Sogni d’oro – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

Come nelle antiche alchimie. Trasmutare la materia in oro scintillante e rendere all’anima lo splendore del metallo. La silhouette si accende di abbaglianti paillettes- nelle forme del tubino, nei miniabiti dai tagli asimmetrici, nelle giacche a bustier. Oro, si e’ detto; ma anche argento lunare, bronzo e rame. Più spesso in contrappunto al nero, in un gioco di decori geometrici. La riluttanza ai lustrini si cura con l’accessorio. Basta una pochette per brillare più di una stella.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Lucida ricercatezza – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

Anche il vezzo più estroso si fa calcolata eleganza, se il portamento lo consente ed il carattere lo sostiene. Così si dica del velluto. Su pantaloni dalla linea avvolgente, su giacche dal taglio squisito, su completi inappuntabili, su pastrani e cappotti, il rilucente tessuto parla a tutti col linguaggio della raffinatezza. Purché -va ribadito- ci si attenga alle predette limitazioni. Libertà nelle tinte, che si adeguano all’umore. Drammatico il nero, intellettuale il blu, civettuolo il prugna, compiacente il beige.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Il ritorno del fantasy “puro style”

31 ottobre, 2009

Fate, elfi e uomini immortali. Ma il fantasy può essere solo questo? Il signore degli anelli, trilogia di JRR Tolkien, portata sul grande schermo da Peter Jackson, ha fatto riemergere il genere cinematografico tanto in voga negli anni Ottanta, ma ne ha travolto gli stili, ne ha sfumato i contorni trasformando il fantasy originale, quello gothic, ambiguo e alle volte anche perverso, in pellicole fatate, dove la violenza e la crudeltà fanno solo da contorno, e dove i finali malinconici e ironici, in cui bene e male si sposano senza il predominio dell’ uno sull’ altro, sono più che mai banditi. Fino ad ora.

la bellissima fata Keira Knightley

la bellissima fata Keira Knightley

A riportare a galla il “fantasy puro style” ci hanno pensato Rupert Friend e Tom Mison, due giovani attori inglesi noti al grande pubblico italiano più per le loro beghe sentimentali (Rupert è il compagno della bella Keira Knightley) o per parti secondarie all’interno di film di successo. Dalla loro idea nasce The Continuing And Lamentable Saga Of The Suicide Brothers, un corto fantasy dalle atmosfere cupe e misteriose presentato al BFI London Film Festival e attualmente in post produzione. E’ la storia di due fratelli alle prese ogni giorno con il tentativo di uccidersi a vicenda. Una mission impossible, si potrebbe dire, dato che tutte le volte falliscono miseramente, grazie (o a causa) dell’intervento costante della loro fata protettrice, personificata proprio dalla reginetta dei Pirati dei Caraibi, Keira Knightley. Uno scheletro iniziale piuttosto originale ma la peculiarità del corto è soprattutto l’aria che traspare dal film: dietro la trama, infatti, prendono vita il mondo di Hans Christian Andersen, quello dei fratelli Grimm o ancora le atmosfere dei film di Tim Burton.

scena tratta da "The Continuing And Lamentable Saga Of The Suicide Brothers"

una scena tratta da "The Continuing And Lamentable Saga Of The Suicide Brothers"

Lo short movie è diretto dai Brownlee Brother, già noti per i loro videoclip (The Veils, The Asteroids Galaxy Tour, ect.) o le storyboard (come The Libertine con Jhonny Depp, John Malkovich e Samantha Morton) e per la realizzazione di diverse pubblicità. Insieme a poche pellicole, come Il labirinto del Fauno di Guillelmo del Toro, o Mirrormack di Dave McKean e Neal Gaiman (che, sebbene carente nella trama, offre molti spunti sull’ambientazione propria del genere), e alcuni episodi de I Pirati dei Caraibi, l’opera di Friend e Mison restituisce al pubblico la faccia viva del fantasy, ben lontana dagli effetti speciali in stile hollywoodiano, ora osannati in ogni dove. A questo si aggiunge una particolare accuratezza per i costumi, vero punto di forza di The Continuing And Lamentable Saga Of The Suicide Brothers: l’attenzione ai dettagli scenografici, al trucco e alle acconciature permettono di catapultare lo spettatore all’interno della storia e gli consentono di vivere appieno le emozioni dettate dalla scena, siano esse fantastiche e soavi o terrificanti e spaventose. Emozioni, entrambe, figlie di uno stile. Ora di nuovo sullo schermo.

di Alessia Barbiero foto Kate Friend, www.katefriend.com

Per saperne di più:

The Suicide Brothers, www.thesuicidebrothers.com

The Brownlee Brothers, www.brownleebrothers.com

Apoteosi della borchia – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

apoteosi della borchiaNon importa se pochette, tracolla o a sacco. Importa, invece, che la borsa sia nera e disseminata di borchie, cerniere, rivetti e catenelle.

Chi avesse irrefrenabili voglie metallare dia pure corso alla propria passione, lo stile più in voga lo esige. Del resto, complice l’inserto di qualche cristallo, i ferrei decori non sfigurano neppure a sera. Se lo si giudica troppo eccessivo, il compromesso è ancora possibile. Pelle trapuntata e minuscole sfere d’argento, a segnare l’incrocio delle cuciture.

Provare per credere.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Alate voluttà – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

alate voluttàChe il pensiero sia rapido ed inafferrabile è risaputo. Che il cappello di stagione tenti di seguirlo nei suoi mille voli, ebbene, è altrettanto degno di fede.

Piume dappertutto, di ogni foggia e colore. Sul bordo di un cilindro, per renderlo più vezzoso. A ricoprire una cuffia di lana o peltro, eleganza pura. Anche il solito baschetto cede al decoro pennuto e trionfa sulla placida compostezza d’autunno.

Le teste fra le nuvole si ritengano avvisate. Anche l’accessorio minaccia di librarsi nell’aria.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Questione di eclettismo – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

questione di eclettismo

Tra i prestiti del guardaroba sportivo che trovano accoglienza nello stile di tutti i giorni figura il cappello con visiera. Vi si può indulgere su un completo in tweed, a rievocare un gusto squisitamente britannico.

Oppure, ben calato sulla fronte, su cappottino e classici pantaloni con pinces.

Tela canvas o lana, non solo nelle tradizionali sfumature del nero, del grigio, del verde militare. In tema di colori, infatti, le proposte più vistose vanno dall’arancio, al senape, al prugna. A voi la licenza di stupire.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

A gambe (s)coperte – autunno/inverno 2009/10

31 ottobre, 2009

Accenno malizioso oppure gesto esibito, la seduzione si gioca nell’antitesi. Prendi ad esempio lo stivale, plateale verticalità a ridosso di un timido lembo d’incarnato, esposto a fremiti di freddo – o di piacere. Guaina di pelle o camoscio, che accarezzi il polpaccio oppure superi il ginocchio. Talora fino all’orlo della gonna (corta, va da sé). Attillati gambali tutt’uno coi leggings. Cuissardes civettuoli alla maniera del can can. Nero o fluo per i colori. Il tacco, ancora una volta, resta pura questione di gusti: dal più basso al più alto, ai limiti del virtuosismo.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Il fascino dell’uniforme – autunno/inverno 2009/10

30 ottobre, 2009

il fascino dell'uniformeL’immaginario militare dilatato da molteplici fonti d’ispirazione.

Magline in rete metallica che rievocano il medioevo dei cavalieri. Plumbei soprabiti da ufficiale tedesco della seconda guerra mondiale. Frivolezze da moschettiere, nelle giacche attillate segnate da bottoni color bronzo e vistosi alamari.

Lunghi cappotti da guerriero cibernetico, rigorosamente neri, in contrasto a romantici look pirateschi, con tanto di stivale e cappello a tre punte. Irrinunciabile il caban, da preferirsi nei toni del grigio.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Nero assoluto – autunno/inverno 2009/10

30 ottobre, 2009

nero assolutoLa ricchezza evocativa del colore che tutti i colori riassume. Notturno e gotico su mantelle e cappe, a contrasto col pallore vampiresco del volto. Provocatorio e punk su minitrench e chiodi, tra bagliori metallici di borchie e cerniere. Glamour e minimalista su bluse e tubini dalle linee severe, indispensabili alleati di seduzione.

Inserti in cotone su pelle ultralucida, ampi revers effetto smoking in camoscio o vinile, nappa e lana. L’opulenza del velluto, infine, ma solo per gli spiriti che osano.

di Gabriele Verratti illustrazioni Sara Moschini

Il Jeans oltre la moda

30 ottobre, 2009

Entri in un negozio d’abbigliamento e chiedi un paio di jeans. Siamo tutti d’accordo: chi di noi non l’ha mai fatto? Cambiano i tempi, cambiano le mode ma i jeans ci sono sempre.

modello base del jeans a 5 tasche

modello base del jeans a 5 tasche

Non esisteva l’Italia unita, ma esistevano i jeans: Giuseppe Garibaldi durante la sua spedizione indossava i primi “genovesi” testimoniati dalla storia…E che storia! Mentre la prima donna ad indossarli in pubblico pare sia stata la stilista newyorkese Elizabeth Hawes, intorno al 1930.

Ma andiamo per gradi….

E’ a Genova che intorno al 1500 nasce la storia del tessuto jeans. Infatti con il nome Blue de Genes (da qui blue jeans) si indicava un particolare tipo di tela di colore blu, utilizzato sulle navi per le vele e per coprire le merci. Alcuni storici del costume sostengono invece che all’epoca i marinai del porto di Genova indossassero già dei pantaloni realizzati con questo tessuto. E data la similitudine tra la trama del jeans e quella del fustagno, molti pensano che sia proprio questo l’antenato del jeans, e ne anticipano così la nascita al XV secolo, a Chieri. Di certo si sa che nel XVI secolo da Genova partivano verso porti internazionali grandi quantità di questo tessuto, che nella lingua inglese si cominciò a chiamare, in modo” storpiato”, jeans.

Ma è nel 1850 a San Francisco per opera di Levi Strauss che il termine blue jeans inizia a definire non tanto il tessuto, quanto un modello di pantalone a cinque tasche con cerniera e rivetti realizzato per i cercatori d’oro e per i lavoratori delle miniere, utilizzato dunque per la sua resistenza. Basta guardare ciò che mostra la più celebre delle sue etichette: due cavalli che tirano da una parte e dell’altra un paio di jeans, solidi e indistruttibili. Dai cercatori d’oro ai cow boy , arrivando fino alla Seconda Guerra Mondiale, il jeans rappresenta il pantalone da lavoro.

jeans anni '50

jeans anni '50

Negli anni ‘50 succede qualcosa che stravolge la sua originaria destinazione: come poteva un indumento indossato da Elvis Presley, Marlon Brando o James Dean essere considerato un abbigliamento da fatica? Il cinema, come sempre, crea miti ed insieme a quelli in carne ed ossa lo ha fatto anche con questi pantaloni. I jeans diventano così il simbolo di quegli uomini belli, dannati “che non devono chiedere mai”; rappresentano quei ragazzi che affrontano la vita come una sfida, che si bruciano presto e che a volte non arrivano a diventare uomini ma vengono consacrati miti. Questo mutamento di carattere sociale prende una piega di tale dimensione per cui i jeans vengono proibiti a scuola ma nel frattempo, grazie a Elvis, il pantalone a cinque tasche diventa anche l’abbigliamento “musicale” per eccellenza. Con la nascita del rock and roll si collauda un binomio che continua nel tempo, dai Rolling Stone ai Nirvana, a Bruce Springsteen agli Oasis, senza citare il rock italiano.

Negli anni ’60 vengono indossati dai giovani rivoluzionari, trasformandosi così nel capo d’abbigliamento simbolo della lotta al potere e al perbenismo. Parallelamente la moda jeans si declina al femminile, prendendo una svolta sexy : jeans attillati che vengono indossati da Marilyn, che dà addirittura il suo nome ad alcuni modelli del pantalone.  Ed ecco che anche le ragazze si appropriano di questo capo.

Finchè tra la fine degli anni ‘60 e i primi anni ‘70 il jeans si fa unisex: uomini e donne cominciano a vestire lo stesso modello che si differenzia solo per il verso dell’allacciatura di zip e bottoni. Il jeans abbandona l’idea di divisa e si apre alla libertà, diventa un indumento per tutti, ideale per le gite fuori porta così come per i raduni hippy. Il termine jeans comincia ad identificare qualcosa che va al di là del pantalone, della gonna, della camicia o del tessuto: diventa quasi un aggettivo, qualcosa che ne evoca la praticità, la piacevolezza dell’indossarlo, il suo essere alla portata di tutti.

alcuni modelli anni '70

alcuni modelli anni '70

Dalla seconda metà degli anni’ 70 le pubblicità dei jeans divengono sensuali e provocatorie e a guardar bene si mantengono tali fino ai giorni nostri, tanto da creare censure e da far insorgere cause legali che condannano l’incitazione alla violenza sessuale nei confronti delle donne.

Arrivano gli anni ’80, e del fenomeno jeans iniziano ad interessarsi anche i grandi nomi della moda che disegnano e producono jeans in versione griffata, con decorazioni, ricami, strass e pietre, facendo di questo pantalone un caposaldo delle loro collezioni.

Dallo skinny jeans di Marilyn, a quello a zampa di elefante  anni ’70; e poi di nuovo a restringersi e con risvolti negli anni ‘80, aderenti ed elasticizzati per i punk, meglio se neri. E ancora larghi con tasconi simbolo della moda hip hop anni ‘90; di nuovo scampanati all’inizio del nuovo millennio (perché si sa, degli hippy non ci stufiamo mai!). E pian piano dritti, sobri e non tanto sdruciti, da indossare con giacca e cravatta per lui, o con tacchi a spillo per lei.

O perché no, anche tagliuzzati, al punto tale che del jeans che hai pagato 300 euro in realtà rimane ben poco! E se invece non vuoi spendere una cifra  esagerata puoi sempre pensarci tu: sì, perché il jeans puoi maltrattarlo, strapparlo, colorarlo, farci una borsa o un gilet, rivisitarlo o addirittura riciclarlo, metterci le borchie o decine di zip.

stile harem, 2009

stile harem, 2009

Coloratissimi o leggerissimi (perché dopo averlo elasticizzato il denim si è anche alleggerito), si indossano anche d’estate, magari morbidi con laccetti, o meglio ancora stile harem, come abbiamo visto nelle ultime stagioni…

Che costi 10 euro o 36,000 dollari -prezzo con cui è stato venduto su Ebay un paio di Levis 201, padre del famosissimo 501-  è proprio il caso di dirlo: il jeans è un capo trasversale e a dir poco intramontabile, fondamento del costume e della moda. Che va oltre la Moda e che, naturalmente, non scomparirà mai neppure dai nostri armadi.

di Rita Gandolfi