Paul Banner: l’identità e l’incanto dell’Eros
Eros è donna. Anche se la mitologia ha voluto dare un’immagine maschile del dio dell’amore e della sensualità, i tempi moderni consacrano la donna a emblema dell’Eros. Dove Eros, va detto, assume un significato molteplice, un connubio tra amore, erotismo, passione e glamour.
Sarà che il corpo del gentil sesso è più armonico, nelle sue forme e nel suo essere sinuoso, sarà che al mondo maschile poco appartiene quell’ammiccare che fa tanto scatenare la fantasia e l’immaginazione, fatto sta che intorno all’icona femminile si è creata una vera a propria aurea di sensualità.
E chi meglio di Paul Banner poteva imprimere con la macchina fotografica tutto questo mondo di significati in un’immagine? Il fotografo di San Severo, al secolo Vito Tota, torna al suo paese per esporre al Mat il suo modo di vedere la creatura femminile. Trentacinque opere che resteranno nel Museo dell’Alto Tavoliere fino al 14 febbraio, San Valentino, noto in tutto il mondo come il giorno di celebrazione dell’amore (coincidenza?).
Donne nude di fronte alla telecamera, icone femminili che rovesciano il tabù del corpo senza vestiti e che sfidano l’erotismo esplicito. Alla base degli scatti di quest’artista pugliese prevale il gioco di luce, il contrasto tra chiaro e scuro, che ha spinto molti critici a notare quello che si potrebbe chiamare uno strascico dettato dall’influenza di Caravaggio: luci che penetrano nelle profonde zone d’ombra, che esaltano i movimenti e che così facendo esprimono i sentimenti, accentuano le espressioni dei soggetti rappresentati.
Sono sette le sezioni che compongono la mostra, ognuna delle quali volta a soffermarsi su pose, sguardi, ambientazioni differenti: Eyes, Geometry, Lamp, Water, Window, Shell Chair, Gymnastic. Alla base di tutto però un punto fermo, costante in ogni area espositiva: malizia e candore non mancano in ogni scatto, il fotografo appare succube di quello che succede nella scena, sedotto e incantato da un equilibrio armonico che non è in grado di capire e afferrare ma che può solo limitarsi a ritrarre. E’ la donna vincente quella che appare nelle sue foto, bella, sensuale, intensa capace di far cadere l’uomo ai propri piedi. E’ la donna che seduce. E’ la sirena che con la sua musica attira il marinaio che passa nelle vicinanze.
Ma al mostro mitologico corrisponde qui una visione domestica totalmente diversa e riletta in un aurea ottimista: la donna di Banner, come dice il critico fotografico Giorgio Rigon, “non sembra volersi offrire agli sguardi collettivi, come da funzione logica della fotografia destinata alla diffusione, ma pare rivolgere il proprio potere di seduzione all’indirizzo di una sola persona, come se avesse fatto una scelta, invitando il fortunato destinatario dei propri pensieri ad avvicinarsi, a giacere con lei”. E’ selettiva e tutt’altro che demonizzante: è la Seduzione, personificata, nel significato più bello e positivo del termine.
di Alessia Barbiero
Informazioni mostra: Eros e Glamour. L’indugio nell’immagine del corpo, Paul Banner, MAT-Museo dell’Alto Tavoliere, San Severo (FG). Fino al 14 febbraio 2010.























