Contro la crisi lo shopping è tricolore

Posted by:admin on nov - 20 - 2009 - Filed under: 8- SPILLI E RISVOLTI di Daniele Monaco -

made in ItalyAcquistare italiano per rilanciare l’economia puntando su moda e alimentazione, settori che hanno diffuso il tricolore nel mondo come sinonimo di qualità, buon gusto e genuinità. Sono le indicazioni emerse dal sondaggio pubblicato ieri da Coldiretti/Swg a Roma, nell’incontro Il vero made in Italy fa crescere le imprese e il Paese, con il presidente di Coldiretti Sergio Marini, il ministro per le Politiche comunitarie Andrea Ronchi e il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà.

Il risultato del sondaggio è un’iniezione di fiducia nelle capacità dell’Italia di risollevarsi dalla crisi mondiale sfruttando il marchio del “made in Italy”: più di otto italiani su dieci (l’84%) ritiene infatti che per rilanciare l’economia sia necessario comprare prodotti fatti interamente in Italia.

L’alimentare non teme concorrenza, con un 92% degli intervistati che preferisce mangiare nostrano. Ma la fiducia è convinta anche per la moda: il 63% preferisce vestire italiano, anche se la Francia è vista come un concorrente di pari livello.

Il sostegno arriva anche per i settori tradizionalmente forti del design e dell’estetica: vede tricolore il 48% di chi acquista oggetti d’arredamento, così come un altro 48% di chi compra prodotti di bellezza. Va male per il tecnologico che perde il confronto con i giapponesi e solo il 16% si fida di computer e apparecchi elettronici italiani. Poco meglio l’automobilistico con il 23%, dove la concorrenza più temuta è tedesca.

Secondo i consumatori alla base dell’affidabilità dei prodotti dell’eccellenza italiana ci sono leggi più severe, bontà delle materie prime e controlli più severi. Il “made in Italy” è un sinonimo di qualità che convince a spendere qualcosa in più, perché il 27% degli intervistati ritiene che valga almeno il doppio dello stesso prodotto straniero e il 20% almeno un terzo in più. Anche chi si dedica alla contraffazione lo ha capito, mettendo sul mercato merci presentate come “100% Made in Italy” o “100% prodotto italiano”, ma che in realtà non sono state per intero ideate, disegnate, progettate, lavorate e confezionate sul territorio italiano. Le condizioni che attualmente consentono di apporre il marchio “Made in Italy” non garantiscono che le fasi qualificanti per le diverse merci avvengano tutte in Italia. Nuove norme più stringenti nel decreto Ronchi, già passato al Senato, sono allo studio alla Camera dei deputati. Se il decreto diventerà legge entro il 24 novembre, tali norme garantiranno criteri più rigidi per le definizione dei prodotti “made in Italy”.

di Daniele Monaco