nel campo della moda, ma mi piace giocare con i vestiti nel tempo libero. E’ una passione ma ci sono giorni in cui non mi interessa assolutamente cosa indosso. Credo sia abbastanza normale no? Poi sì, mi piace leggere i miei fashion blog di fiducia circa ogni tre giorni, per tenermi aggiornata. Devo ammettere che li preferisco alle riviste”.

E il look di Eszter infatti rispecchia la modernità, la voglia di essere trendy e presenta uno spiccato interesse verso un abbigliamento apparentemente casual, ma in realtà molto ricercato, con una forte impronta dark, dove le leggings nere e lucide, gli occhiali da sole retrò, i cappelli, gli stivali e le scarpe di pelle nera la fanno da padrone (img. 01).

“E’ incredibile. Per quanto mi piacciano le scarpe con i tacchi alti, poi finisco per indossare quasi sempre scarpe basse… La comodità vince su tutto!”. Effettivamente gli outfit di Eszter sembrano essere molto morbidi e comodi, le leggings onnipresenti sono sempre elasticizzate e coperte da lunghe maglie o vestiti ariosi e non attillati, a loro volta portati sotto giacche corte. Un abbinamento al quale si può aggiungere anche una sciarpa a maglie grosse o un foulard più leggero (img.02 e img. 03).

Eszter (img. 03)

Eszter (img. 03)

“Io acquisto quasi tutto su E-bay e sui diversi siti di e-commerce, qualche volta anche nei negozi, ma non così spesso”.

E per essere davvero a proprio agio, cosa indossa Eszter? “Oh, dipende tantissimo dal mio umore, può essere qualcosa di largo o qualcosa di un po’ più provocante. Devo ammettere di essere davvero lunatica!”

di Sara Moschini

blog Eszter: http://stylorectic.blogspot.com

lookbook Eszter: http://lookbook.nu/user/7162-Eszter-F