
Valentino s/s 2009
Se inizi una ricerca su Internet scrivendo “zeppa” con molte probabilità la prima cosa che esce è: “In enigmistica la zeppa è uno schema che a partire da una parola ne ottiene un’altra inserendo una lettera [...] la zeppa prende il nome di aggiunta iniziale, aggiunta finale, aggiunta di estremi….”. La fonte è naturalmente Wikipedia, ciò che intendi tu, indubbiamente, ha poco a che fare con queste definizioni. Che ne dica Manolo Blahnik, cultore dello stiletto e indiscusso maestro della scarpa, reso famoso ai più per le continue citazioni della sue calzature nella serie “Sex and The City”, non sempre la zeppa equivale “ad un affronto all’eleganza e un inno alla volgarità”. Basti guardare queste Valentino per l’estate 2009: zeppe turchesi, eleganti e leggere.
E poi, a proposito di eleganza, se ci concentriamo a spingere in altezza il nostro piede, anche un quarante con zeppa inganna la retina sembrando un piedino di fata… e a noi sembra molto elegante…

Ugg s/s 2009
Continuando, abbiamo visto in vetrina anche le zeppe traspiranti di Geox, per non parlare dell’ australiana Ugg che, dopo gli stivali rasoterra che sfidano il freddo più tagliente, ci permette ora di mostrare le dita con una linea di sandali zeppati dai toni classici, scamosciati, e di una bella nuance viola…
La zeppa nelle ultime stagioni non ci ha mai abbandonate. Inutile stare tutte lì, a tentare di essere delle Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”, indossando ballerine da mattina a sera… mentre loro, le zeppe, sono sempre in agguato… E a guardar bene ci sono da secoli…

chopine veneziana XVI sec.
Era il XVI secolo quando a Venezia nascevano le “chopine”(a loro volta di origini spagnole), vere e proprie impalcature che potevano raggiungere il mezzo metro di altezza. Prevalentemente in sughero e legno, rivestite di velluto o cuoio, addirittura tempestate di pietre preziose, come simbolo di ricchezza. Da Venezia, la moda si estese a Francia ed Inghilterra, dove le donne oscillavano su questi trampoli sempre accompagnate da aiutanti per sostenerle.

Salvatore Ferragamo, 1932
Ma se parliamo delle origini e di ciò che noi tutt’oggi chiamiamo zeppe, non possiamo che citare il talento creativo di Salvatore Ferragamo: da artigiano partito dall’Italia nel 1914, per abbracciare il sogno americano (realizzato), Ferragamo fece indossare le sue calzature a grandi dive come Mary Pickford e Jean Harlow, solo per citarne alcune. Tornato in Italia alla fine degli anni ‘20 per aprire una bottega a Firenze, brevettò un sistema di lamine d’acciaio per sostenere il piede, creando delle calzature estremamente confortevoli e capaci di innalzarsi anche su tacchi futuristici, realizzati con materiali di varia origine. Ma più di tutto è l’utilizzo del sughero che ha reso immortale le zeppe, nelle varie stagioni della moda.
Oltre al mitico sughero di Ferragamo, come non parlare di zeppe e plateau in corda, metallo, plastica, tessuti stampati che ricordano il “flower power” o le luci psichedeliche degli anni ’70, quando le zeppe venivano indossate anche dagli uomini. Dal sandalo allo stivale, dal mocassino alla scarpa stringata, a quel punto la zeppa era totalmente sdoganata…

super zeppa anni '70

espadrillas zeppa con merletto, 2006
E le espadrillas? Famosissime per il loro essere rasoterra (infondo servivano ai pescatori spagnoli e napoletani) si innalzano in zeppe di corda; fanno il loro ingresso ufficiale nella moda negli anni ‘50 e diventano un simbolo alternativo negli anni ’70. Da scarpe in tela senza tacco sono diventate ultrafemminili, con l’aggiunta di zeppe e lunghi lacci da annodare alla caviglia. Anch’esse, periodicamente, tornano a fare capolino: alla fine degli anni ‘80, nella seconda metà degli anni ’90, e poi di nuovo nel 2006, coloratissime di merletto o in tinte basic.
Anche le infradito si sono trasformate in zeppa un po’a ricordare le antiche calzature orientali, come gli zoccoli giapponesi indossati sotto i chimono.

infradito, 1980
Zeppe, plateau, zatteroni… chiamatele come vi pare, ma abbracciano proprio tutti gli stili: per la romantica, per la trasgressiva o anche un po’ fetish, e per chi della zeppa non riesce davvero a farne a meno, neanche nella cosiddetta scarpa da ginnastica.

sneacker con zeppa, 2007
Ed eccole ancora negli anni ‘90, prevalentemente a sostenere degli stivaletti, con cui assumono un’ immagine quasi fluttuante, se indossate dalle adolescenti insieme a gonnelline scozzesi… allegre, come quelle delle zeppatissime Bratz o delle più giovani Winx.

- sandalo Karo

- zeppa stripper

Nina Ricci, 2010
Un po’ meno “fluttuanti” quelle indossate durante la sfilata di Vivienne Westwood nel 1993 da Naomi… persino la celebre top model è precipitata dai venticinque centimetri del suo plateau!…
…Insomma tra alti e bassi – ed proprio il caso di dirlo – della zeppa non riusciamo a liberarcene: dopo l’estate torrida appena trascorsa, le continueremo ad indossare a modo di ankle boots nella stagione 2010.
Con buona pace delle nostre caviglie.
di Rita Gandolfi
E per chi non ne ha abbastanza, ecco alcuni riferimenti:
Museo della Scarpa,Vigevano: http://www.vigevanopromotions.it/orari/page2.html
Museo Salvatore Ferragamo, Firenze: http://www.salvatoreferragamo.it/it/#folderId=/it/ilmuseo
http://www.virtualshoemuseum.com/vsm/index.php